Diretto da Walter Fasano con le voci di Suzanne Vega, Alma Jodorowsky, Monica Guerritore e Michele Riondino.

Diretto da Walter Fasano, collaboratore di lunga data di Luca Guadagnino, PINO è una riflessione sull’artista d’avanguardia di Arte Povera, Pino Pascali, tragicamente scomparso nel 1968. 50 anni dopo la sua prematura morte, la Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare acquista la sua opera Cinque bachi da setola e un bozzolo e questo viaggio viene documentato dal fotografo Pino Musi insieme a filmati d’archivio della carriera di Pino.
Combinando fotografia e filmati d’archivio, PINO diventa non solo un omaggio all’artista, ma una vera e propria opera d’arte.
Il film, presentato al Torino Film Festival nel Novembre 2020 e candidato a un Nastro d’Argento, sarà presentato il 2 ottobre al Bif&est di Bari e dal 3 ottobre sarà disponibile solo su MUBI.

Walter Fasano è nato a Bari nel 1970. Attivo come montatore dai primi anni 90, nel 2013 dirige Bertolucci on Bertolucci assieme a Luca Guadagnino, di cui ha montato gran parte della filmografia. Fra gli altri ha montato per Dario Argento, Park Chan-Wook, Ferzan Ozpetek, Maria Sole Tognazzi, Igort, Edoardo Gabbriellini, Chino Moya, Marco Ponti. Come sceneggiatore ha vinto con Guadagnino e James Ivory il David di Donatello per Chiamami col tuo nome, per cui è stato premiato anche con il Nastro d’Argento per il montaggio. Dal 2018 è membro dell’Academy.

Pino Pascali nasce a Bari nel 1935 da genitori di Polignano a Mare. Diplomatosi a Napoli presso il liceo artistico, nel 1956 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove segue il corso di scenotecnica di Toti Scialoja. In questi anni inizia a lavorare come aiuto scenografo in alcune produzioni RAI e collabora come scenografo e grafico per la pubblicità televisiva con la Lodolofilm, fino al 1967. Nel 1965 la sua prima mostra personale presso la Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis a Roma e, nel 1966, espone le Armi presso la galleria di Gian Enzo Sperone a Torino. In questi anni inizia la produzione delle prime opere in tela centinata, alcune delle quali presentate in occasione del Premio Avezzano e presso L’Attico di Fabio Sargentini. Nell’estate del 1967 presenta le opere del nuovo ciclo Elementi della natura: 9 mq di pozzanghere, 1 mc. e 2 mc. di terra; un mese dopo, a Foligno, presenta 32 mq di mare circa. Segue la personale presso la galleria milanese di Alexander Iolas, dove espone le finte sculture e le opere di terra e paglia.

Dopo la mostra in Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dove espone Campi arati e canali d’irrigazione, nel 1968 è inserito da Celant nel gruppo dell’Arte Povera e presenta i Bachi da setola presso la galleria di Iolas a Parigi. Nello stesso anno a L’Attico espone nuove opere come Trappola, Botole ovvero Lavori in corso e Ponte. In giugno partecipa alla 34. Biennale di Venezia, presentato da Palma Bucarelli. A luglio, con Sargentini, Kounellis e Mattiacci prende parte alle riprese di SKMP2, film-opera di Luca Maria Patella. Coinvolto in un incidente stradale il 30 agosto nel sottopassaggio del Muro Torto a Roma, muore l’11settembre. La definitiva consacrazione arriva pochi giorni dopo, con il conferimento postumo del Premio Internazionale di Scultura della Biennale di Venezia.
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