Abbiamo intervistato per i nostri lettori Stefano Dentice: giornalista e addetto stampa nel settore musicale è un grande appassionato di jazz… e il jazz è al centro di questa nostra intervista.

Quando è scoccata la scintilla che ti ha fatto innamorare del jazz e cosa hai provato in quel momento?
«Avevo diciotto anni, quando mi imbattei su YouTube in un video dell’immenso pianista jazz e compositore canadese Oscar Peterson. Rimasi letteralmente folgorato dal quel “Piano Solo”, dal suo fraseggio dirompente, carico di viscerale senso dello swing e del blues, dal suo strabiliante e sopraffino virtuosismo, dalla sua genuina e generosa musicalità, dal suo chirurgico timing. Un’autentica leggenda del pianoforte che, come pochi, dava del “tu” agli ottantotto tasti. Ricordo che restai con il fiato sospeso per tutta la durata del video, quasi come fosse un’ipnosi. Fu amore a prima vista, un vero e proprio colpo di fulmine, un’emozione indescrivibile che ancora oggi, a parlarne, mi tocca profondamente. Poi, dopo di lui, scoprii altre icone sacre del jazz: da Dizzy Gillespie a Charlie Parker, da Chet Baker a Miles Davis, da Sonny Rollins a John Coltrane, da Bud Powell a Bill Evans, da Thelonious Monk fino a Herbie Hancock. L’elenco potrebbe essere infinito, ma se non avessi mai ascoltato Oscar Emmanuel Peterson, definito dal grandissimo Duke Ellington il «maharaja della tastiera», oggi la mia vita da jazzofilo non sarebbe sicuramente la stessa».

Che cos’è per te il jazz e quando lo ascolti cosa provi?
«Il jazz è linfa vitale, è benessere interiore, è arricchimento della mente, del cuore e dell’anima, è la massima espressione della creatività musicale estemporanea, è sinonimo di libertà espressiva. Il jazz è una filosofia, uno stile di vita, un modo di essere, è passione e passionalità, è gioia e sofferenza allo stesso tempo, è il ritratto del proprio stato d’animo, è la fotografia delle sensazioni che si provano in quel determinato momento. Quando ascolto la buona e vera musica jazz provo un senso di appagamento, un tourbillon emozionale che mi avvolge e mi coinvolge dal primo secondo all’ultima nota di ogni brano. Qualche anno fa, per sintetizzare ciò che rappresenta il jazz per me, feci stampare una t-shirt, da me ideata, che indossavo spesso nei concerti estivi, con scritto «You can’t explain jazz… You have to feel it», che tradotto in italiano sarebbe: «Non puoi spiegare il jazz… devi sentirlo».
È possibile secondo te trovare un punto d’incontro tra il jazz degli States e il jazz nostrano?
«Come la storia ci insegna, il jazz è un crocevia di culture, è un meraviglioso melting pot grazie al quale è nato questo genere musicale. Senza dubbio esiste una stretta connessione fra il jazz suonato negli Stati Uniti e quello suonato in Italia, ma in senso lato. Però il punto d’incontro è con tutte le nazioni del mondo, non solo ed esclusivamente fra l’America e Italia. Il jazz è una musica universale, che unisce tutti i popoli della Terra, a tutte le latitudini, proprio perché è un idioma comune, un linguaggio appannaggio dei jazzisti di ogni angolo del globo terracqueo, seppur ognuno con la propria personalità, con il proprio stile interpretativo, con la propria identità comunicativa e il proprio senso estetico».

C’è un jazzista in particolare che ti sarebbe piaciuto ascoltare dal vivo e che non è più possibile?
«Ho avuto la fortuna e il privilegio, in quindici anni di vita da inguaribile jazzofilo, di assistere a concerti che mi hanno lasciato un segno indelebile, live di alcuni fra i più grandi jazzisti del panorama mondiale. Ma se dovessi citare un musicista che purtroppo non avrò mai più la possibilità di vedere a ascoltare dal vivo, perché scomparso il 6 marzo del 2020, citerei McCoy Tyner, pianista e compositore che mi ha stregato soprattutto negli ultimi miei anni da cultore del jazz. Un genio assoluto per concezione melodica, armonica, ritmica, improvvisativa, un gigante del suo strumento e della storia di questo genere musicale. Ovviamente, come detto in precedenza, avrei fatto follie anche per un concerto di Oscar Peterson, passato a miglior vita il 23 dicembre 2007, ma all’epoca avevo ancora un solo anno di ascolto del jazz nel mio background personale. Quindi, probabilmente, non avrei avuto la maturità giusta per poterlo apprezzare fino in fondo dal vivo».
Se un ragazzo ti chiedesse un consiglio per approcciarsi oggi al jazz cosa gli consiglieresti?
«Gli consiglierei di farsi trascinare, coinvolgere e travolgere da una curiosità morbosa, di liberarsi completamente da sovrastrutture mentali e di immergersi completamente nell’ascolto.Sarebbe indispensabile partire dagli albori del jazz, dunque da Nick La Rocca, Jelly Roll Morton, Buddy Bolden, Duke Ellington, Louis Armstrong, solo per citarne alcuni. Ascoltare la tradizione è imprescindibile, per poi virare verso il jazz moderno, dal bebop all’hard-bop, passando attraverso il post-bop, il cool jazz, il jazz modale, il free, l’avant-garde jazz, il jazz fusion, senza tralasciare assolutamente bossa nova, samba e l’afro-cuban jazz. E poi, suggerirei vivamente di ascoltare Meet the Flintstones, sigla della famosissima serie televisiva animata degli anni Sessanta, “I Flintstones”, diventato uno standard jazz. Riuscirebbe a convincere anche il più scettico degli scettici. Ascoltare per credere».

Addetto stampa di festival, produzioni e concerti di un genere che ti appassiona: è più facile o più difficile?
«Mi occupo di giornalismo musicale dal 2011 e di ufficio stampa dal 2014, per musicisti jazz e festival jazz. Le difficoltà sono sempre dietro l’angolo, ma dipende da come si affrontano. Nel caso specifico dell’attività di ufficio stampa è di vitale importanza crearsi uno zoccolo duro di contatti, che si tratti di stampa, web, radio e televisioni, cercare di instaurare un rapporto di stima reciproco, sotto tutti gli aspetti, con i colleghi giornalisti e con gli artisti, mantenendo assolutamente un altissimo livello di professionalità. Inoltre è fondamentale gestire le dinamiche e le situazioni con equilibrio, saggezza e responsabilità, per far sì che tutti i tasselli si incastrino correttamente. Per giunta, è una professione che tante volte ti impegna le domeniche, le feste. C’è pochissimo spazio per andare in vacanza, ma è così: o ami oppure odi questo mestiere. Non esiste una vera via di mezzo, a mio avviso. Nel corso della mia carriera, da ufficio stampa indipendente, oltre a lavorare per moltissimi jazzisti di statura nazionale e internazionale, ho collaborato con svariati e prestigiosi festival come il Pomigliano Jazz in Campania, Bari in Jazz, Nazioni a Tavola (Norcia). Sono l’addetto stampa ufficiale, da sette anni, del Francavilla è Jazz (Francavilla Fontana), egregiamente diretto da Alfredo Iaia, al quale sono legatissimo umanamente e professionalmente. Quest’anno ho lavorato per la settima edizione del Termoli Jazz Festival, rassegna diretta dal deus ex machinaMichele Macchiagodena, con il quale sto intensificando i miei rapporti professionali e personali con grande piacere. Mentre da ormai un anno sono in Red&Blue Music Relations, una fra le più importanti agenzie musicali italiane di comunicazione e promozione diretta da Marco Stanzani, promoter di punta del panorama musicale nazionale con ben oltre vent’anni di comprovata esperienza. In agenzia mi occupo principalmente di jazz e world music, curando la comunicazione e la promozione di vari progetti discografici dall’indubbio valore, realizzati da artisti dall’inestimabile talento e dall’ammirevole spessore umano. Sono orgoglioso di far parte di questo team, uno staff composto da eccellenti professionisti, nonché splendide persone, sempre in grado di raggiungere gli obiettivi. Ancor più recenti, invece, sono le mie collaborazioni da ufficio stampa indipendente con il giovane sassofonista Vittorio Cuculo, purissimo talento del jazz nazionale per il quale sto curando la comunicazione e la promozione del suo nuovo disco intitolato Ensemble, realizzato in quartetto insieme ai Sassofoni della Filarmonica Sabina Foronovana, e quella con la sopraffina cantante, arpista, compositrice e arrangiatrice Giuseppina Ciarla, autrice del suo nuovo disco intitolato A Ticket Home. Con Vittorio Cuculo e Giuseppina Ciarla si è creata una magica simbiosi umana e professionale che mi gratifica molto. Del resto, per uno come me, che fa del suo lavoro la sua smisurata passione, non potrebbe essere diversamente. Il mio motto è una storica frase attribuita a Confucio: “Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita“».
Grazie Stefano per la disponibilità!

Chi è Stefano Dentice?
Giornalista musicale, sportivo e press agent freelance, si dedica prettamente al jazz, a generi musicali affini e al calcio. Ha collaborato, in qualità di critico musicale, con riviste specializzate come Suono e riviste online quali Extra Music Magazine e Arte e Luoghi. Per queste testate giornalistiche ha prodotto recensioni, interviste e articoli. Sempre in veste di critico musicale, collabora occasionalmente con i web magazine Sound Contest – Musica e altri linguaggi,Roma In Jazz,Italia in Jazz,SpettacolArt,Note in Vista,ManduriaOggi e Il Giornale Off (spin-off culturale del quotidiano Il Giornale), per i quali scrive recensioni, interviste, articoli e live report. In modo continuativo, invece, collabora con Strumenti & Musica Magazine, testata giornalistica telematica per la quale si occupa di jazz, scrivendo recensioni e interviste. Dal 2016, per le sezioni jazz e world music, è membro della giuria formata da critici musicali che decreta le nomination e vota per l’assegnazione dell’Orpheus Award, premio della critica in seno all’Accordion Art Festival. Si è occupato di promozione social per l’associazione musicale e culturale DeArt Progetti, scrivendo le schede di presentazione dei concerti al D’Ascoli Caffè Jazz Club. Da ufficio stampa ha lavorato per il Pomigliano Jazzin Campania (2015 e 2017), Bari in Jazz (2016),Nazioni a Tavola di Norcia (2016). È il capo ufficio stampa del Francavilla è Jazz. Da press office ha curato la promozione di dischi quali: Lost in the Jungle(Principles Sound), Red Cloud (Dario Chiazzolino), Disordine (Chiara Raggi), In the Bloom(GB Project), Nemesi (Alberto La Neve), Lidenbrock – Concert for Sax and Voice (Alberto La Neve e Fabiana Dota),Magip (GB Project), Unfolkettable Two (Nico Morelli), A Beautiful Story (Rosario Bonaccorso), Night Windows (Alberto La Neve), I Thalàssa Mas (Francesco Mascioe Alberto La Neve), Calandra (Amanita), Characters (Laura Sciocchetti), EP Preview (Francesco Mascio), Ensemble (Vittorio Cuculo Quartet Incontra i Sassofoni della Filarmonica Sabina “Foronovana”), Ars Insidiae (The Bumps), A Ticket Home (Giuseppina Ciarla). Il 13 giugno 2019 gli è stata conferita la Nomina di Accademico per Meriti Artistici da parte del Presidente dell’Accademia Internazionale Il Convivio, il prof. Angelo Manitta. Da rubricista, per Teatro Magazine, trimestrale cartaceo che tratta di teatro, cinema, recitazione, musica e danza, ha curato la rubrica Musica&Teatro, all’interno della quale ha firmato recensioni di dischi jazz. Nel corso della sua attività ha intervistato svariati musicisti di blasone internazionale, come: Mike Melillo, Enrico Rava, Enrico Pieranunzi, Rosario Giuliani, Giovanni Guidi, Daniele Di Bonaventura, Gianluca Petrella, Michele Rabbia, Renzo Ruggieri, Antonello Messina, Marc Berthoumieux, Antonello Salis, Peter Soave e moltissimi altri ancora. Per ciò che concerne il giornalismo sportivo ha collaborato con i siti Calcio News Time, Juve News Radio e Juventus News 24. Spesso, da giornalista, è ospite telefonico di Radio Bianconera, la prima radio interamente dedicata alla Juventus e ai suoi tifosi. Occasionalmente, scrive sempre di calcio per il magazine online JMania. Da ottobre 2020, in qualità di press agent (per jazz e world music), entra a far parte della Red&Blue Music Relations, una fra le più importanti agenzie musicali italiane di comunicazione e promozione. Per conto di questa agenzia si è occupato delle seguenti produzioni discografiche: Fogli che Raccontano (LaRizzo), singoloBe Kind (Franca Barone), singolo Underwater (Franca Barone)Trait d’Union (Alessandro Bertozzi), I Bemolli sono Blu (AB Quartet), singolo Cubanito (Urban Fabula), Movin’ (Urban Fabula), singolo The Gift (Daniela Spalletta), Sensorial-Portraits in Bossa & Jazz-Deluxe Special Edition (Mafalda Minnozzi), Per Aspera ad Astra (Daniela Spalletta), Vortice (Silvia Donati & Nova 40), singolo Heroes-A Tribute to David Bowie(Paolo Fresu feat. Petra Magoni– solo promozione radiofonica), Smoothly (BF Project), Be Kind (Franca Barone), Acquapazza (Joe Debono Quintet), singolo Roma 1962 (Giovanni Guidi), Ojos de Gato (Giovanni Guidi), singoloAlysia’s Dance (Libertango 5tet), Point of no Return (Libertango 5tet), singolo Free (World Expansion alias Partipilo-Giachino-Lomagistro).Da ufficio stampa, per la copertura nazionale, si è occupato della comunicazione per la settima edizione del Termoli Jazz Festival (2021).
