Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un articolo introduttivo sul fascino magico e misterioso che trasmette la città di Torino. Da oggi iniziamo a scrivere dei luoghi che hanno fatto di Torino, contemporaneamente, la città “bianca” e “nera”, luoghi e monumenti dalla storia più o meno conosciuta. Iniziamo questo nostro viaggio con piazza Statuto, non lontana dalla stazione, vecchia e nuova, di Porta Susa.

Partiamo per il nostro viaggio alla scoperta della Torino magica e misteriosa dal baricentro delle energie negative della città: Piazza Statuto, una delle piazze più importanti del capoluogo piemontese, una piazza che mi lascia dentro sempre un qualcosa di inquietante, vuoi per la sua maestosità (misura ben 35mila quadrati (poco più di quattro campi da calcio), vuoi per l’alone esoterico che l’ammanta.
La piazza si presenta di forma allungata; da qui hanno inizio “corso Francia” (in epoca romana era il tratto iniziale della strada per le Gallie) e “via Garibaldi” (il decumanus maximus di Augusta Taurinorum, la via più antica di Torino, nota un tempo come via o contrada Dora Grossa).
Attualmente in Piazza Statuto si innestano sei corsi (San Martino, Inghilterra, Francia, Principe Oddone e Principe Eugenio) e otto vie (Garbaldi, Manzoni, Passalacqua, Santarosa, Cibrario, San Donato, Allioni e Nota).
Già dall’epoca romana questa parte occidentale della città, dove tramonta il sole e calano le tenebre, fu considerata una zona infausta.
Per questo motivo fuori dalla Porta Segusina (che era posta dove oggi Via Garibaldi si incrocia con Via della Consolata), più precisamente verso il pendio che attualmente porta a confluire con corso Regina Margherita, venivano crocefissi i condannati e tumulati i defunti. Questa zona nominata appunto “vallis occisorum” (valle degli uccisi) o “vallis occidentorum” (valle occidentale o valle dell’ovest, da cui il nome la zona Valdocco, ospitava una vasta necropoli che comprendeva l’attuale area tra corso Francia fino alle attuali via Cibrario e corso Principe Eugenio.

La piazza fu poi sede della “beatissima”, ovvero della ghigliottina, e nel 1864 fu teatro di sanguinosi scontri in occasione dei tumulti per il trasferimento della capitale.
Tutti questi precedenti storici contribuirono alla credenza che la piazza avesse un qualcosa di malefico, fino a farne, nell’ambito delle leggende (o verità) sulla Torino magica, il vertice del triangolo della magia nera.
Precisamente si ritiene che il vertice di tale triangolo cada nel punto indicato da un piccolo obelisco con un astrolabio sulla sommità, situato nell’aiuola del piccolo giardinetto di fronte al monumento che celebra il Traforo ferroviario del Frejus.
In realtà questo obelisco fu eretto nel 1808 (il 7 dicembre per la precisione) su un punto geodetico (una particolare curva che descrive localmente la traiettoria più breve fra punti) in ricordo di un vecchio calcolo trigonometrico del 1760 sulla lunghezza di una porzione di meridiano terrestre (il Gradus Taurinensis), eseguito, a opera di Giovanni Battista Beccaria, celebre geofisico e matematico piemontese (l’obelisco infatti è anche chiamato: “guglia Beccaria”), insieme ad altri punti geografici nei comuni piemontesi di Rivoli (dove si trova un obelisco gemello), di Andrate e di Mondovì.
Infine, al centro della piazza presso la fontana del Frejus, vi è l’accesso che conduce al sistema fognario che qui ha il suo snodo principale. Anche questo elemento favorì il crearsi di leggende e credenze che vogliono la Piazza come fulcro della magia negativa o, addirittura, punto d’ingresso di una delle tre “Grotte Alchemiche” che sarebbero presenti in città.
Al centro della piazza troviamo l’imponente monumento, dedicato alla realizzazione del Traforo ferroviario del Frejus.

Il monumento (opera di Luigi Belli), concepito dal conte Marcello Panissera di Veglio, presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti e senatore del Regno d’Italia, fu inaugurato nel 1879 e consiste in una piramide di enormi massi (quarziti) provenienti proprio dallo scavo del traforo; la piramide è sovrastata da un Genio alato (che qualcuno identifica in Lucifero), che portava una stella a cinque punte in capo (fonte di luce) rovesciata (simbolo luciferiano), stella sparita, pare, dal mese di settembre del 2013 (potrebbe essere stata rimossa durante il restauro in quanto simbolo esoterico troppo evidente), e la penna nella mano (simbolo di conoscenza e trasmissione della stessa, il sapere), mentre l’altra mano evidenzia un atteggiamento non proprio positivo verso le statue sotto rappresentate, una mano atta quasi a voler fermare queste figure che stanno procedendo verso di lui, verso la conoscenza; le figure marmoree in pietra candida che risalta sulla massa scura del monumento rappresentano i Titani abbattuti.

Spendiamo due parole sulla stella sparita: teoricamente la stella rappresentava il Pentalfa (o Pentagramma, o ancora Pentacolo), ovvero il simbolo della conoscenza ma siccome era stata posizionata rovesciata poteva assumere una connotazione diabolica.
Nello spirito positivista dell’epoca in cui il monumento fu realizzato la statua rappresenta un’allegoria del trionfo della ragione sulla forza bruta.
Tuttavia, nella tradizione popolare a questo significato originario se ne è sovrapposto un altro, secondo cui il monumento celebra invece le sofferenze patite dai minatori dell’epoca per realizzare l’opera.
Pertanto il monumento presenta una doppia chiave di lettura.
Inoltre lo sguardo dell’angelo sarebbe rivolto verso Piazza Castello, luogo che rappresenterebbe una fonte di energia positiva, pertanto le forze del bene e del male si incrociano.

La prima lettura sostiene che in realtà si tratti di un’allegoria della difficoltà da parte dell’uomo di conquistare la Vera Conoscenza. La presenza della stella (fino a quando era collocata sulla testa dell’angelo), emblema simbolico e magico allo stesso tempo, dalla valenza positiva o negativa a seconda del contesto, è una caratteristica frequente di Torino, e la ritroveremo disseminata in altri contesti all’interno della città.
La seconda lettura afferma che la fontana cela la “Porta degli Inferi” e la figura alata sulla sommità non sarebbe altri che Lucifero, il “portatore di luce”, l’angelo caduto negli inferi in seguito alla ribellione verso il Creatore.
Lascio al lettore la lettura più consona e che più aggrada, sta di fatto, che sia vero oppure no, questo luogo mi mette un po’ di angoscia e citando il grande filosofo Benedetto Croce “Non è vero, ma prendo le mie precauzioni”.
