Federica Giglio, apicoltrice (Le 2 pervinche – Cassine – AL), torna dopo qualche tempo con i suoi articoli nell’intento di avvicinare tutti al fantastico mondo delle api, della natura, della biodiversità. Oggi ci racconta dell’ape maschio, il fuco.

il fuco

Cari lettori, l’ultima volta vi ho salutati con la promessa di parlarvi del maschio dell’ape, il fuco.
Partirei con la definizione di maschio alfa: nel regno animale, è quell’esemplare di una determinata specie che si distingue nettamente nel branco, imponendosi sugli altri non in maniera forzata, ma per caratteristiche comportamentali che gli sono proprie.
Il maschio alfa è il primo ad avere diritto a scegliersi la femmina con cui riprodursi.
Dopo questa breve descrizione direi che nel mondo delle api non si può proprio parlare di maschio alfa.
Il fuco infatti:
-non è in grado di difendere l’alveare perché sprovvisto di pungiglione;
-non è in grado di bottinare (raccogliere nettare e polline) perché ha una ligula troppo corta per suggere il nettare ed è sprovvisto di sacche nelle zampette per la raccolta del polline.

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E allora qual è il ruolo del fuco?!
Di recente è stato scoperto che contribuisce alla formazione del calore necessario allo sviluppo della covata; come avrete immaginato però, il suo scopo principale è quello di fecondare le giovani api regine.
I primi 9 giorni di vita li passa quasi sempre nell’alveare a oziare, nutrirsi e talvolta a farsi nutrire dalle sue sorelle; dopodiché inizia ad effettuare qualche volo di pochi minuti per allenarsi, avvicinandosi alla sua maturità sessuale.
Ora starete pensando: “Bella la vita del fuco”… non correte con la fantasia.
Dal 15°giorno, circa, il fuco è finalmente pronto ad accoppiarsi!
D’ora in poi, il suo unico scopo sarà quello di accoppiarsi con una giovane ape regina vergine.
Intorno a mezzogiorno, i fuchi si ritrovano nei punti di raduno, un’ora dopo iniziano ad arrivare le regine (da buone femmine si fanno aspettare).
I voli di fecondazione si chiamano “voli nuziali” e iniziano con la regina che si erge in volo, dai 5 ai 15m di altezza, seguita da almeno una quindicina di fuchi, questo permetterà di avere un’ampia diversità genetica.
Dunque i 15-20 fuchi che fecondano la regina sono i più fortunati?

Federica Giglio

Dipende dai punti di vista, sono fondamentali per la proliferazione della specie ma i fuchi, dopo l’atto sessuale vanno in contro a morte certa; questo perché i loro organi genitali si strappano, a causa della pressione a cui sono sottoposti.
Gli altri fuchi invece, riproveranno a compiere l’impresa nei giorni successivi e non è detto che ci riescano.
Quando finisce l’estate, dato che i fuchi “non servono più” e non contribuiscono alla raccolta del cibo, le api li cacciano dall’alveare, altrimenti ruberebbero fonti di cibo, indispensabili per superare i rigidi inverni.
Dopo queste affermazioni, credo che nessuno sceglierà di rinascere Fuco, nonostante questo, ricordiamoci che la sopravvivenza delle api dipende anche da loro, sono dunque una parte indispensabile dell’alveare.
Solo le api possono permettersi di prenderli a pedate; come ben sappiamo, anche la natura ha tante leggi e, anche se fatichiamo a comprenderle, molto spesso sono più sensate delle nostre.