Oggi la nostra redattrice, curatrice di mostre d’arte e poetessa, ci racconta dell’opera della pittrice veneta, un “Acrilico su tela 100×70, anno 2022”.
“Abbiamo bisogno di più consapevolezza della natura umana l’unico pericolo reale che esiste è l’uomo in se STESSO” Carl Gustav Jung

Elisabetta Maistrello lancia la pietra del dubbio, in un immaginifico mare inconscio: lo specchio di quest’ultimo si frange, indi, d’emblèe, mentre il vero pensiero affonda nelle profondità umane…
Rimangono gli ialini riflessi di quella frantumazione, parti fondamentali di un’esperienza conoscitiva intima e fondamentale.
L’artista foggia i lineamenti di quella ricerca, raddolcendone le pieghe, che rivelano, al ciglio, venerei ovali. L’occhio dell’osservatore viene sedotto, indi, dall’apparenza di queste moderne veneri, che l’artista veneta fiorisce dalle acque di un mare esperienziale personale. Doma,col pennello, la “lieve spuma delle onde” , che preserva la propria brada indole, eppur si abbandona, poi, sulle tele, come perfetta crasi estetica della mutevolezza femminile. Le forme celano, invero, cangianti umori e policrome riflessioni quotidiane, celebrando, alfine, la verità di una consapevolezza, che, di volta in volta, si concreta.

“SUBLIME CAREZZA” è un muliebre atto votivo, sinossi luminosa e di una donna e di un gesto.
L’autrice flette fiducia e abbandono, liberandoli addentro una posa elegante, morbida e ordinata. Un essenziale raccolto ne incornicia la perfezione, mentre, amabilmente lasciva, ella “si dona” , ciecamente. L’artista ferma, sul derma di questo pensiero estetico, diacronici accenti tonali,che esaltano quiete rade e altrettanti passionali spazi, quali momenti indispensabili, declinandoli, allora, in una frugale e immediata compostezza, scandita dal “segno” acrilico. Tanta irreale avvenenza viene, quindi, resa reale, dalla tattile percezione del colore, che chiama a ruolo sia il lato umano che quello emotivo. L’artista attinge, da un pentagramma cromatico emozionale, l’identità di un istante, rubato in seno al proprio vivificarsi, per renderne eterna la presenza.
Alba e tramonto, ieri e domani… muoiono, tra le setole del pennello dell’artista veneta, e, invece, prende corpo la dimensione dell’indagine psicologica, volta alla conoscenza e all’accettazione del sé.
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