Una grotta, una chiesa e una leggenda che rendono questo luogo ricco di fascino e suggestivo. Una attrattiva turistica di grande rilavanza.

La Grotta di San Giovanni d’Antro è un sito di particolare fascino che merita una visita”: così afferma l’assessore regionale alla Cultura e Sport del Friuli Venezia Giulia, Tiziana Gibelli.
La Grotta era utilizzata fin dall’antichità quale riparo della popolazione autoctona e dall’ottavo secolo è stata trasformata in luogo di culto.
La Grotta di San Giovanni d’Antro si trova a Pulfero, nelle Valli del Natisone, non distante da Cividale del Friuli (una decina di chilometri) dove convivono natura, storia, arte e avventura.
Dal borgo d’Antro percorrendo per una decina di minuti un breve e suggestivo sentieri si arriva alla Grotta e vi si entra dopo aver superato l’entrata fortificata e percorso una scala di poco meno di cento gradini.
Da qui ha inizio un sensazionale “viaggio nel tempo”: all’interno la sorprendente visione di una cappella, di un altare ligneo settecentesco di scuola slovena e statue del cinquecento la cui realizzazione è stata attribuita alla bottega di Giovanni Martini (pittore di Udine vissuto tra la fine del 1400 e metà del 1500).

La Grotta, inoltre, presenta formazioni calcaree in continua evoluzione.
E volete che intorno a questo gioiello che accomuna la natura alla mano dell’uomo non esista una leggenda.
Si, esiste e ve la andiamo brevemente a raccontare.
La regina Vida che risiedeva nel castello di Biacis (ma si racconta anche che si trattasse della regina longobarda Teodolinda) rifugiatasi nella grotta, riuscì a far togliere l’assedio unno gettando l’ultimo sacco di grano sui soldati, convincendo così Attila dell’abbondanza di provviste. La regina con i suoi sudditi poté  rientrare nei paesi delle valli del Natisone e continuare a vivere una vita serena.
Una storia simile a molta altre ma da questa leggenda è nata una filastrocca che viene cantata ancora oggi ai bambini delle valli del Natisone.

La visita alla Grotta è molto apprezzata: nel 2021 i visitatori sono stati 3500 provenienti da diciassette nazioni.
La Grotta viene aperta al pubblico grazie all’impegno dell’Associazione Culturale Tarcetta.
Ma sono le parole dell’assessore Tiziana Gibelli a creare ulteriore valore a questo punto d’attrazione turistica lontano dai percorsi tradizionali ma di grandissimo rilievo: “Ciò che rende unica la grotta è la presenza al suo interno di una chiesa risalente al periodo tardo-gotico, con caratteristiche architettoniche di grande bellezza, di numerose tracce risalenti ad epoche antiche, alcune delle quali secondo alcuni studiosi sono riconducibili ai Templari, nonché di un’affascinante leggenda conosciuta e raccontata in tutte le famiglie delle Valli. Il tutto si unisce alla parte speleologica, non ancora del tutto scoperta, creando così un luogo ricco di fascino, di suggestione e di attrattiva sia per i turisti che per le scolaresche e i gruppi“.

Proviamo ora a tracciare una breve storia della Grotta.
Situata a 348 metri sul livello del mare si tratta di un complesso ipogeo.
La presenza umana nella Grotta risale ai cacciatori nomadi del Neolitico le cui tracce sono state quasi del tutto eliminate dalle piene del torrente sotterraneo nonché dalla edificazione di insediamenti ed edifici sacri.
Fortezza inespugnabile in epoca romana, divenne dapprima (ma si tratta di una supposizione) luogo di culto ariano e poi sede di monaci bizantini in epoca pre-longobarda.
Quindi il passaggio dalla cultura pagana a quella cristiana perché la storia ci insegna che sovente la seconda andava a soppiantare la prima.
Informazioni su come e quando visitare la grotta sul sito http://www.grottadantro.it/