La nostra collaboratrice, curatrice di mostre e poetessa, ci racconta l’opera dell’artista  che tra chiari e scuri  afferma la sua personalità muliebre e sensuale.

INTIMA PENOMBRA
BIANCA BEGHIN
(tecnica mista gesso, acrilici e olio su tela, 80x80 , anno 2022)
... E la foresta quando mi preparavo ad entrarci
Cominciava con un albero dalle foglie fatte di cartine di sigarette
Perché ti attendevo
E perché se te ne vieni con me
Da qualsiasi parte
La tua bocca è volentieri il niello
Dal quale riparte continuamente la ruota azzurra diffusa e spezzata che saleù
A impallidire nella rotaia
Tutti i prodigi s’affrettavano a venirmi incontro…

Nella penombra – 1934
André Breton
“Intima penombra”

André Breton racconta, in questi versi, come, egli stesso e la visione del mondo mutano, al “canto”, che preannuncia la venuta dell’amata: un intimo luco lo attende, mentre lui stesso diviene fusto, la cui corteccia è cartina di sigarette, pronta a bruciare di passionale attesa.
Paragona, poi, il labbro della donna, al misterioso e oscuro spazio, un niello, che gli permette di intravedere il cilestrino lampo della ruota del treno, mentre essa si muove, su assolati binari, conducendo la mente verso inediti viaggi e prodigi…
Allo stesso modo, in “Intima penombra”, Bianca Beghin ritaglia un impensato e vibratile suolo, ove, tra appena percettibili “presenze”, i raggi di un’immaginaria e argentina luna carezzano e, a tratti, stuzzicano la pelle di due lignee figure, perché “rabbrividiscano” all’unisono. L’artista veneta è, alfine, quell’astro complice, che dona loro la bruciante e cartacea parvenza, declamata da Breton nella poesia, attraverso pieni e frugali colpi di pennello, che riempiono le forme di salvifica linfa. Crea quello stato sospeso e fremente, altresì, scegliendo poche e essenziali tinte, che gli conferiscono forza espressiva e polverizzano il rigore dell’immagine, elargendogli, appunto, intensità e grazia cromatiche. Il colore ammanta e, nel contempo, graffia le “nivee” carni: sono “feline lusinghe”, inferte dalle setole del pennello; l’artista, sapientemente, le pronuncia, con “voce” energica e polisemica.

Bianca Beghin

In questo amabile giogo, infonde la verità di nottivaghi e terragni pensieri, rubati al buio, al silenzio e ai piaceri; intride, anche, l’aria di un candore, attinto da un poetico nitore…
Nella composizione, le due vesti sembrano celebrare una danza, che è un diadico privilegio.
Brevi motti del corpo e dell’anima lo scuotono, suggellando un crescendo, che è liturgia di un reciproco “appetito” , che coinvolge l’interezza di entrambi.
Tu sei l’ombra, noi siamo il sole. Ma io sono qui a offrirti quello che non hai mai osato neanche sognare, quello che mai avresti pensato di essere…” Rose McGowman.
Tra chiari e scuri, silenzi e eloqui, Bianca Beghin afferma la sua personalità muliebre e sensuale, sussurrandola in una penombra artistica, che è idioma ricercato e per menti sottili.
http://www.biancabeghin.com