Oggi la nostra redattrice Giulia Quaranta Provenzano ci propone l’intervista al fotografo e videomaker. L’uomo è ambassador di Cartoni.com, co-owner del ristorante di sushi Rolinho e co-founder dell’agenzia pubblicitaria Kaw Creative.

Buongiorno Lorenzo! Vorrei chiederti subito come, quando e da quale motore interiore ha avuto origine il tuo viaggio nelle arti visive e se hai compiuto un percorso di studi al riguardo oppure sei un autodidatta. “Buongiorno Giulia! Il mio motore interiore penso e credo che sia stato mio padre il quale, sin da piccolo, vedevo sempre con una macchina fotografica o una videocamera in mano. Lui era professore di fotografia all’Istituto d’Arte e fotografo, quindi diciamo che – senza dirmi nulla – ha lasciato che lo osservassi. È cominciato tutto da lí. Sono passato dalla fotografia still a quella in movimento e, di conseguenza, alla direzione della fotografia. Ho frequentato la Shot Academy di Roma, dove ho avuto modo di ricoprire tutti i ruoli del camera department”.      

Da piccolo chi immaginavi di diventare “da grande” e che bambino sei stato? “Da piccolo ero molto curioso. Secondo me, proprio la curiosità gioca un ruolo chiave nell’infanzia di ciascuno di noi. Senza di questa, infatti, non si va da alcuna parte. Ho, certo, avuto la fortuna di avere in casa chi poteva rispondere e ha sempre risposto in maniera esauriente alle mie domande, così da togliermi ogni dubbio… ed ecco che ogni giorno apprendevo qualcosa di nuovo. Il problema, comunque, è che non si finisce mai di imparare su un set cinematografico e fotografico. Da bambino sognavo di lavorare in questo mondo e piano piano metto le spunte agli obiettivi che via via mi pongo”. 

Se dovessi assegnare un titolo alle fasi più significative della tua esistenza finora, quale colore e quale canzone assoceresti a ciascun periodo? “Io, purtroppo, non sono un grande amante dei colori. Preferisco la scala di grigi. Direi, dunque, che ho vissuto tre fasi alle quali abbino rispettivamente il nero, il grigio e il bianco. Il nero lo associo all’adolescenza in cui ero confuso, indeciso, immaturo ma allo stesso tempo spensierato e a tratti molto felice. La canzone della fase nera è “Live Forever” degli Oasis. La fase grigia, invece, è stata la peggiore perché si trova esattamente nel mezzo… è il tempo nel quale tutto prende forma, però non ben definita. Il brano di tale periodo è “Nessuno Vuole Essere Robin” di Cesare Cremonini. L’ultima fase è quella bianca, dei cambiamenti, dell’età adulta e dell’acquisizione della maturità. Si hanno più responsabilità, level up sul lavoro… insomma, è a questo punto dell’esistenza che ogni cosa prende una forma concreta. Il pezzo che attribuisco al presente è “Candy” di Paolo Nutini”.  

Cosa rappresenta per te l’Arte, la Fotografia in particolare e quale ritieni esserne il potere nonché principale pregio e valore? “L’arte e la storia dell’arte, in casa mia, sono sempre state presenti. Tutto, per me, parte e deriva da ciò – compresa la fotografia ovviamente. Il mio primo grande maestro è stato Caravaggio. Bisogna provare a guardare come scriveva la luce… anzi, nel suo caso, come dipingeva la luce lui! Mi dispiace che adesso, con gli smartphone, la fotografia sia diventata accessibile un po’ a tutti… Oggi si scatta senza avere pressoché la minima conoscenza ed è bruttissimo… Si scatta cioè senza sapere cos’è la luce, cos’è il diaframma, cos’è il tempo di esposizione, cos’è la profondità di campo e potrei continuare ad elencare altro all’infinito. Personalmente ritengo che la fotografia sia un’arte meravigliosa. A me ha dato tanto e sono sicuro che continuerà ancora a donarmi tantissimo perché non si smette mai di conoscerla”.

Quando ascolti/leggi/guardi un creativo cosa ti impressiona positivamente e cosa ti entusiasma maggiormente? Vi è qualcuno con il quale vorresti collaborare e per quale motivo nello specifico? “Penso che ognuno, nella propria arte, abbia un maestro dal quale prendere ispirazione. Io l’ho tratta da Richard Avedon. Mi sarebbe piaciuto tantissimo trascorrere anche solo una giornata con lui, per “rubare” con gli occhi ogni minimo dettaglio. Quello che mi affascina più di ogni altra cosa è la camera oscura, che oggigiorno non è nient’altro che Photoshop. Prima si doveva realmente avere padronanza  del corpo macchina e conoscere la luce per poter tirare fuori uno scatto che fosse realmente tale e degno di questo nome. Adesso, in post-produzione digitale si fanno miracoli”. 

Fotografia d’interni, paesaggi, editoriali, moda, sport e spettacolo, ritratti, eventi e nature morte: qual è il primissimo scatto che ricordi di aver realizzato e che generalmente prediligi realizzare? Inoltre sei più istintivo o razionale/concettuale nel tuo fotografare al punto d’essere, in quest’ultimo caso, uno studioso certosino? “Il primissimo scatto che ho fatto è stato a Villa dei Quintili, a Roma. Ero con mio padre, avevo dieci anni. Ho scattato in pellicola in una giornata di sole pieno e, miracolosamente, le foto che feci risultarono tutte correttamente esposte. Mi piace molto immortalare volti, pertanto realizzare ritratti, cercare l’anima delle persone attraverso gli occhi. Lavoro poi tanto nel mondo del food, della medicina estetica, del beauty e del corporate. Tantissimi sono i miei scatti per eCommerce di vario genere, soprattutto abbigliamento”.   

Settore sportivo, cerimoniale e pubblicitario: tu quale ami maggiormente? C’è stato un lavoro commisionatoti che ti ha fortemente appagato e, qualora la tua risposta sia positiva, perché? “Sicuramente amo tantissimo il settore pubblicitario e difatti gestisco la Comunicazione a 360° gradi di aziende e di attività di ogni genere. Non c’è, per quello che mi concerne, un lavoro più bello o uno meno bello… In realtà la sfida è raccontare una storia attraverso le immagini, un profilo social e un sito web”.  

I ricordi, la sperimentazione e l’osare, l’organizzare e il pianificare quanto sono fondamentali nel tuo vivere, per il tuo lavoro, per il tuo estro? “Gli aspetti che hai citato, sono fondamentali. Io ho bisogno di pianificare tutto in agenda, altrimenti non riuscirei a fare alcunché in quanto mi perderei troppi pezzi per strada”.

Relativamente al mondo tecnologico e ai social network, quanto è fondamentale oggigiorno la velocità di reazione e addirittura d’anticipo delle tendenze ed esigenze di mercato? “È importante, in questo mondo, stare al passo con tutto… E inoltre, a volte, anticipare tendenze ed esigenze porta buonissimi risultati”.

Sempre a proposito di social, con quale finalità li utilizzi [clicca qui per accedere al profilo Instagram]? “Utilizzo tantissimo Instagram. Ormai, sul detto social network si trovano tantissimi “biglietti da visita digitali”. Oggi per valutare e vedere cosa fa qualcuno, cosa vende un’azienda, che piatti cucina un ristorante, bisogna rigorosamente andare proprio su Instagram… perché è lì che si trovano le risposte. Io stesso lo utilizzo per mostrare i miei lavori e la mia vita quotidiana”.

Infine, prima di salutarci, vuoi rivelarci quali sono i tuoi prossimi progetti e magari anche qualche chicca in anteprima? “Sto lavorando a un progetto molto grande, ma ahimè non posso dire nulla al riguardo. Anticipo tuttavia che nei prossimi mesi andrò in Islanda a produrre un bel po’di contenuti”.