Oggi la nostra redattrice Giulia Quaranta Provenzano ci propone l’intervista al giovane uomo. Nell’intervista che ha rilasciato, egli ha parlato del suo trascorso di vita e della sua concezione d’arte…

Buongiorno Andrea! Vorrei domandarti subito come, quando e soprattutto da quale motore interiore ha avuto origine il tuo viaggio nella musica. “Ciao Giulia! È iniziato tutto grazie a mio fratello. Quando ero piccolo, mi faceva ascoltare sempre parecchia musica. A lui devo ogni cosa”.

Da piccolo chi immaginavi di diventare “da grande” e che bambino sei stato? Da bambino ero molto timido e introverso, parlavo pochissimo. Solo quando mi mettevo le cuffie, entravo e iniziava il mio mondo. Sognavo di diventare un batterista, in una band punk rock… i Green Day erano il mio gruppo musicale preferito”. 

Se dovessi assegnare un titolo alle fasi più significative della tua esistenza finora, quale colore e quale canzone assoceresti a ciascun periodo? “Io non ho avuto una vita semplice… o almeno l’ho avuta fino a quando, nel 2014, mio fratello se n’è andato. Lui, per me, era tutto –  per fortuna, mi ha lasciato tre bellissimi nipoti. Dividerei, dunque, la mia esistenza in due fasi ossia con mio fratello e senza di lui. Sicuramente alla prima fase assegnerei il colore verde, come la speranza e anche a simbolo della maturazione e della ricerca della felicità. La canzone che vi associo è, senza alcun dubbio, ‘Leave the World Behind’ degli Swedish House Mafia. Alla seconda fase attribuisco, invece, il colore bianco perché ogni aspetto del vivere l’ho dovuto rivedere. Dopo la morte di mio fratello, è stato necessario riscrivere tutti i piani che avevo e altresì letteralmente me stesso. Ho completamente cambiato carattere e personalità. Come canzone sceglierei la mia, ‘Too Good’”. 

Cosa rappresenta per te l’Arte, la musica in particolare e quale ritieni esserne il potere nonché principale pregio e valore? “Per me, l’arte è il modo in cui l’uomo si esprime. Personalmente non mi piace quella ferma, come lo sono i quadri e i dipinti… non mi arrivano, non mi trasmettono alcunché e infatti li ritengo appunto arte ferma. La musica, al contrario, è in continuo movimento ed evoluzione”. 

Nella società attuale e altresì nella musica quale ruolo ti pare giochi l’immagine visiva, l’estetica, nel veicolare – per esempio nei videoclip – il significato in campo artistico ma pure nell’essere almeno in parte il “bigliettino da visita” di ciascuno di noi? E quanto “pesano” invece rispettivamente il testo, la voce e la base nelle creazioni che più apprezzi? “Nella società attuale, secondo me, l’impatto visivo ha parecchia importanza. Siamo continuamente bombardati da immagini e, volenti o nolenti, siamo condizionati da esse. Anche nella musica, per quello che riguarda il campo comunicativo e manageriale di un artista, proprio la cura dell’immagine ricopre un ruolo fondamentale a livello di credibilità. In una canzone base, testo e voce hanno lo stesso peso… per far funzionare un brano tutto deve essere in equilibrio”.     

Quando osservi/leggi/ascolti un creativo, una persona di spettacolo, cosa ti impressiona positivamente ed entusiasma tanto da fartelo ritenere tale? Musicalmente c’è qualcuno al quale guarda con stima e con cui ti piacerebbe collaborare? “Mi impressiona in positivo la cura dei dettagli. Io sono ossessionato da ciò, tant’è che li ritengo il mio marchio di fabbrica. Mi piace personalizzare molto quello che faccio. Sarei molto entusiasta di collaborare con KC LIGHTS”. 

La capacità di rinnovarsi in base ai tempi e ai luoghi quanto è fondamentale, a tuo avviso, e cosa significa/comporta? In altre parole ciò che ti vorrei chiedere è se trovi sensato scendere a qualche compromesso a favore di pubblico, per il marketing, a dispetto di una piena autenticità intima e dal punto di vista delle proprie preferenze artistiche. “Io adoro cambiare, lo ritengo un valore aggiunto e una sorta di talento. Secondo me, per un artista è fondamentale saper riadattare il proprio fare in base ai mutamenti della società”. 

Qual è l’istante in cui, se realmente un tale istante esiste, un emergente capisce che non lo è più? “Quando i tuoi genitori sentono la tua canzone alla loro radio preferita”. 

Quale supponi sia la tua peculiarità in ambito professionale e a livello di personalità, caratteriale? L’immaginazione. Io le canzoni le compongo prima nella mia testa e poi sul pc. A livello caratteriale, ho imparato a dare la priorità a me stesso e a ciò che mi fa stare bene”.

A proposito di social [clicca qui per accedere al profilo Instagram], qual è il tuo pensiero a tale riguardo e con quale finalità ti ci approcci e li utilizzi? “Mi piace molto l’universo social. Mi appassiona perché è, questo dei social per l’appunto, un mondo in continua evoluzione. Per me, essi sono strumenti essenziali per promuovere la mia musica e per ampliare la mia fanbase” .

I ricordi, la pianificazione e la progettualità, la sperimentazione e l’osare quanto sono fondamentali nel tuo vivere e in che misura veicolano o no le tue scelte? Nella musica, di solito, ti sembra di seguire l’istinto oppure la razionalità? “Pianificazione e sperimentazione sono imprescindibili. Nella vita sono molto schematico ed estremamente puntuale e preciso. Nella musica seguo soltanto il mio istinto, mi fido ciecamente delle mie emozioni”. 

Prima di salutarti, vuoi anticiparci quali sono i tuoi prossimi progetti e magari rivelarci qualche chicca in anteprima? “Il 20 settembre uscirà il mio nuovo disco in collaborazione con Jude & Frank, dj e producer che ho sempre ammirato. La canzone si intitola “La Tarde” e sarà pubblicata con l’etichetta Insomniac Records… il che, per me, è un traguardo importantissimo”.