Da “Catarsi” a “Brama di vita” , attraverso “Intima penombra” e “Embrasse-moi” … dal luco alle marine, l’artista frange la “divisa” di un soldato, umile e flesso, che, tra pensiero riflessivo e eros, riconquista la propria forza.

L’opera “Catarsi”, dell’artista veneta Bianca Beghin, è stata protagonista di ben due esperienze collettive, in Spagna: “Frammenti dell’io” e “Arte en Red”, curate dallo storico dell’arte Valeriano Venneri, dalla poetessa e curatrice comasca Maria Marchese e dalla gallerista Loredana Trestin.
“Catarsi” passa, quindi, da uno spicilegio artistico corale, in cui essa appartiene alla sfera esperienziale di una frantumazione, che la abbraccia come “io” flesso e umile, sul cui derma gemmano verdi aneliti di vita, sinossi di resilienza, ad una, in cui la predominanza del colore blu rappresenta lo sguardo della dea Atena, ossia una Venere glaucopide, laddove il glauco è “pigmentum” di filosofia e sapienza, acquisite tra le trame del mare conoscitivo, celebrazione, quindi, ella vita stess.
“Tracce d’un sogno Di guerrieri Nell’erba d’estate.” Basho

Tre versi del Maestro Giapponese Basho introducono la tela dell’autrice veneta: essi narrano di gesta eroiche, del loro clamore, della fame di potere… e di un silenzioso manto erboso, annichilimento quasi totale di queste ultime e genesi di una vera, nuova alba.
L’artista indova, in “Catarsi” , l’immaginario di uno sconvolgimento, esistenziale e non, che tutto divelle: sradica, infatti, certezze e suolo. Il suo pennello , però, in essa, solennizza non quelle azioni altisonanti, bensì un ligneo soldato, prono e dimesso, la cui pelle lacrima smeraldine gocce indispensabili.
Poi, la simbiosi con la Natura, “Mater et Magistra vitae”, infonde, nella mano di Bianca Beghin, la possanza, per declamarne un’ode brada: così, l’artista assolve il caro “fìo” del “milite ignoto”, polverizzandone i profili e celebrandone la “resurrezione”.
La pittrice “transustanzia” la figura, che addiviene, così, salvifica “incertezza“ e la battezza “Brama di vita”.
“Muore la Poesia | se non procacci speranze di voli supremi | flussi di una mente che brama | spazi di verità | in millenario sogno.” Pietro Nigro poeta italiano 1939, da Muore la Poesia se… L’ attimo e l’ infinito Sulla verità, Sulla speranza.

La personalità dell’artista veneta possiede una mente avida di voli supremi, anelati tra le parole di Nigro, e preserva, in “Brama di vita” , alfine, la poesia, che è lirica della Creazione, riammantandola della non finitezza di “terre acque nubivaghe” : in questo sintagma locutorio, il flusso blu cilestrino è un’“ascensio” acquea e aerea tanto quanto lo è la fuggevole dorata polvere.
L’autrice, domina della sua “penna”, rompe, quindi, la cara e sofferta divisa, che, in “Catarsi” è protagonista, per regalarle una “blutitudine” sine limes e l’obrizo di un’edenica soluzione sabbiosa: le setole, insolenti e conte, impongono i loro umori su quel letto, ove l’autrice ha intessuto, dapprima, e steso, indi, un frugale e sacrale lenzuolo, mescidando liquidi versi e terra bianca, e incidono quel drappo con graffi e morsi, che segnano, sulle “carni”, un desìo e una “faim irrépressible” di divorarne ogni valore.
“L’esperienza artistica è così incredibilmente prossima a quella sessuale, alle sue pene e ai suoi piaceri, che i due fenomeni non sono in realtà che forme diverse di una identica brama e beatitudine.” Rainer Maria Rilke

Tra le tele dell’artista, tra cui “Intima penombra”, che, peraltro, ha ispirato la poesia erotica “Velluto rosso”, di Maria Marchese, e “Embrasse-moi”, si respira, altresì, una sublimazione, a pennello, del pensiero erotico, che, come afferma Rilke, è pulsione creativa e sacra, che aspira all’“eksístēmi” e alla beatitudine, la cui levatura è inusuale.
Peraltro, non è un caso che il termine “brama” provenga da “brammōn”, che significava “muggire”, che ha figliato, in seguito, nelle lingue di tutta l’Europa occidentale; ha perduto, però, il nesso originale col verso di un animale, ‘sicché il ‘‘bramare’’, con le sue sfumature, arriva a toccare significanze dalle pregnanze più intime e alte, diventando un unicum esse.
Gli animali, infatti, mugghiano o bramiscono per sfida, avvertimento, affermazione, conquista, desiderio sessuale… non dissimile è l’inclinazione della brama umana, nella cui essenza è insita la vibrazione eccitata di un bramito bestiale di desiderio.

Questi suoi tratti profondi la rendono una parola unica, che riporta lo slancio di concupiscenza a una febbrile dimensione selvatica e tormentata.
Nelle tele sopra citate, la pittrice esprime episodi artistici, ove appaiono, in una sorta di riservato penetrale, “giochi a due”: il fusto, allora, muta in cromatica polpa lignea, elargendo, all’occhio, sensazioni chiare e sottili, che arrivano, direttamente, a menti scelte e pure, dove l’eros danza passi leggeri e intensi. La capacità dell’autrice di sublimare gli elementi della natura, quali vive presenze, proviene da un innato talento, da studi classici e umanistici, che la radicano alla ricerca, da un temperamento lungimirante e signorile, nonché da approfondimenti, affrontati con Maestri di nota fama, tra cui l’artista tedesco Andreas Kramar e Vittorio Bustaffa: questo background allontana le sue opere da pochezza e mediocrità, per affermare, invero, visioni artistiche attuali e raffinate.
http://www.biancabeghin.com
Intima Penombra – Bianca Beghin a cura di Maria Marchese https://otticheparallelemagazine.com/2022/07/11/intima-penombra-di-bianca-beghin-il-ritaglio-di-un-impensato-e-vibratile-suolo/ Embrasse-moi – Bianca Beghin a cura di Maria Marchese https://insubriacritica.blogspot.com/2022/08/embrasse-moi-bianca-beghin-cura-di.html?m=1
