Eccoci con lo speciale dedicato alle mostre. A Biella le opere di Giulia Iacolutti e Giovanni Ambrosio. La personale di Elena Pizzato Ketra a Roma. In mostra foto nello spazio Bomben di Treviso.
“BEYOND THE GAME”
opere di Giulia Iacolutti e Giovanni Ambrosio
a cura di Marco Bianchessi
25 novembre 2022 – 28 gennaio 2023
BI-BOx Art Space
Biella

A Biella la mostra di BI-BOx Art Space indaga il mondo del calcio attraverso le opere di Giulia Iacolutti e Giovanni Ambrosio. Dal 25 novembre 2022 al 28 gennaio 2023. Conoscere la società contemporanea attraverso le opere di artisti che usano il gioco del calcio come medium. L’esposizione è a cura di Marco Bianchessi. Attraverso la serie fotografica Ultras Youth di Ambrosio e i collage della raccolta I don’t care (about football) di Iacolutti, lo sport viene raccontato come una tribuna di osservazione privilegiata di comprensione del reale. La mostra si propone come uno spazio attivo di interrogazione, in cui lo sport esce dalla dimensione strettamente performativa e si intreccia con la realtà, per evidenziare diversi aspetti problematici che sottendono a quello che è, attualmente, il gioco più popolare del mondo. Le opere interrogano la complessità del calcio come aggregatore sociale, come strumento di coesione con una impostazione inclusiva e come mezzo di creazione identitaria. Lo sguardo che rivolgono al gioco in contesti che per lo sguardo italiano si qualificano come marginali -geograficamente o socialmente- rendono lo spazio del campo da gioco come un luogo di scoperta dell’altr*. La mostra nasce dalla premessa, pur essendo il calcio lo sport più popolare e praticato del paese, con milioni di iscritti e appassionati di tutte le fasce d’età, a questo non corrisponda una narrazione altrettanto approfondita. Il rapporto tra istituzioni ufficiali e mondo sportivo appare sbilanciato, e difficilmente emerge della cultura ufficiale un reale interesse a guardare al calcio come un fenomeno complesso, che possa offrire uno sguardo inedito sulla realtà. Il racconto che ne viene fatto in termini di giornalisti, addetti ai lavori, ma anche di pubblico, è spesso manchevole e semplificato, spogliato di qualsiasi componente culturale e sociale, ridotto in termini polarizzanti di puro scontro agonistico. L’establishment culturale ha spesso bollato le storie e le narrazioni sportive come irrilevanti, o di natura popolare, nel senso più dispregiativo del termine. Celebre è, in questo senso, lo scontro tra Umberto Eco e Gianni Brera – l’intellettuale italiano forse più celebre durante il ‘900, e il giornalista sportivo nostrano più importante di sempre – con il primo che bocciò il lavoro del secondo, definendolo, su un famoso articolo per il Messaggero: “Un Gadda spiegato al popolo”. Non sorprende quindi che l’industria culturale in senso lato abbia trattato poco lo sport, dandogli tutt’al più un carattere parodistico: i film Italiani più celebri di questo genere sono infatti di stampo comico, come L’allenatore nel pallone o Eccezzziunale... veramente.
Giovanni Ambrosio è fotografo visual artist. Nato a Napoli nel 1978, vive tra Parigi e Napoli. Prima laureato in letterature straniere a Napoli e allievo della scuola di fotografia Sergio De Benedittis con una prospettiva segnata dalla narrativa documentaria, poi a Parigi, dal 2004 si è avvicinato al cinema e all'arte contemporanea e agli studi di fotografia. In qualità di artista associato a compagnie di teatro contemporaneo, è impegnato in una pratica performativa e documentaristica della fotografia di scena. Con il ricercatore Sébastien Louis, dal 2015 costituisce il fondo di ricerca Ultras Youth sulla passione per il calcio e le culture dei tifosi Ultras nel mondo.
Giulia Iacolutti (1985) artista visiva, si dedica principalmente a progetti di arte relazionale relativi all’identità e alle tematiche di genere, utilizzando oltre alla fotografia, differenti linguaggi e supporti (video, audio, ricamo, performance). Il suo lavoro è stato esposto e pubblicato a livello internazionale ed è conservato in collezioni private e pubbliche tra cui: MUFOCO; CRAF; Archivio Fotografico Lucchese e Collezione Donata Pizzi. Nominata nel 2018 al Foam Paul Huf Award, nel 2020 con Inscape vince l’open call Refocus del MIBACT, MUFOCO e Triennale Milano esibito alla Triennale nel 2021; recentemente ha vinto il bando “Italia Inclusiva” indetto dal Ministero degli Esteri. Nel 2019 esce il suo primo libro Casa Azul che racconta le pratiche corporali di cinque donne trans nel carcere maschile di Città del Messico. Il libro, pubblicato da The(M) edition(Parigi) e studiofaganel editore (Gorizia), vince il Premio Marco Bastianelli 2020, come miglior libro d’artista; riceve inoltre la menzione d’onore al Photobook Maribor Award 2020. Il libro è in diverse collezioni tra cui: la Biblioteca della Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea (Roma); Artphilein Library (Lugano); Folio- Centro de la Imagen (Città del Messico) e nella Collezione Gabriela Cendoya Bergareche al Museo San Telmo (Spagna). Lo stesso progetto è stato recentemente esposto nella Project Room del PAC di Milano e presso il Kunst Meran.
“BAMBINE FEROCI” di Elena Pizzato Ketra
a cura di Matteo Peretti e Niccolò Giacomazzi
fino al 10 dicembre 2022
N0 Project Room –Ombrelloni Art Space
Via dei Lucani, 18 – Roma

La N0 Project Room (via dei Lucani 18, Roma), in collaborazione con Supermartek, presenta fino al 10 dicembre 2022 la mostra personale "Bambine feroci" di Elena Pizzato Ketra a cura di Matteo Peretti e Niccolò Giacomazzi. La mostra presenta due serie distinte di lavori che costituiscono la ricerca dell’artista improntata sul ruolo e il potere della donna. Una riflessione che indaga i concetti di female empowerment e gender identity mettendo in luce gli aspetti caratteristici più soffocati dall’opinione pubblica. Il titolo della mostra mette in connubio i due termini “bambine” e “feroci”, all’apparenza ossimorici, che in questa occasione vogliono sostenere il possibile sfatare dei classici luoghi comuni. La percezione celestiale della donna-bambolina viene ribaltata nelle opere Serialmirrors, una serie di specchi antichi lavorati con tessuti, cinghie e borchie, riflette alcune delle più famose storie di serial killer donne che in epoche passate hanno già demolito certe convinzioni e talvolta creato leggende. Un processo di estremizzazione dei simboli si mette in luce nell’opera GirlPower 4010, dove un tirapugni a dondolo rosa si presenta come simbolo di forza e rivalsa femminile. L’accostamento di questa serie di opere rivela come anche il “gentil sesso”, in certe situazioni di disagio o oppressione, può essere letale. Elena Pizzato Ketra sviluppa il suo percorso formativo all’Accademia di Belle Arti di Venezia, indirizzando la sua ricerca sul corpo e le modificazioni artificiali e sperimentando molteplici forme materiche e sistemi mediali. Frequenta Amsterdam, dove attraverso mostre e residenze, approfondisce i concetti di feticcio ed estetica inorganica ispirandosi al trattato di Mario Perniola “Il Sex appeal dell’inorganico “. Spaziando dall’estroflessione alla scultura fino all’installazione e al video, l’artista scoperchia un sottomondo popolato di bambole spogliate delle loro rassicuranti e imposte crinoline e rivestite di latex genderfluid, specchi che riflettono storie di donne fuori dagli schemi, tirapugni trasformati in dondoli per bambine feroci, presine all’uncinetto realizzate dalla nonna 93enne con scritte scottanti. Empowerment femminile, inclusione sociale, coscienza del senso di sé sono i temi maggiormente affrontati dall’artista. www.ketra.it
“RIVE / PIERE / CASÉRE E IL POPOLO DELLE COLLINE”
fotografie di Arcangelo Piai e Corrado Piccoli
a cura di Miro Graziotinfino al 18 dicembre 2022
spazi Bomben
Via Cornarotta, 7 – Treviso

Giovedì 17 novembre ha aperto negli spazi Bomben di Treviso la mostra Rive / Piere / Casère e il popolo delle colline, a cura di Miro Graziotin, con fotografie di Arcangelo Piai e Corrado Piccoli, organizzata in collaborazione con la Fondazione Benetton Studi Ricerche. La mostra resterà aperta fino a domenica 18 dicembre, il giovedì e il venerdì ore 15-19, sabato e domenica ore 10-13, 15-19. Ingresso libero. Nell’esposizione e nel libro omonimo (pubblicato da Antiga Edizioni), esito di cinque anni di “cammino” e di lavoro a partire da una ricerca dedicata alla collina e in particolare ai borghi investiti dal fenomeno “Prosecco” nella Valdobbiadene, «Arcangelo Piai e Corrado Piccoli raccontano, con la forza pacifica e creativa della luce - spiega Miro Graziotin - il tramonto, definitivo?, di una cultura figlia di una civiltà che, data per morta, mostra tuttavia nei lacerti collinari un’inesausta vitalità ai limiti della resistenza. Camminando per queste distese asperità accompagnati dalla perticazione di Carlo Rubini e dal complice censimento di Daniele Ferrazza si percepiscono i battiti del cuore di questa terra che, come la sua gente, è inquieta e in cammino. E in questa Valdobbiadene il viandante li incontra nei girapoggio, sui crinali, sui pianori... ovunque casèi e casère; muti edifici che trasudano storia, nella solitaria postura dell’abbandono; in quelle secondecase si sono consumate vite tra le rive e le vigne nelle terrealte del Prosecco. Varcati quegli usci ci vengono incontro i cascami di una civiltà che per assuefazione definiamo contadina; ma ciò che traspare dalle penombre sono i simulacri di una civiltà senza aggettivi, forgiati da un’umanità industriosa e resistente nel fluire secolare di fatica e di mestieri». Nelle sale affrescate degli spazi Bomben sono in mostra una settantina di fotografie, in un percorso espositivo articolato in tre sezioni, “I luoghi, le cose e un po’ gli uomini”, ognuna delle quali focalizza lo sguardo su uno dei tre aspetti al centro dell’indagine: le geografie di una piccola parte del territorio delle Colline del Prosecco, le strutture (casèi e casère) che lo punteggiano e hanno contribuito a plasmarlo, le donne e gli uomini che ancora lo abitano, lo vivono e se ne prendono cura.
