Intervista con l’autrice urban-fantasy che ha recentemente pubblicato il romanzo “Il tocco della notte. Il rito”. La scrittrice si è “confidata” per i nostri lettori raccontando di lei e della sua attività.
Si intitola “Il tocco della notte. Il rito” l’ultimo romanzo urban-fantasy della scrittrice di Gemona in Friuli, Jessica Bellina. Pubblicato per l’editore Giovane Holden, l’opera racconta di un mondo fatto di luci e tenebre, dove un’eroina dai poteri sovraumani si troverà a dover fare i conti in primis con ciò che scopre di essere, per poi decidere da che parte stare: il bene o il male? Per conoscere più da vicino la scrittrice e il suo secondo romanzo le abbiamo posto alcune domande.
Ecco cosa ci ha raccontato.

Nella vita di tutti i giorni prima di tutto impiegata, ma in realtà anche scrittrice di numerosi romanzi. Vuole raccontarci chi è Jessica Bellina? Le sue origini, i libri che, come lettrice, L’hanno tenuta sveglia la notte? Ci racconti un po’ di Lei.
Come anticipato sono un’impiegata, mentre prima ho svolto diversi lavori fino ad ora che mi hanno dato la possibilità di conoscere persone e realtà. Sono amante delle passeggiate, il buon cibo, la montagna e le giornate uggiose, fino ad ora sono stata rappresentate del gruppo storico medievale del mio paese e sono affascinata da quello che è il mondo occulto. Scrivo da più di quindici anni, da quando ero adolescente, e questa passione non mi ha mai abbandonata, perché è diventata la mia espressione, il mio modo di essere ed uno sfogo, la creatività e la fantasia sono stati degli amici che mi hanno accompagnata fino ad ora. Sono scrittrice ed anche lettrice, non accanita in realtà, in quanto riesco a fare una cosa o l’altra, soprattutto a causa anche degli impegni esterni e quindi crescendo il tempo dedicato alla lettura e calato, ma riesco sempre a trovarlo perché è un momento dedicato solamente a me stessa. Ho cominciato leggendo libri fantasy e poi sono passata allo urban-fantasy, di scrittori stranieri per poi dedicarmi a scrittori italiani e infine locali, ed è stato un piacere scoprire tante perle nel territorio da cui provengo. Ad ora leggo sia libri che manga, intervallando le due letture. Non c’è un libro in particolare che preferisco, in quanto ho portato con me qualcosa da ognuno (un personaggio, una sensazione, un’emozione…), quando inizio spesso devo obbligarmi a fermarmi perché potrei leggere tutta la notte quando una lettura attira la mia attenzione!
Quando è nata in Lei la passione per la scrittura? Com’è arrivata a capire di poter utilizzare l’opera letteraria come mezzo espressivo?
Come anticipato la passione per la scrittura è cominciata che ero giovane, avevo circa tredici anni, avevo iniziato a scrivere per caso un diario per poi cominciare con qualcosa di nuovo che ha preso vita parola per parola e da questo è nato il primo libro “Il lato magico”. Creare qualcosa dal nulla e viverlo insieme ai miei personaggi è stata una delle cose più belle che abbia imparato, in quanto la mia scrittura è intuitiva e di getto, non ci sono schermi di alcun genere, infondo anche la vita riserva tante sorprese ed i libri non sono diversi da questo, quando comincio non so dove andrò a parare e a volte sorprendo anche me stessa. Inizialmente la scrittura era il mezzo espressivo solo per me stessa, non era contemplato che qualcuno avrebbe mai letto le mie produzioni, molto dovuto anche dal fatto che ero davvero introversa. Visto che ho continuato a scrivere diversi libri, e che quindi questa è una passione, c’era solo una soluzione: tentare la pubblicazione. I romanzi che ho scritto a me regalano relax e lontananza dai problemi di tutti i giorni e questo spero che possano fare anche con i lettori.
Molti sono i romanzi che ha rivelato di avere ancora inediti, noi sappiamo che sono parecchi, ma vogliamo chiederlo direttamente a Lei: quanti sono? In quale modo sono collegati gli uni agli altri? E se si sa, quando avremo modo di leggerli?
Ebbene sì, la produzione è stata vasta negli anni, i libri sono delle saghe in media di tre libri ciascuna, ognuna con diversi protagonisti che sono cresciuti insieme a me. In totale le saghe scritte sono cinque, un’altra la sto scrivendo e ci sono un paio di libri ancora (nonostante alcune pause credo di essere stata produttiva!). I vari personaggi dei libri, pian piano, andranno ad incontrarsi e le storie ad intrecciarsi, nonostante i protagonisti cambino, quindi se vi siete appassionati a qualche personaggio de “Il lato magico” o “Il tocco della notte”, ci potrebbe essere qualche sorpresa e vi continueranno a fare compagnia. Ad ora i libri non sono ancora pubblicati ma in un futuro… chissà!

Come si diceva poco fa, Lei non si occupa a tempo pieno di scrittura. Eppure, visto la mole dei romanzi scritti, viene naturale chiedersi dove e quando trova il tempo per farlo. Ci vuole raccontare come riesce a coordinare la Sua attività lavorativa con la sua passione per la narrativa?
Ho provato a coordinare le cose in diverse maniere: programmandole (ma non è il migliore modo in quanto diventa più un obbligo che un piacere) o vivendo il momento in base agli impegni in quella fase di vita (molto meglio, perché le esigenze cambiano nel tempo). Un componente importante per potere fare le cose è anche non avere nessuno che ti remi contro, ma che capisce che hai bisogno anche dei tuoi tempi, infatti quando tutti i doveri sono stati svolti mi dedico ai miei piaceri, solitamente la notte, un po’ perché mi ispira e un po’ perché è il mio momento libero. Inoltre scrivere, come per qualunque tipo di arte, necessità di avere la libertà di essere espresso quando ne senti necessità e se in quel momento non posso perché sono a lavoro o via mi appunto il pensiero e poi sarà mia cura inserirlo appena potrò dedicarmi alla scrittura.
Sempre a proposito di scrittura, ci sono dei riti propiziatori che non ignora quando arriva il momento per scrivere? C’è un iter che segue o – da valida scrittrice di urban-fantasy – qualche atto scaramantico a cui si sottopone prima?
Risponderà molto brevemente a questa domanda: sinceramente non ho alcun rito, perché (come dicono le streghe nei miei libri) è una magia che viene da dentro e che non posso in alcuna maniera fermare. I veri strumenti magici li abbiamo dentro di noi, non serve altro (anche se non disdegno l’atmosfera con candele ed incensi).
I Suoi libri sono ricchi di storie. Non soltanto i personaggi su cui decide di incentrare le vicende, ma meritano attenzione anche tutti quelli che ruotano loro attorno, tutti alle prese con poteri più forti di loro e forze misteriose. Perché l’urban-fantasy si è rivelata essere la forma letteraria più utile al Suo scopo? È molto interessante notare come il succitato genere letterario raggiunga sempre nuovi lettori e lettrici – specie tra le file dei più giovani. Quali sono, secondo Lei, gli elementi che maggiormente conducono il lettore ad appassionarsi delle storie di questo tipo?
Credo che lo urban-fantasy aiuti nel distinguere le storie perché ai vari personaggi magici affiliamo un diverso tipo di genere (vampiro, strega, mannaro…) o energia (fuco, potere della mente, incantesimi…) e quindi è più semplice distinguere uno dall’altro, in realtà parliamo di persone che hanno sentimenti ed emozioni umane (possono essere invidie, gelosie, superbia…), quindi si tratta solo di uno schema mentale alla fin dei conti. Il genere, urban-fantasy, credo che possa risvegliare delle curiosità di diverso genere nelle persone (utilizzo di incantesimi, di pietre, di incensi, colori, candele o soprattutto leggende) che portano a fare delle ricerche personali e quindi alla crescita di una persona, è impressionante il potere che possa avere un libro, nonostante il genere non sia considerato da tutti “nobile” come altri. Nonostante quest’ultimo pensiero non mi fermo, in quanto è una forma di espressione in cui mi sono ritrovata, con la quale spero di ispirare con un pensiero, un personaggio o una descrizione i lettori.

Lei ha dedicato Il Suo secondo romanzo “Il tocco della notte. Il rito” alla Sua famiglia. Celeste – l’eroina protagonista – però scopre che quella che lei considera famiglia le ha mentito e perciò arriva a rimettere tutto in discussione, fino a trovare supporto al di fuori di quelle persone che fino ad allora considerava famiglia. In un mondo in cui il concetto di famiglia è rimesso in discussione – si faccia riferimento, per esempio, alla Queer family di Michela Murgia – che cos’è per Lei la famiglia? Che cosa significa essere famiglia?
La famiglia per me è davvero importante, lo è anche per tutti i protagonisti dei miei libri e non ho potuto fare a meno, in maniera diversa ogni volta, trattare la cosa, anche perché, quando ho scritto stavo crescendo e lo scontro per vari motivi poteva capitare ed ora che sono diventata adulta vedo comunque esserci stata un’evoluzione nel rapporto. Per me essere famiglia significa sicurezza, è quel posto dove posso essere come sono, non mi devo nascondere, mi sostiene ed io ne sostengo i membri. Sono stata molto fortunata perché la mia famiglia, quella più stretta e citata ad inizio del libro, è ciò che ho di più importante, ciò non toglie l’esserci stata la presenza di difficoltà, incomprensioni, discussioni… ma che mi hanno portata a crescere come persona e a capire anche che ognuno è fatto a modo suo. Inoltre, di famiglia non ne esiste una sola, ma ti crei anche quella con gli amici che a volte ti spalancano le porte quando non te lo aspetti! Mentre altre volte sono state famiglie “passeggere” perché le cose nella vita cambiano ma ne sono stata felice comunque.
