“Fare o non fare? Questo è il problema”. E se agire e il contrario coincidessero? La curatrice d’arte e poetessa comasca, nostra apprezzata redattrice, ci arricchisce con un suo nuovo interessantissimo intervento sull’artista della pace.
Aurelio Blengino è l’artista della pace, eppure le sue opere arrivano dritte “in faccia” come schiaffi; i suoi aforismi sono pensieri sinottici profumati di buon senso e di un profondo lavoro interiore, a tratti taglienti e disincantati, altre volte più morigerati e positivi. Oggi vi porto a fare un viaggio nell’universo di Blengino, dove opposto non coincide con nemico.

Quando pensiamo alla parola pace la mente esclude il conflitto, il flusso sanguigno rallenta, il corpo si rilassa — appaiono la colomba, vaste distese erbose, Bhudda, Gandhi, si sentono il canto degli uccellini, il gong di una campana tibetana, …—; se pensiamo a Jason Pollok — sigaretta in bocca e mozziconi sulle tele, occidentale, morte per alcolismo, espressione artistica caotica, indoma, … — le reazioni potrebbero essere opposte.
“La pace è la più elevata delle arti umane”
Aurelio Blengino – L’arte per la pace
L’assolutismo di Blengino in questa affermazione è pura “Re-ligo”; poi, però, guardando la scultura “La forza della sofferenza” sento: “Wram!”, chiaro nelle mie orecchie — vedo le sue mani che estirpano il filo spinato, che a sua volta si divincola dalla presa come un serpente, sibila metallico la propria rabbia e ancora sento l’odore del sangue sugli aghi, avverto il dolore fisico, ma anche la disperazione e l’impotenza —; apro un’altra pagina a caso e il nero mi restituisce l’opera “Soldato bambino” con un “Ratatatatata”, dove la tautologia sonora è assordante, soffocante, prepotente e fuori luogo, tanto quanto un mitra tra le braccia di un adolescente, tanto quanto la morte tra le mani di chi avrebbe potuto o dovuto avere un libro, un pallone, una birra…

Poi un dripping brado di colori chiassosi, vividi, a volte antitetici, confonde, destabilizza, frantuma le certezze: vita e morte, guerra e pace, silenzio e rumore, azione inazione, concetto, rigore, disordine…
Action painting letteralmente significa pittura d’azione, Pollok the dripper insegna che non è una pittura casuale, e, intanto, un certo Richard Taylor si chiese se per caso, data l’intricatezza dei tracciati pollockiani, non si potesse supporre che quelle trame avessero carattere frattale — che parolone frattale! un termine tecnico che designa un insieme di figure che si presentano in modo ricorrente su scala via via più ridotta, sfociando in forme di eccezionale complessità; in parole più semplici un frattale ha una forma geometrica frammentata che può essere suddivisa in tante parti, ciascuna delle quali è una copia ridotta dell’insieme; in termini pratici, forse, una supposizione quella del professore di Oxford, che avvalorava maggiormente le opere del dripper —.
Studio, calcolo oppure un’astuta incapacità oppure…

Il mio pensiero è che il buon Pollok, praticando i nativi americani, i loro riti, spiriti e spiritelli, peyote and so on affermando la non casualità della sua espressione artistica facesse riferimento al Wu – wei , alla lettera azione/non azione, e — Non se ne esce proprio— penserete, —Manoooooo—rispondo io— quel non compiere alcunché non si concretizza nel mettersi a braccia e gambe conserte, aspettando che qualcosa accada — che magari la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno arrivi direttamente con Amazon a casa, o che ci venga conferito il premio Pulitzer per aver imparato a coniugare correttamente il verbo avere — bensì nel compiere azioni frutto del nostro io primitivo, l’io vero, inconscio, incontaminato. Eccolo è lui la chiave: l’inconscio, ciò che è fuori dalla coscienza, che è inconsapevole. Sarà quindi l’inconscio con la sua assenza di gravità, di regole, di raziocinio, di sovrastrutture a dar vita all’euritmia esistenziale, a quello scorrere naturale, vero, che permette all’individuo la conciliazione con sé e col mondo.
Allo stesso modo, Aurelio Blengino scardina il concetto dalla mente, transustanziandolo in una palingenesi controcorrente: l’uomo e le proprie manifestazioni quindi rinascono libere; le sue opere sono preverbali, correlative, collettive, sincroniche, metaforiche.
È un’arte, quella di Blengino, materiale, profumata, impertinente — sì, esattamente sfacciata, al punto tale da turbare la compostezza del bon ton sociale —, la cui ruvida concretezza, i cui spessori, intesi proprio nella loro dimensione corporea, tolgono la morbida e comoda coperta di Linus alla quale ci hanno assuefatti.
Il temperamento di Blengino fruttifica un’espressione artistica sincretica, il cui polimorfismo sensoriale primitivo ascende in una sfera semantica concettuale e umana, salvando il soggetto smarrito nei meandri del pop occidentale, così rappresentazionale, verbale, articolato, diacronico, causale, e da un cosmopolitismo utilitarista promosso dall’elite.
Guardo “Autunno – Primavera” poi “Scissione concettuale dei colori dell’anima” e “Fusione di colori metallici”: ecco —Ommmmm—.

Om o Aum rappresenta simbolicamente la sintesi dei 3 aspetti differenti del “3 in uno”; questo implica che la nostra attuale esistenza definita come mithya, o realtà apparente, deve essere trascesa al di là del corpo e della mente intuendo che la vera natura dell’infinito, la natura di Dio, è immanente, trascende la dualità, essendo e non essendo, e che non può essere descritta a parole, ma solo sperimentata.
Eccoci! “essendo non essendo” — dubbio amletico Shakespeariano —”facendo e non facendo” —: se non sono, sono, non faccio ma agisco, non sono non faccio ma vivo —scatta l’emoticon perplessa.
Le 3 opere che ho citato argomentano così bene l’Ascensione insita in Blengino, dove l’aspersione avviene per mano di questa liquida sgocciolatura; il grigiore dell’autunno restituisce i colori vividi della primavera, mente l’anima, vivisezionata attraverso l’identificazione dei colori dei suoi umori, prende vita, per arrivare, alfine, a questa pace, intima e universale, così preziosa tanto quanto l’oro liquido.
Sono sicuramente posizioni per alcuni astruse, bislacche, arcane, per altri, invece, lapalissiano, e non ho la pretesa di chiarire i misteri esistenziali.
Ma il mio non agire di oggi mi ha portato a drippare — action writing — sulla personalità di Blengino.
- Ah, ah, ah… — sorrido in pace.

Articolo inaspettato, possente, concettuale al midollo, crudo… verosimile.
Ringrazio sentitamente la scrittricece poetessa Maria Marchese nonché il prestigioso Magazine.
Aurelio Blengino.
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Articolo inaspettato, possente, concettuale al midollo, crudo… verosimile.
Ringrazio sentitamente la scrittrice e poetessa Maria Marchese nonché il prestigioso Magazine.
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