Intervista con l’artista cubana che nei giorni scorsi è uscita con il suo nuovo album, il quarto, dal titolo “A Long Way”. Jany ha risposto alle nostre domande parlando del suo ultimo lavoro e della sua musica.

foto Arturo Di Vita

L’artista cubana nata a Guantánamo, Jany McPherson, lo scorso 6 ottobre è uscita con il suo quarto album dal titolo “A Long Way”.
Jany ci ha rilasciato questa interessante intervista.

Ciao Jany, vuoi presentarti ai lettori di Ottiche Parallele Magazine?
Certo. Grazie per avermene dato l’opportunità. Direi che Jany è il personaggio che mi è stato affidato in questo film intitolato ” Esperienza Umana”. Sono nata a Guantánamo, Cuba, in una famiglia di artisti e amanti della musica, e fino ad oggi la musica è stata il motore propulsore di tutte le mie esperienze di vita.

Ci parli del tuo nuovo album “A Long Way”?
A Long Way è il quarto album a mio nome, ma è senza dubbio quello che occupa il primo posto nel mio cuore per diversi motivi: Il primo e più importante è che questo album rappresenta un re-incontro con me stessa, come se, in un certo senso, il mio IO più profondo me lo stesse chiedendo. È la prima registrazione in cui mi espongo a lavorare sotto la mia direzione, curando ogni aspetto: dai testi, alle composizioni, agli arrangiamenti e ad alcune idee di produzione musicale. Ho avuto il costante sostegno del mio produttore Gianluca di Furia che mi ha fornito i mezzi e lo spazio necessario affinché la mia creatività artistica potesse esprimersi in piena libertà. Ed è l’album che meglio mi descrive come essere umano. È composto da 11 tracce (8 strumentali e 3 canzoni) attraverso le quali racconto storie, mostro il mio modo di sentire la vita e di attraversarla. È un album profondamente ancorato al jazz, anche se include un’ampia varietà di stili e influenze musicali che costituiscono il mio background artistico. In questo viaggio musicale sono accompagnata da Antonio Sgro al contrabbasso e Yoann Serra alla batteria, entrambi musicisti francesi, e dal fisarmonicista Christophe Lampidecchia, anch’egli francese nel brano “Te Dejo Ir”. E cito per ultimo uno dei più grandi onori che la vita mi ha regalato in questo album: avere la straordinaria presenza dell’incomparabile Maestro della chitarra, “John McLaughlin” con il quale interpreto, in duetto, il brano «Tú y Yo ». Tra l’altro, sono in questo momento in  tour in Europa con il John McLaughlin Quintet per il “The Liberation Tour” e sto rispondendo alle vostre domande sull’autobus che mi porta da Berlino, dove abbiamo suonato ieri, ad Hannover dove ci esibiremo stasera.

foto Arturo Di Vita

Che cosa significa per te questo tuo nuovo lavoro?
Questo album rappresenta un punto di svolta nella mia vita. La fine di una tappa e di conseguenza l’inizio di un’altra. È un album che ha cambiato completamente il mio modo di sentire, ascoltare e vivere la musica; non sono più la stessa rispetto a quando ho iniziato a comporre i brani. Anzi, è stato un processo creativo molto intenso e sorprendente in cui mi sono lasciata andare all’ispirazione, catturando melodie, lavorando sugli arrangiamenti e provando con i miei musicisti durante i sei mesi di questo processo, prima di entrare in studio. Direi che mi sento come una farfalla che ha appena subito una metamorfosi personale e artistica e non a caso ho intitolato uno dei brani di questo album “Miss Butterfly”. Solo che nel mio caso la metamorfosi avviene ogni giorno.

Nel fare musica quanto influisce la tua origine cubana?
In tutti i sensi. Ho avuto la fortuna di nascere in un paese con una cultura musicale molto forte e le mie radici cubane sono sempre presenti in ogni mia composizione. In alcune si manifestano in modo evidente, in altre in modo più sottile, il tutto arricchito dalle mie influenze musicali provenienti da orizzonti diversi come il jazz, il soul, la musica brasiliana, il pop, la musica italiana e francese, senza dimenticare la mia formazione classica, che ha contribuito moltissimo all’espressione del mio stile pianistico.

foto Georges Braunschweig

Come nascono i tuoi brani? Dove trovi l’ispirazione?
Non cerco l’ispirazione. Aspetto che arrivi e quando succede mi lascio semplicemente andare. Non decido mai prima di comporre un brano per qualcuno o per qualcosa. Capisco quale può essere l’oggetto o la storia che può aver ispirato quella composizione solo quando il processo creativo è finito. Il soggetto principale è senza dubbio l’amore, in senso universale, in tutte le sue declinazioni. L’Amore” è la fonte da cui tutti noi emergiamo. È sempre presente nelle nostre esperienze e si esprime attraverso di noi in modi unici e diversi. Quindi sì, anche se all’inizio dei miei processi creativi non sono consapevole della direzione che le idee stanno prendendo, è sempre l’amore a guidare l’intero processo.

foto Andrea Palmucci

Cosa speri di suscitare nell’ascoltatore?
Ogni artista che ha l’opportunità di pubblicare un album vorrebbe che il suo lavoro piacesse al pubblico e sarebbe ipocrita da parte mia non riconoscerlo. Questo album è stato realizzato con amore, dall’amore e per l’amore, è l’unica cosa che ho voluto comunicare attraverso questa musica e le reazioni che susciterà in ogni persona che lo ascolterà saranno molto intime e personali. Ognuno lo ascolterà con la propria sensibilità e io non posso intervenire su questo. Il mio desiderio più grande è che la gente si commuova, che questa musica possa toccare le fibre più profonde dell’anima di ogni persona, che possa anche servire come mezzo di guarigione, portare pace, sollievo dalle preoccupazioni, ispirazione e speranza nei momenti difficili, e soprattutto la connessione con noi stessi. Ci sono tantissime persone in questo mondo disconnesse dalle loro emozioni, dai loro sentimenti… Il mio lavoro come compositrice e arrangiatrice è finito, il resto… lo deciderà la propria musica.

E a te che cosa ha dato la musica?
Mi ha permesso di esprimere tutto ciò che significa essere Jany, nel modo più sublime che ho potuto sperimentare. E attraverso questa espressione mi connetto ad altre persone, ad altri luoghi, mi apro a un nuovo modo di vivere la vita. E in questa vita non si tratta in fondo di comunicazione? Stiamo sempre comunicando qualcosa, in modi infiniti e diversi. La musica mi ha dato questo e molto di più, ma mi è difficile esprimerlo in parole.

foto Jean Louis Neveu

Stai già pensando e/o lavorando a un prossimo album?
Ho alcune idee e visioni per il prossimo album, ma è tutto in una sorta di grande disorganizzazione nella mia testa. Questo mi rende felice, significa solo che l’intenzione e il profondo desiderio di scoprirmi una volta di più hanno messo radici nel mio cuore e stanno crescendo a poco a poco. Ma il vero processo di creazione non è ancora iniziato.

Chiudiamo con un appello ai lettori: perché devono ascoltare Jany McPherson?
Se qualcuno ha voglia di ascoltare musica che viene dall’anima ed è diretta all’anima, allora ascolti la mia musica e venga ai miei concerti.

Ringraziamo Jany McPherson per la disponibilità e a Silvia Eccher di Parole & Dintorni per la collaborazione.