L’universo di Antonio Morozzi gravita sul microcosmo livornese, ma ha radici cosmopolite: dagli allestimenti museali al teatro, dall’aiku al vernacolo, fino al Borgo Cappuccini, nella sua amata Livorno, conosciamo meglio questo new dandy nell’animo, che pitta una dichiarazione d’amore alla cultura e alla società.
- Bello oh! Cosa scrivi”?
- Cara signora: Granduchi, la lista degli Asburgo
Lorena e la lista dei Medici”
- Ah, menomale! Ci viene i dottori!!!
Antonio Morozzi sorride, raccontando questo aneddoto “on the road”, e ricordando che il caro Gino Bramieri passava proprio nella sua Livorno per “far scorta” di barzellette.
Ci troviamo lungo le vie di un quartiere popolare come Borgo dei Cappuccini…
Ma non ci sono sempre queste risate!
One step before…

Conosco Antonio Morozzi attraverso i social e, nel giro di poco tempo, lo coinvolgo in un evento socio/artistico, del quale sono curatrice e nel quale dovrà parlare del suo “tete a tete” con le saracinesche e con le tetes dei livornesi — ma questo lo raccontiamo poi… —.
Si presenta alla mia porta col labbro ironico “tos—ano” e “La signora della parola”, un grande digital ritratto, dove il mio volto è incorniciato da migliaia di M — la M mi perseguita dalla nascita (nome e cognome), M come magica, magnifica, molteplice, multitasking, mmmm modesta ahahah! — e apre una valigia carica di vicende cosmopolite, tra un Dzień dobry e un Bonjour —buongiorno in polacco e in francese —.
La professione di scenografo —una luuungaaa esperienza aggiungo — porta Morozzi in Francia e in Polonia. Una mattina si sveglia con “Badabimbounmbé”(ragazzo non alzare il gomito in livornese) e tutto cambia: se da una parte quelle voci natali strappano un sorriso, spesso manifestano circospezione e sarcasmo nei confronti di una personalità artistica, virtuosa, acculturata, ricercatrice, estrosa… — indigena a conti fatti, ma aliena, seppur non verde e senza antennine .
Ma il signor Morozzi 30% — così Elio Marchegiani, incontrato durante l’allestimento della sua “Fare per far pensare”, al museo civico Giovanni Fattori, soprannomina lo scenografo, donandogli una delle sue grammature come contributo per il suo lavoro e accendendo in quest’ultimo la fiamma per l’arte contemporanea — non si perde d’animo: inizialmente si chiude in se stesso poi, però, si mette in discussione — Cosa posso fare io per poter cambiare la situazione? —.
Premetto che Antonio Morozzi ha frequentato la facoltà di architettura e ha giocato dapprima in casa, collaborando con la Galleria degli Uffizi e con la Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti, oltre che col Teatro Fattori di Livorno, col Besostri di Mede realizzando le sceneggiature per Le smanie per la villeggiatura , interpretato da Romina Power Jr.

Premetto altresì che è stato coccolato da Carmelo Bene, caro amico del nonno, che è un profondo amatore della cultura levantina —Wabi-sabi, komorebi, shiganai, akai ito, ikigai, boia de! Che roba sto Morozzi! —, peraltro autore di aiku, che ha performato nel contesto di un installazione nel suo Yugen, come è cultore delle musiche classiche e operistiche del ‘700.
Così, un bel giorno, armato di secchiello e colori — non di paletta ahahah! — esce dai musei, lascia alle spalle i sipari dei teatri, suoi grandi amori, inforcando le strade del suo borgo e… apre un sipario a cielo aperto tra vie: dipinge infatti la prima saracinesca.
Girando per le strade aveva notato numerose saracinesche chiuse, il cui grigiore “incupiscente” faceva pan dan con l’alienazione; così decide di pitturarle con soggetti e aneddoti legati alla città.
Morozzi incuriosisce: partendo per questa crociata, innesca un effetto domino positivo in cui raffigurare e condividere i soggetti con e tra la gente ribalta gli umori.
Se nel passato gli uscì restavano chiusi, oppure si si schiudevano a malapena, oggi si aprono con familiarità, affezione, apprezzamento.
Oggi, tra quelle strade, Morozzi è 100% nella sua amata Livorno.

Le serrande dipinte attualmente sono 130 — premesso che lo scenografo ha accettato unicamente rimborsi spese, non ha voluto firmare alcun manufatto perché sono di tutti, ha bussato ad ogni porta chiedendo rispettosamente il permesso, ha affrontato gelo e canicola… dico: che lavorone e che tenacia! — e la collocazione sui percorsi urbani le rendono un’opera diffusa.
Ovviamente anche i media si sono accorti di tutto ciò e hanno realizzato diversi servizi su questo storyteller clochard (inteso come senza dimora geografica, quindi apolide, ossia cittadino del mondo) dai modi tanto nobili, ma tanto affabile — noblige oblesse sorridiamo assieme io e Morozzi —.
È proprio di questi giorni il ringraziamento pubblico ad Antonio Morozzi, da parte della nota a amata cantante Loredana Bertè , per l’opera dedicata a lei e a Mimì. Antonio si distingue anche qui: ha la cura infatti di ritrarre le sorelle mentre si guardano, seppure le serrande siano distinte.
Suggestivo anche il piccolo teatro confezionato ad hoc per Giulio Benuzzi — The truffle hunter — inaugurato nel mese di Ottobre alla presenza di Paul Higgins, lo sceneggiatore di “Million dollar baby”. Attualmente, è impegnato nell’allestimento delle fondamenta dei Silos Granario , dei quali aveva restaurato già 2 anni fa le parti metalliche: una location antica e prestigiosa, nella quale il dot. Lorenzo Riposati, nota personalità livornese, crede fermamente — ma di fermo nulla c’è, al contrario si corre! — in termini storici, artistici e culturali per valorizzare Livorno.

MmmMarcheseMorozzi: inevitabile.
Noblige oblesse è servita.
