Intervista con il poeta uscito recentemente con la raccolta di poesie “Inferno”. L’autore ha risposto alle nostre domande raccontandoci di lui e del suo nuovo lavoro.

Inferno” è la nuova raccolta di poesie dello scrittore e poeta Francesco Abate, che ti prende l’anima, il cuore, le budella e te le contorce.
Sia per gli argomenti e le vicende che accadono ogni giorno nel mondo, che per la cruda verità che queste parole raccontano.
L’autore è finalista per il Premio Nabokov proprio con il libro Inferno, e parliamo con lui in questa interessante intervista.

Dov’è nata la tua passione per la scrittura?
A dire il vero in me è nata prima la passione per la lettura, poi di conseguenza quella per la scrittura. Da piccolo imparai a leggere molto presto, mentre riguardo la scrittura ero un po’ bloccato perché avevo vergogna di mostrare gli sgorbietti che riuscivo a tracciare sui fogli. Fu grazie alla maestra di italiano, che in prima elementare fece di tutto per farmi scrivere il più possibile, che superai la vergogna per la pessima calligrafia, così iniziai a scrivere di continuo. Da piccolo scrivevo di tutto, favolette o risultati di partite inesistenti, poi al liceo ho cominciato con testi di improbabili canzoni e romanzi brevi che mai hanno visto la luce. La scrittura è quindi nata con me, e con me non smette di crescere giorno dopo giorno.

Hai un sottofondo preferito che utilizzi mentre scrivi?
No, la musica la scelgo volta per volta. Ci sono casi in cui scelgo la scaletta delle canzoni in base all’umore, altre volte mi regolo pensando a cosa voglio scrivere quel giorno, altre volte ancora al tipo di musica che ho voglia di sentire. È tutto molto libero, cerco di non darmi troppe regole.

Ci racconti qualcosa del tuo libro?
Inferno è una silloge poetica nella quale unisco l’urlo della mia anima alle grida di dolore e di rabbia della povera gente a cui ovunque nel mondo viene negato il diritto ad un’esistenza felice. Oggi mentre noi spesso siamo impegnati a cercare una finta felicità, che inevitabilmente ci precipita nell’infelicità e nella disperazione, miliardi di persone vivono un’esistenza che è la più atroce delle sopravvivenze, schiacciati dalle prepotenze di qualche governo corrotto o semplicemente da un sistema economico iniquo e disumano. Io ho voluto fotografare questi popoli e queste persone, ho voluto mostrare come non siano solo numeri da inserire in qualche articolo di giornale, da tirare fuori quando fa più comodo, ma sono esseri umani come noi che sin dalla nascita si vedono negato il diritto alla speranza. In Inferno io ho voluto dare voce a questa gente, ponendo così sotto i riflettori ingiustizie attuali o storiche, alcune note e altre dimenticate, e cercando di non rappresentarle in modo patetico, ma evidenziando il coraggio di alcuni e la rassegnazione di altri, la lotta di alcuni e la resa di altri.

Quanto di te metti nelle tue opere?
Tutto, altrimenti non avrebbe senso scrivere. Io scrivo per condividere le mie idee e i miei stati d’animo, sarebbe impossibile farlo senza mettere tutto di me nella scrittura. Nelle poesie, che sono meno costruite e più pure, ci sono le urla della mia anima, mentre nei romanzi i miei ragionamenti e le mille sfaccettature della mia personalità.

Hai altre passioni oltre la scrittura?
Tantissime. Adoro cucinare (e mangiare), mi piace coltivare la campagna, amo le escursioni in montagna e soprattutto amo visitare luoghi nuovi.

Qual è il genere che preferisci scrivere?
Credo poco nei generi, sono etichette e come tali servono solo a sminuire le opere e creare confusione nei lettori. Chi davvero scrive mettendo contenuti non può produrre un’opera che possa essere racchiusa in un’etichetta, lo giudico impossibile. Un libro, e un’opera d’arte in generale, quando è vero è complesso, può racchiudere dentro il mondo, perciò deve necessariamente essere tante cose.

C’è qualcosa che ti aiuta quando ti blocchi con la scrittura?
La pazienza e la lettura. La pazienza perché credo che niente sia più sbagliato di scrivere quando non si ha l’ispirazione. L’arte è figlia dell’intuizione e della riflessione, non si può produrre qualcosa degno di essere chiamato “arte” aggrappandosi a degli schemi ed a qualche regola. Se non si hanno idee, o magari non si ha voglia, semplicemente non si scrive, perché anche scrivendo in quel frangente si potrebbero produrre solo cose vuote. La lettura poi aiuta tantissimo perché può offrire tanti spunti e tanti stimoli, può accendere quella scintilla capace di innescare un nuovo incendio.

Hai un nuovo libro in progetto?
Sì, anche se i progetti non sempre poi si concretizzano. Sto sottoponendo alla valutazione di alcune case editrici un romanzo allegorico sulla vita e sulla felicità, nel frattempo ne sto abbozzando uno sulla fuga dalla società. Ho anche terminato la scrittura di una nuova silloge poetica, ma passerà un po’ di tempo prima che veda la luce.

Ricordi qual è il primo libro che hai letto?
Contando anche quelli per bambini, ‘La spada nella roccia’. Contando invece solo quelli “seri”, cioè quelli nelle loro edizioni originali, il primo è stato ‘La storia infinita’.

Ed infine, qual è il tuo libro preferito?
Domanda difficilissima. Non credo di averne uno, anche perché nel corso degli anni si matura e ogni libro viene perciò letto da una persona diversa; quindi, è difficile fare anche un confronto. Volendo indicare quelli a cui sono particolarmente legato perché hanno radicalmente cambiato quello che sono, citerei ‘1984’ di Orwell e ‘I miserabili’ di Hugo.

Link social dell’autore
https://www.facebook.com/Inferno-Francesco-Abate-104655418989253
https://mewe.com/i/francescoabate1

Link acquisto romanzo
https://www.edizioniensemble.it/prodotto/inferno/