Intervista con la scrittrice che recentemente ha pubblicato il nuovo romanzo dal titolo “Il Rogo delle Ribelli”. L’autrice ci ha parlato di lei, della sua scrittura, del nuovo lavoro e dei prossimi impegni.

Oggi per i lettori di Ottiche Parallele incontriamo Carmen Mondo che recentemente è uscita con il suo nuovo romanzo “Il Rogo delle Ribelli”.

Benvenuta tra le nostre pagine. Parlaci di te così conosciamo meglio Carmen Mondo…
Grazie a voi… Oltre alla passione per la scrittura, ho una forte attrazione per lo studio della letteratura. Infatti, frequento la Facoltà di Lingue e Letterature Europee. Lavoro nell’ambito del turismo… non a caso amo i viaggi, intesi come scoperta di nuovi luoghi legati a culture e tradizioni diverse.

Per lei la scrittura che cosa è… e cosa le dona?
La scrittura rappresenta per me una forma di comunicazione, un modo per esprimere le mie idee ed emozioni. Scrivere mi fa sentire libera, mi da la possibilità di creare mondi e personaggi nei quali ci si può riconoscere o meno, ma che danno comunque voce a delle parti di me. Inoltre, scrivere è un modo per non dimenticare, per tenere vivi dei ricordi che altrimenti col tempo andrebbero persi.

Come ha vissuto questo periodo di scrittura?
Posso dire che per me è sempre periodo di scrittura, nel senso che non smetto mai di scrivere, anche solo per annotare qualcosa o uno stato d’animo. Cerco di tenere sempre la mente allenata scrivendo qualche piccola storia o racconto. In particolare, il periodo che mi ha vista impegnata nella scrittura del libro, posso dividerlo in tre fasi. La prima che è quella di studio e ricerche, in cui dovevo documentarmi, è stata abbastanza impegnativa. Poi c’è stata la fase di creazione vera e propria che è la più piacevole, in quanto è venuto tutto in modo molto naturale e spontaneo. Erano i personaggi a guidarmi nelle loro storie. L’ultima fase, anche questa molto impegnativa, è quella di revisione, correzioni… mi è capitato di stare un’intera giornata a pensare a un termine che potesse esprimere a pieno ciò che volevo dire. Effettivamente, la scrittura ha il duro compito di mostrare ciò che si vuole raccontare, una sorta di dipinto, ma gli unici attrezzi a disposizione sono le parole.

Il suo è un libro di nicchia… quanto è difficile arrivare alle menti dei lettori odierni?
Sinceramente non penso abbia troppa importanza il tempo in cui si svolge una storia, che può essere nel presente, in un passato recente o lontano o addirittura nel futuro. Ciò che conta è il messaggio che si vuole dare, il fine, lo scopo. Se degli avvenimenti accaduti nel XIV secolo hanno avuto delle conseguenze importanti e, anche se in forme diverse e in differenti circostanze, caratterizzano tutt’ora i nostri giorni, non sono poi così lontani. Io sono la prima, quando scelgo un libro da leggere, a non soffermarmi troppo sul genere ma su quelle poche righe sulla copertina che devono catturare la mia attenzione.

Si parla spesso di “scrittura al femminile”, intendendo tante cose diverse, ma quanto la scrittura al femminile dà voce alle donne?
La scrittura al femminile dà voce alle donne solo se evidenzia delle difficoltà o dei problemi che le donne affrontano nel corso della loro vita. Se una donna scrive di una super donna, con una vita perfetta, potrà solo demotivare chi ha, naturalmente, dei difetti e si trova ad affrontare i problemi della vita di tutti i giorni. Quando una donna legge un libro i cui personaggi principali sono delle donne con le relative fragilità, ha la possibilità di identificarsi anche con solo uno di quegli aspetti ed è come se quel personaggio che denuncia, non so, una condizione di disparità o disuguaglianza, parli anche per lei.

Prossimi impegni letterari?
Mi piacerebbe presentare il mio libro in diverse città, quindi mi sto impegnando nell’organizzazione di questo progetto… L’obiettivo è quello di promuovere il libro ma ancora di più condividere le ragioni e i sentimenti che mi hanno portata a scriverlo.