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Torna nonnoatipico e ci racconta il suo ritorno a una manifestazione unica nel suo genere dove non è la velocità a fare la differenza ma coprire la distanza chilometrica tra due punti geografici rendendo la competizione un viaggio lento.
Con l’arrivo dell’estate, ho partecipato a un evento che reputo davvero geniale nella sua concezione. Si trattava del 40° anniversario di una manifestazione unica, alla quale avevo partecipato anche alla prima edizione, ormai diversi anni fa. Eppure, il tempo sembra non essere passato, o almeno ci piace pensare così!

Questa manifestazione è particolare perché permette di competere con qualsiasi mezzo a motore. La peculiarità? Non è la velocità a fare la differenza, bensì la distanza chilometrica percorsa tra due punti geografici. Il tempo, infatti, non è preso in considerazione: si può procedere al ritmo che si desidera, senza penalità o altre pressioni. Questo rende la competizione un viaggio lento, immerso nel paesaggio e nella realtà sociale che si attraversa, offrendo un’esperienza profonda e contemplativa.
Gli organizzatori annunciano ogni anno, verso febbraio, i punti di partenza e di arrivo. La distanza tra questi punti è di solito tra i 300 e i 500 chilometri, ma c’è una regola fondamentale: non si possono usare superstrade o autostrade. Il percorso deve svilupparsi lungo le “strade blu”, quelle strade secondarie che tessono il nostro territorio come una ragnatela. (Un consiglio: se non l’avete già letto, cercate il libro “Strade blu” di Least Heat-Moon, una lettura imperdibile!).
Preparare il percorso diventa una vera e propria impresa. Un tempo si consultavano le cartine geografiche dettagliate, oggi la tecnologia satellitare offre infinite opzioni per accorciare il tragitto, ma questo paradossalmente rende la scelta del percorso più complessa. E non mancano le sorprese: spesso, dopo aver seguito un viottolo per chilometri, ci si trova davanti a un ostacolo che obbliga a tornare indietro, vanificando tutto il lavoro di pianificazione.
Nonostante ciò, prendo questa competizione con leggerezza. Trovo che sia un format coinvolgente e, soprattutto, formativo. Aiuta a scoprire il nostro territorio in modo intimo e autentico. Quest’anno il percorso si snodava interamente nelle Marche, collegando Mercatello sul Metauro ad Acquaviva Picena, attraversando da nord a sud una regione ricca di storia e bellezze naturali.

Anche se pensavo di conoscere bene i luoghi, mi sono reso conto che il tragitto mi ha portato in territori sconosciuti, pieni di fascino. Questa esperienza ha rafforzato la mia convinzione che viaggiare a bassa velocità, in luoghi isolati e poco noti, offra un’immersione totale nel paesaggio. Mi piace definire questo modo di viaggiare come “essere dentro al panorama”: un’unità con la natura e le comunità che vi si trovano immerse.
Durante la competizione, come spesso accade, mi sono spinto in zone troppo impervie per il mio mezzo e, forse, anche per la mia età. Dopo soli 30 chilometri, sono stato costretto a cambiare percorso, cercando strade meno impegnative. Questo ha compromesso la mia gara, ma mi ha permesso di esplorare con più calma i luoghi lungo il cammino, portandomi arricchimento culturale e sensoriale.
Ho seguito una rotta che collegava molti manufatti religiosi disseminati lungo l’itinerario, fino ad arrivare ad Acquaviva Picena. Alla fine, ho percorso circa 100 chilometri in più rispetto ai vincitori, ma in cambio ho guadagnato serenità e impagabili sensazioni. È stato uno dei percorsi più belli che abbia mai affrontato.
Alla prossima edizione, senza dubbio. Ci sarò!

