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nonnoatipico torna con i suoi racconti fatti di emozioni e sensazioni che una data situazione riesce a procurargli. La destinazione di oggi è una delle sue mete preferite, sita nell’appennino tosco-romagnolo.
Una delle mie mete preferite da raggiungere con la moto che mi dona sempre sensazioni impagabili è il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi.

Raggiungo il parco da diverse direttrici: da sud passando da Perugia oppure da est addentrandomi nell’interno partendo dalla costiera romagnola lungo svariate vallate che si susseguono parallele da Pesaro ad Imola.
Con i suoi 36.000 ettari di estensione, il Parco offre numerosissime possibilità per essere raggiunto ed attraversato utilizzando una amplissima varietà di strade da percorrere: dalla più comoda sino a situazioni alquanto impegnative per la guida.
È sempre una gioia addentrarmi in questo territorio stante le sue caratteristiche che lo rendono assolutamente unico sia per varietà di paesaggio sia per le opportunità che offre ad un viandante senza tempo e percorso.
Ogni sua parte offre delle inimmaginabili situazioni che rapiscono ed inebriano.
Come al solito cerco di trasmettere le emozioni che una data situazione mi procura lasciando ad altri più acculturati le varie legittime dissertazioni riguardo alle varie fattispecie.
Ritengo che la motocicletta sia lo strumento che molto si addice a questo tipo di approccio probabilmente un poco acritico ma certamente fortemente sensoriale.
Proprio a questo riguardo desidero condividere con i lettori una sensazione che ho provato e provo sempre percorrendo quelle strade.
In uno dei miei viaggi sono arrivato al Monastero de la Verna e, colpito dalla bellezza e maestosità di questa costruzione ho provveduto a visitarlo cercando, per quanto possibile, di immagazzinare quante più nozioni possibili.

Ho proseguito il viaggio ed al mio ritorno, nei giorni successivi, ho molto pensato a quello che avevo visto e provato anche perché c’era qualcosa che mi aveva particolarmente colpito e che volevo approfondire.
Ho utilizzato i miei strumenti satellitari e le mie vecchie cartine per verificare una cosa…
Poco tempo dopo sono ritornato alla Verna e, percorrendo una stradina che definire secondaria è un eufemismo, ho raggiunto dopo circa 25 chilometri l’eremo di Camaldoli.
Questo eremo lo conoscevo ed è proprio questo che mi aveva procurato il tarlo che mi rodeva!
In poche parole: la maestosità naturale di questi posti racchiudeva e custodiva la grandiosità culturale e sociale del nostro passato.
Ad una distanza di pochi chilometri coesistevano nella foresta due fulgidi esempi di cultura e spiritualità vanto imperituro della nostra nazione.
Non entro in sterili dissertazioni relative ma è indubbio che queste due realtà abbiano contraddistinto la storia della nostra terra.
Ciò che mi ha più colpito è il fatto che a poca distanza l’una dall’altra hanno nei secoli coabitato due esperienze tra le più diverse sia come struttura sia come metodica pur nello stesso filone di pensiero.
Chiaro è che viene da pensare quanto sia particolare questa situazione ed adoro immaginare che solo in un posto magico come le foreste casentinesi possa verificarsi questo.
Partire dalla Verna, percorrere quella stradina ed arrivare dopo pochi chilometri all’eremo di Camaldoli dà l’impressione di avere viaggiato nello spazio e nel tempo stante la totale differenza delle due situazioni architettoniche, culturali ed esperienziali presenti.

Vero è che queste situazioni sono alquanto frequenti nella nostra bella Italia ma confesso che questa situazione mi colpisce molto.
Probabilmente sono attratto dalla mistica che questi luoghi mi trasmettono alla pari di quanto si prova nei luoghi di provenienza di coloro che hanno permesso tutto questo Norcia ed Assisi nella nostra amata Umbria (non dimentico San Romualdo ma in ogni caso la congregazione Camaldolese è diretta emanazione dell’ordine Benedettino ).
Questo è un percorso che, con diverse varianti percorro ogni anno e che sempre mi regala emozione e serenità.
Alla prossima!

