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Dal 23 novembre 2024 al 23 marzo 2025 si potrà ammirare a Palazzo Banca d’Alba la celebre immagine trecentesca della Madonna col Bambino e rinomata per la sua storia miracolosa. Un tesoro di rara bellezza che ha affascinato generazioni di fedeli e amanti dell’arte. Esposti anche i busti medievali degli apostoli Pietro e Paolo.

Per la prima volta la Madonna della Bocciata di Pietro Cavallini lascia le sacre Grotte Vaticane per essere ammirata dal pubblico. Dal 23 novembre 2024 al 23 marzo 2025 si potrà contemplare, a Palazzo Banca d’Alba, in Via Cavour 4 ad Alba (CN), questo prezioso affresco appena restaurato grazie al contributo di Banca d’Alba.
Il fulcro dell’esposizione è la celebre immagine trecentesca della Madonna col Bambino e rinomata per la sua storia miracolosa. Un tesoro di rara bellezza che ha affascinato generazioni di fedeli e amanti dell’arte.

Inoltre sarà possibile ammirare i busti degli apostoli Pietro e Paolo, capolavori medievali datati tra il 1277 e il 1280. Questi rari frammenti, provenienti da un ciclo di affreschi commissionato da papa Niccolò III Orsini, trasportano i visitatori in un viaggio nel tempo e nell’iconografia paleocristiana.
L’operazione culturale voluta da Fondazione Banca d’Alba ha il patrocinio della Fabbrica di San Pietro e dalla Diocesi di Alba.
La mostra sarà aperta al pubblico al venerdì, sabato e domenica fino al 23 marzo 2025.
Per un’esperienza più immersiva, è possibile richiedere una visita guidata.

Orari
Venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00
Sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00
Aperture straordinarie: giovedì 26 dicembre e lunedì 6 gennaio dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00.
Ingresso gratuito aperto al pubblico.
Visite guidate
Per visite guidate: sono disponibili i pomeriggi dal martedì al giovedì dalle ore 15.00 alle ore 19.00.
Consigliato un preavviso di 5 giorni lavorativi per poter garantire la presenza della guida turistica.
Per le scuole: sono previste visite guidate gratuite nelle mattine dal martedì al venerdì. Per prenotazioni scrivere a info@turismolanga.it o contattare lo 0173 264030. Consigliato un preavviso di 5 giorni lavorativi per poter garantire la presenza della guida turistica.
Chiedi un preventivo gratuito per una visita guidata, cliccando sul tasto “Richiedi una visita

LA LEGGENDA
L’origine del nome Madonna della Bocciata risale a un racconto di Nicolaus Muffel, un tedesco appassionato di antichità, al seguito di Federico III d’Asburgo nel 1452 quando ricevette la corona imperiale da Nicolò V. Da quel viaggio nacque il libro “Descrizione della città di Roma nel 1452: delle indulgenze e dei luoghi sacri”, che racconta di un miracolo avvenuto nel 1440: un soldato ubriaco, irritato dalle perdite al gioco, lanciò una pietra (una “boccia”) contro l’immagine mariana. Colpita sulla guancia destra, la Vergine sanguinò. Secondo la leggenda, il segno è ancora visibile sulla guancia della Madonna.

LA STORIA
Quella che vediamo oggi è solo la parte centrale dell’affresco, secondo la testimonianza di Tiberio Alfarano, canonico della Basilica di San Pietro dal 1567 e autore dell’opera De basilicae vaticanae antiquissima et nova structura. Alfarano, testimone della basilica prima dei lavori di rifacimento tra XVI e XVII secolo, descrive “La Madonna della Bocciata” come un affresco molto più ampio, raffigurante la Vergine con il Bambino, san Pietro, san Paolo e san Teodoro, posto in una cappelletta nel portico di San Pietro. Nel 1574, durante i lavori al portico, l’affresco fu trasferito nella cappella secretarium, conosciuta come Santa Maria della Febbre, dove si preparavano i canonici. Nel 1608, con la demolizione della facciata della basilica e del secretarium, l’affresco venne spostato nelle Grotte Vaticane.
La storia della Madonna della Bocciata
Già settecento anni fa l’antica immagine della Madonna in trono con il Bambino Gesù accoglieva i pellegrini che giungevano nella Basilica di San Pietro da ogni parte del mondo. Entrando nel quadriportico dell’antica basilica la vedevano dipinta nella parte alta di un muro che chiudeva la penultima arcata meridionale del portico di fronte alla facciata. La devozione verso questa meravigliosa icona mariana “piena di grazia” fu vivificata da un evento miracoloso narrato con queste parole da Nikolaus Muffel nel 1452, in occasione di una sua visita a Roma e alla basilica di San Pietro al seguito di Federico III d’Asburgo: “Quando si entra nella chiesa [di San Pietro] si trova una immagine dipinta della Nostra cara Signora, che un soldato ha colpito con una pietra sul petto perché aveva perso al gioco tre fiorini; così l’immagine cominciò a sanguinare e ne schizzarono 16 gocce che si vedono nel marmo color sangue. Questo è successo nell’anno di Cristo 1440”. Il racconto riferisce esplicitamente di un atto sacrilego compiuto da un soldato che, in preda all’ira, scagliò scagliò una “boccia” (o “sasso”) contro la Vergine colpendola al petto, ovvero sulla figura. Il venerato affresco mariano, dopo essere stato portato nel Secretarium della basilica nel 1574, al principio del Seicento fu trasportato nelle Grotte Vaticane assieme a tre pietre dell’antico pavimento, miracoloso della Vergine e toccate per devozione dai fedeli fino a levigarle. Queste piccole lastre di marmo consunte, opportunamente protette da grate di ferro, si possono ancora oggi ammirare nella Cappella della Madonna della Bocciata. Nonostante la precisa descrizione del Muffel, che vide l’oltraggiato dipinto murale solo dodici anni dopo il prodigioso avvenimento, nel XVII secolo si riteneva che la caduta di pellicola pittorica sul viso della Vergine corrispondesse al segno della “boccia” scagliata contro l’immagine mariana. Il restauro qui presentato ha disvelato un particolare prima non visibile e dimenticato. Sotto la mano destra della Madonna, stuccata e reintegrata a tratteggio, è apparsa una lacuna circolare perfettamente riconducibile alla percussione di una “boccia”. La caduta di colore sulla guancia destra della Vergine, peraltro presente anche sulla fronte e in piccole parti sul collo, non poteva infatti essere riferita all’evento descritto da Muffel. Quella lacuna, rispettata nei più antichi restauri, fu risarcita più volte e con malte diverse nel corso dei secoli, perché, evidentemente, i fedeli erano soliti toccare per devozione la “ferita” della Vergine. Questa ritrovata impronta è stata lasciata a vista per la sua straordinaria importanza storica e devozionale e viene mostrata al pubblico per la prima volta in questa mostra nella città di Alba.