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Breve storia del K-pop di Ivan Canu e Fattore K di Paola Laforgia, due proposte editoriali da mettere sotto l’albero di Natale. Destinati ai fan e, anche, a chi vuole saperne di più… con la speranza che si superi pregiudizi ed etnocentrismo.

Ultimamente si parla molto di Corea del Sud, dai social, alle proposte di viaggio, dai primi brani k-pop passati in radio ai giochi in piazza di Squid Game al Lucca Comics & Games.
Se fino a qualche anno fa non si trovavano neanche guide turistiche in italiano, oggi la letteratura di autori, più o meno autorevoli in materia, abbonda. Sulle riviste di moda e spettacolo si parla delle ultime uscite discografiche, e delle nuove serie tv delle maggiori piattaforme di streaming che oggi producono e si contendono i vecchi k-drama. Si moltiplica l’offerta di ristoranti di cucina coreana, i market asiatici importano sempre più prodotti e ormai tutti conoscono i 10 passaggi della K-beauty e possono reperire i prodotti in negozi dedicati o in noti distributori. Ci sono poi i manwha e i webtoon e le prime copertine delle riviste italiane a mettere in primo piano gli artisti k-pop. La “K” oggi rappresenta questa onda inarrestabile; simbolo di riconoscimento e marchio che rappresenta le politiche di soft power adottate dalla Corea del Sud per accrescere la sua influenza in tutti i settori.
In questo contesto si inseriscono queste ultimissime due uscite.

Ivan Canu, autore di “Breve storia del K-pop”, che tanto breve non è visto che sono oltre 500 pagine, è un illustratore, art director, critico e scrittore. Da sempre appassionato della cultura pop, del Giappone e della Corea del Sud, negli ultimi anni si è dedicato allo studio e alla scoperta del fenomeno del K-pop, diventando uno dei massimi esperti del genere in Italia.
Paola Laforgia che invece scrive “Fattore K”, dal 2021 vive a Seoul, dove lavora come consulente e promoter per l’etichetta discografica indipendente e attualmente conduce un programma mensile di sola musica sulla coreana VISLA.FM. È inoltre autrice di articoli sulla musica e la cultura pop coreana per Not, Norient, Kritika Kultura.
Entrambi si sono cimentati nel riunire tutte fonti nell’apparente facile narrazione di questo sconfinato panorama culturale approcciandolo in maniera differente.
A chi parlano questi libri?
Ad una platea di fan già ampiamente preparati o l’intento è incuriosire chi si è sempre domandato da dove venisse questo successo inarrestabile?

Il popolo dei k-addicted è un pubblico estremamente esigente, preparatissimo e aggiornato in tempo reale su tutto quello che avviene dall’altro capo del mondo. È un lettore attento e molto critico che giustamente pretende accuratezza e non perdona. In alcuni noti casi arrivando al limite del cyberbullismo.
I semplici curiosi hanno invece un approccio più leggero. Tra loro ci possono essere i fan del hallyu che vogliono saperne di più, così come quanti si domandano il perché di tanto clamore intorno al K-pop o agli artisti che ricevono un bagno di folla agli eventi della Fashion Week.

I due libri affrontano la risposta a questa domanda con due stili differenti.
Entrambi si propongono con una copertina accattivante e coloratissima che si adatta perfettamente alla tematica pop degli argomenti, scavandone tutta la cronistoria degli eventi.
Breve storia del K-pop, ha sicuramente un approccio che mi ha fatto pensare ad un target di millenials.
Perché è impossibile parlare di K-pop senza cercarne le influenze, non solo in Giappone, quanto nel pop occidentale, inteso come le prime boy band e girl band degli anni 90.
Che se da una parte questo accostamento ne alimenta i pregiudizi di musica facile e per adolescenti, dall’altro ricorda che le prime band, senza scomodare i Beatles, hanno raggiunto un successo incredibile di numeri e vendite e di conseguenza allora come oggi rappresenta una nutrita platea di fruitori appassionati.

Inoltre da un punto di vista emotivo, il ripercorrere in chiave adulta tutte quelle tappe di successo di gruppi iconici che hanno scritto la storia della musica, come Take That, Backstreet Boys, Spice Girls, per citarne alcuni, aiuta a comprendere non solo l’evolversi del genere, quanto anche l’approccio tra fan e star. Il libro esplora questo argomento delicato. Un approfondimento sulle logiche commerciali che inevitabilmente influiscono e in un certo senso manipolano il fandom creando alle volte situazioni esasperate ed esasperanti per gli idol.
Ma diciamocelo anche in questi casi non è niente di nuovo. Le folle in aeroporto o sotto gli hotel, le urla, le lacrime, gli outfit a tema, i banner, che a suo tempo si chiamavano ‘cartelloni’, la collezione di cimeli, i CD, gli autografi, le foto, i poster, le copertine e gli adesivi, i tatuaggi, compresi trasferelli… noi millenials abbiamo vissuto una sorta di transizione tecnologica in chiave fandom che non ci sorprende!

Ecco quello che magari differisce molto e non ci appartiene minimamente è l’idea che vede idol e attori come i fidanzati perfetti, casti e inavvicinabili. Alzi la mano chi si è mai scandalizzato per le pazzie di Robbie Williams. O chi conoscendo la fama di rubacuori di Nick Carter non ha mai pensato, fantasticando, che il miracolo potesse accadere a chiunque. O ha pensato di boicottare le Spice Girls perché Victoria Adams aveva iniziato a frequentare Beckham.
Si viveva un approccio delulu* (vivere in un mondo di fantasia) anni 90, ma con un occhio alla realtà senza farsene un dramma iniziando campagne d’odio contro chicchessia.
Fattore K a mio avviso ha un approccio più accattivante e più diretto ai curiosi.
La penna di Laforgia al dì là del nozionismo, stimola la conversazione con una narrazione di opinione.
Una sorta di chiacchierata durante una passeggiata tra amici.

Il k-pop e i k-drama stanno perdendo la loro identità e peculiarità che li hanno portati al successo avvicinandosi troppo ai prodotti occidentali? Il k-pop che parla inglese e sforna collaborazioni con star americane può ancora definirsi pop coreano? I k-drama che hanno perso il format della stagione autoconclusiva di 16 episodi, che ha immagini più esplicite e riprende in continuazione le trame dei vecchi successi hanno perso di originalità?
Un approccio empatico è sicuramente una strada per avvicinare il curioso attraverso un ‘gancio’ intrigante e affascinante.
In conclusione, Breve storia del K-pop è un manuale che mi sentirei di mettere sotto l’albero di quanti dall’alto della loro ‘selezionatissima’ presenza alle conferenze stampa si sono espressi editorialmente senza alcuna base.

E affinché non si sentano più domande come “ma chi sono questi Stray Kids?” dalle nostre radio.
Fattore K a quella cerchia di amici che, se ancora non ti hanno cancellato dalla loro rubrica, possono capire che forse la mosca bianca non sei tu.
«La Corea del Sud è un Paese che è stato invaso, raso al suolo, diviso in due. Solo settant’anni fa non c’era niente. Ricevevamo aiuti dal Fondo Monetario Internazionale e dalle Nazioni Unite. Ora invece il mondo intero ci guarda. Com’è possibile? Com’è successo? Be’, è perché la gente si fa in quattro per migliorare sé stessa. In Francia o nel Regno Unito, Paesi che hanno passato secoli a colonizzare altri, c’è chi viene da me dicendo: “Accidenti, vi mettete troppa pressione addosso; la vita in Corea è così stressante!”. In Occidente, le persone semplicemente non ci arrivano.» RM, BTS
Con la speranza per l’anno nuovo che tanta letteratura autorevole riesca a scalfire il pregiudizio e l’etnocentrismo.
Paola Laforgia
Fattore K - L'ascesa della cultura pop coreana
Illustrazione: Lucrezia Viperina
Pagine: 240
Data uscita: 25 Ottobre 2024
Editore: ADD Editore
Ivan Canu
Breve storia del K-pop
Illustrazione: Ivan Canu
Pagine: 504
Data di uscita: 11 ottobre 2024
Editore: Salani
