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La mostra dell’artista beneventano Matteo Sarro, a cura di Maria Marchese, presso lo Spazio Valeriani, nella Capitale, ottiene grandi consensi da parte del pubblico presente. Un esordio tanto promettente non poteva non avere un proseguo: mentre ancora siamo nel vivo dell’esperienza espositiva, Sarro ha iniziato una produzione inedita per un’”immersione totale” in terra belga.
Il 14 marzo è stata inaugurata “Full Immersion” (visitabile fino al 28 marzo), la prima mostra personale di Matteo Sarro : un’immersione totale tra le opere e tra i consensi del pubblico presente, intervenuto numeroso presso lo Spazio Valeriani, che ne decretano il successo. Con – geniale l’allestimento ideato dall’artista e dalla curatrice Maria Marchese , dove l’apposizione di specchi tra le opere ha sortito l’effetto desiderato, ossia di azzerare il confine tra le persone ed i manufatti, tra la vita quotidiana e l’arte, tra pensiero e materia. Sono 14 le opere presenti in mostra – tele, sculture ed oggetti di design – che raccontano il percorso artistico di Sarro, dagli esordi ad oggi. Esse convincono innanzitutto per la cifra distintiva dell’artista, che denota una personalità “esotica”, intesa come squisita capacità di esplorare e sperimentare l’inconsueto, traducendolo, poi, in creazioni che seducono esteticamente e psicologicamente.

Affascinano, infatti, le grandi tele com “Lembo” ed “Oltre”, che raccontano un importante e profondo legame con il luogo d’origine, Benevento, con la famiglia e la tradizione, dai colori terrosi su fondi immacolati, ma dalle forme incerte, tanto quanto le tele più piccole, le ultime della produzione “sarriana”, come “Purity” e “Légere comme une pierre”, contraddistinte da un’approfondita indagine nella sfera del colore, tradotta in nuances ricercate, a volte riflessive altre “audaci”. Tra le prime e le seconde si intende chiaramente un distacco rispetto ai principi che sono stati fondamento giammai, però, rinnegati dall’artista, bensì ri – dimensionati, ossia hanno acquisito un peso diverso, nel contesto della sua crescita.

L’esperienza di Matteo Sarro, sia esistenziale che artistica, testimonia un rapporto “partenza/tornanza” alle origini che evolve, invertendo i valori, via via che la propensione alla scoperta di altre terre, insita nell’artista da sempre, e la sua inclinazione naturale alla sperimentazione, lo conducono altrove. Tutta la sua produzione si contraddistingue per la mescita della farina, simbolo dei legami ancestrali, con le resine acriliche, portavoce di esplorazioni nell’ignoto; questo stesso connubio muta, nelle sue stagioni, nelle proporzioni: la presenza della farina diminuisce esponenzialmente, lasciando spazio alle “azioni” delle resine, determinando una serie di interessanti variazioni morfologiche delle sue pietre.

Durante la serata erano presenti Mario Tacinelli, curatore d’arte, direttore artistico, con l’artista Luisa Valeriani, di Spazio Valeriani, che ha ospitato “Full Immersion”, e molte altre personalità di spicco nel panorama artistico italiano, tra cui Gino Rossi, art dealer, Laura Mantovi, jewelery designer, la stylist Giuseppina Lauria, lo scrittore Ruggero Capone, le artiste Irene Malish e Anastasia Chaikovskaia…
Questo esordio così promettente dell’artista non poteva non avere un seguito: dal 3 luglio al 3 ottobre 2025, sarà l’ “Alof Brussels Shuman” di Bruxelles ad ospitare la mostra a cura di Maria Marchese.
