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Dal 15 al 20 luglio un nuovo modo e coinvolgente di vivere il parco in provincia di Trapani. Progetto della società Volare sull’Arte. Sempre nel trapanese riportata alla luce una degli spazi dell’antica città siceliota.

Segesta vista dal cielo: in mongolfiera dal 16 al 20 luglio

Dal 16 al 20 luglio una mongolfiera colorata si alzerà in volo vincolato, ovvero con il pallone ancorato a terra, sul Parco archeologico di Segesta. Un’esperienza del tutto inedita che i visitatori potranno vivere dalle 19.30 alle 22, per una durata di dieci minuti, in gruppi di massimo 5 passeggeri per volta, bambini inclusi, oltre al pilota. Si raggiungerà un’altezza massima di 15/20 metri. Nell’occasione, sarà aperta in questa stessa fascia oraria anche l’area del tempio dorico con biglietto ridotto.

«Un modo nuovo e coinvolgente di vivere il parco, un’esperienza immersiva – dice l’assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato – che unisce il fascino della vista serale alla suggestione di una prospettiva diversa, regalando ai visitatori uno sguardo unico sul sito, sospeso tra cielo e storia».
Il progetto è della società campana Volare sull’Arte, impresa sociale nata con lo scopo di promuovere siti di interesse artistico, storico, architettonico e paesaggistico, attraverso l’offerta di un “diverso punto di osservazione”. La mongolfiera è dotata di porta per l’accesso e quindi idonea anche ai passeggeri con disabilità. È consigliato un abbigliamento comodo e scarpe dalla suola piatta, inoltre non è possibile portare a bordo passeggini. I voli saranno effettuati in ottemperanza alle regole sulla sicurezza e alle direttive dell’Enac. Non si volerà in caso di vento forte e maltempo nella zona.
Per ulteriori informazioni e per l’acquisto dei biglietti è possibile consultare la pagina dedicata all’iniziativa sul sito di CoopCulture.

Selinunte, conclusa la campagna di scavi sull’acropoli

La nuova campagna di scavi sull’acropoli di Selinunte, nel Trapanese, ha riportato alla luce uno degli spazi più sacri dell’antica città: l’adyton del Tempio R, il più antico in pietra del sito archeologico. Qui, intorno al 570 a.C. una donna, probabilmente di alto rango. depose un anello d’argento come offerta alla divinità. Un gesto fortemente simbolico, che rivela il profondo legame tra la comunità selinuntina e le divinità femminili protettrici della città. Il gioiello è stato ritrovato in un deposito votivo straordinario rinvenuto sotto il pavimento originario del santuario, in fondo al naos del luogo di culto. Il deposito conteneva all’origine almeno 300 oggetti tra cui 27 punte di lancia, pesi da telaio, ceramica fine e altri oggetti preziosi. Una scoperta eccezionale che permette di comprendere meglio le pratiche rituali legate al culto femminile a Selinunte e di datare con maggiore precisione l’espansione del santuario urbano fin dai primi decenni di vita della nuova fondazione.

L’area, sorprendentemente intatta, ha restituito numerosi oggetti votivi e tracce di riti antichi, come punte di lancia conficcate nel terreno, a testimonianza della forte spiritualità che animava il luogo fin dalla fondazione della città, attorno al 628 a.C.
Lo scavo, condotto dall’Institute of Fine Arts della New York University e dall’Università Statale di Milano, in collaborazione con il Parco archeologico di Selinunte è diretto dall’archeologo Clemente Marconi e conferma l’importanza religiosa e simbolica dell’intera area sacra sin dalle origini della polis.
«Sta tornando alla luce – ha detto l’assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato – la Selinunte più antica. Prima la porta e le mura, ora il santuario, tutti ritrovamenti eccezionali per leggere le origini della città».
Gli scavi si sono concentrati sull’area del grande santuario urbano e in particolare sul Tempio R e hanno confermato l’ipotesi dello studioso tedesco Dieter Mertens che aveva individuato nel precoce sviluppo del luogo di culto un tratto distintivo di Selinunte. «Stiamo portando alla luce l’anima più antica di Selinunte, quello spazio attorno cui fu costruita la prima comunità», spiega il direttore del Parco archeologico Felice Crescente

Uno dei risultati chiave riguarda lo scavo nell’angolo nord-ovest del santuario (SAS W), dove è emerso un accesso monumentale del V secolo a.C. La sequenza stratigrafica, dalla fase pre-greca al medioevo, è praticamente rimasta intatta e ha restituito tracce e reperti straordinari, tra cui la cuspide di lancia in ferro infissa nel terreno. 
Ma è nel cuore del Tempio R (SAS Y) che gli archeologi hanno compiuto le scoperte più significative: l’accesso all’adyton, perfettamente conservato, era protetto da una transenna che ne impediva l’ingresso diretto ma che consentiva alle fedeli, verosimilmente devote a Demetra e Kore, di deporre oggetti votivi rimanendone fuori.