Riceviamo e pubblichiamo
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Dal 5 febbraio al 19 marzo 2026 da Paula Seegy Gallery (Via San Maurilio, 14) la mostra a cura di Luigi Sansone dedicata alla scultura contemporanea. La collettiva riunisce artisti che da anni conducono una ricerca rigorosa e personale intorno alla materia.

La Paula Seegy Gallery di Milano presenta la mostra “Cinque artisti per cinque materiali: Benedini, Coletta, Cuschera, De Marchi, Ōki” a cura di Luigi Sansone, dal 5 febbraio al 19 marzo. Dedicata alla scultura contemporanea, la collettiva riunisce artisti che da anni conducono una ricerca rigorosa e personale intorno alla materia. Legno, rame, ferro, acciaio e vetro diventano strumenti di conoscenza, organismi vivi, attraversati dal tempo, dalla memoria e dall’energia.

Gabriella Benedini, Vela bianca e Vela nera, 2008-20242025, vetroresina e ferro su legno, 230 x 96 cm e 248 x 88 cm, foto Fabio Viganò

In mostra le opere di Gabriella Benedini, che affida al legno – spesso recuperato e già segnato da un vissuto precedente – il compito di raccontare storie di trasformazione e rinascita; di Pietro Coletta, che nel rame individua un principio vitale e alchemico, capace di sprigionare luce, calore ed equilibrio spirituale; di Salvatore Cuschera, che piega e tende il ferro fino a renderlo sorprendentemente dinamico e instabile; di Riccardo De Marchi, che lavora l’acciaio come una superficie da attraversare, scavare e aprire, trasformandola in un campo di segni e di ritmo; e di Izumi Ōki, che sceglie il vetro per costruire architetture di luce e trasparenza, in cui forma e spiritualità coincidono.
L’esposizione mette in dialogo queste cinque esperienze in un percorso unitario, in cui la scultura si rivela come pratica di ascolto della materia e come spazio di incontro tra visibile e invisibile.
Il progetto espositivo si inserisce idealmente in una linea di continuità con le grandi sperimentazioni delle avanguardie storiche del Novecento, in particolare con il Futurismo, primo movimento artistico a concepire l’arte come intervento totale sull’esistenza e a introdurre l’uso libero e innovativo dei materiali. Dai “complessi plastici” di Balla e Depero alle riflessioni di Boccioni sulla distruzione della nobiltà tradizionale del marmo e del bronzo, la materia diventa veicolo di dinamismo, energia e visione. È proprio questo spirito di ricerca che anima ancora oggi il lavoro degli artisti in mostra.

Pietro Coletta, Dardo di Zeus, 2016, legno bruciato, ferro e rame, 114 x 66 x 60 cm

Gabriella Benedini lavora il legno come materia archetipica, portatrice di memoria e di tempo. I materiali di recupero, spesso provenienti da fasciami di barche, conservano le tracce di una vita precedente che l’artista non cancella ma trasforma. Nelle sculture Vele (2024–2025), una nera e una bianca, la materia vissuta si apre a una dimensione simbolica e spirituale: forme concave sospinte dal vento, metafora di un viaggio interiore oltre la realtà fisica. La dualità yin/yang, il tema della trasformazione continua e il rispetto profondo per la natura rendono l’opera di Benedini una riflessione poetica sul tempo, sulla rinascita e sull’energia che permane nella materia.

Il rame è invece il materiale elettivo di Pietro Coletta, scelto per il suo potente valore simbolico e alchemico. Metallo associato alla vitalità, alla luce e all’equilibrio spirituale, il rame nelle sue sculture diventa superficie sensibile, capace di catturare e riflettere l’energia del fuoco. Attraverso bruciature, ossidazioni e accostamenti con legno, ferro e vetro, Coletta indaga il rapporto tra luce e ombra, reale e virtuale, materia e trascendenza. Opere come Soglia, Dardo di Zeus o Incanto si configurano come portali simbolici, luoghi di passaggio tra il visibile e l’invisibile, dove la scultura diventa espressione dell’anima.

Salvatore Cuschera, Onde di colori su Seven Sisters, 2025, ferro forgiato e lamiera, tecnica mista, 49,6 x 42,1 x 12,7 cm, foto Luigi Andreoletti

Salvatore Cuschera utilizza il ferro per creare forme tese, dinamiche, in equilibrio precario. La sua profonda conoscenza delle tecniche di forgiatura e saldatura gli consente di trasformare un materiale pesante e resistente in strutture che sembrano sfidare la gravità. In opere come Fuori diagonale o Tavola del deserto, il ferro si carica di valenze simboliche: passaggi, soglie, archetipi legati alla nascita, al viaggio e alla spiritualità. Il vuoto, l’aria, lo spazio interno alle sculture diventano elementi costruttivi essenziali, contribuendo a una riflessione sull’equilibrio tra ordine e disordine, forza e leggerezza.

La ricerca di Riccardo De Marchi si fonda su un gesto tanto elementare quanto radicale: il foro. Da oltre quarant’anni l’artista incide, perfora e modula superfici di acciaio, alluminio e plexiglas, costruendo un linguaggio personale basato su punto, linea e piano. I suoi lavori evocano antiche scritture, geoglifi, partiture musicali e fenomeni naturali, generando sequenze ritmiche di vuoti e pieni. I “buchi” di De Marchi non sono assenze, ma aperture verso uno spazio altro, inviti a guardare oltre la superficie per cogliere l’ordine nascosto della realtà.

Con Izumi Ōki la materia si fa luce. Le sue sculture, realizzate esclusivamente in vetro, amplificano lo spazio e dialogano con l’architettura attraverso trasparenze, rifrazioni e ritmi luminosi. La forma nasce da una necessità interiore e si traduce in strutture essenziali, cariche di spiritualità. Opere come Pensiero danzante, Onda architettonica o Torre cattedrale trasformano il vetro in un medium poetico capace di unire leggerezza, energia e armonia, evocando una visione cosmica in cui caos e ordine trovano un equilibrio perfetto.

La galleria in collaborazione con l’Archivio Giacomo Benevelli, nell’ambito del progetto di Milano MuseoCity presenta il lavoro di Giacomo Benevelli Liason#100, realizzato in marmo di Carrara.
L’esposizione si configura così come un percorso intenso e coerente, in cui la scultura contemporanea riafferma il proprio ruolo di spazio di ricerca, conoscenza e visione. Materiali e sensibilità diversi, un’unica tensione verso l’essenza profonda della materia e del fare artistico.

Titolo Cinque artisti per cinque materiali: Benedini, Coletta, Cuschera, De Marchi, Ōki
A cura di Luigi Sansone
Sede Paula Seegy Gallery, via San Maurilio 14 – Milano
Date 5 febbraio – 19 marzo 2026
Inaugurazione giovedì 5 febbraio, ore 18
Orari damartedì a sabato, ore 12 – 19
Ingresso libero
Info pubblico paula@paulaseegygallery.com – mob. +39 340 4215312 www.paulaseegygallery.com