Riceviamo e pubblichiamo
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Un artista di vent’anni usa l’immaginario di Daniel Defoe, Robinson Crusoe, per mettere a nudo la solitudine di una generazione, la Gen Z: nel singolo la scissione tra corpo e mente diventa un addio amaro dove il sesso è l’ultima barriera prima della fine.
«Mi sento un naufrago alla Daniel Defoe, perso su un’isola alla Robinson Crusoe». Inizia così, con un riferimento esplicito ai classici della letteratura, “Di Te”, il nuovo singolo di Namarian, giovane promessa del pop-urban toscano classe 2005.
A vent’anni, l’artista sceglie un immaginario che sembra distante dalla sua generazione per raccontare una deriva che, invece, le è profondamente interna. In “Di Te”, la letteratura classica non viene utilizzata come un ensemble di citazioni colta fine a sé stesse, bensì come strumento narrativo volto a mettere ordine, ad organizzare razionalmente ed emotivamente un conflitto interno specifico: quello tra un corpo che resta agganciato a una relazione finita e una mente che ha già deciso di andarsene.

Robinson Crusoe diventa così l’emblema di un isolamento interiore spogliato da ogni forma di romanticismo. Namarian, al secolo Francesco Bertoli, non mira a nobilitare il racconto, ma ne usa il mito per necessità: la figura del naufrago, solo su un’isola mentre il mondo continua altrove, è la metafora più onesta per descrivere un legame che sopravvive solo nel contatto fisico, mentre sostanza, complicità e sintonia sono già evaporati. È il paradosso di un naufragio a due, consumato tra le mura di una stanza che non è più un rifugio, ma uno spazio in cui l’intimità diventa l’ultima barriera contro la consapevolezza della fine. In questa dispersione, il riferimento a Defoe smette di essere un richiamo scolastico per trasformarsi nell’istantanea di una generazione che si sente isolata proprio nel momento del massimo contatto, persa in una “zona grigia” in cui il desiderio è l’unica bussola rimasta a indicare una rotta ormai perduta.
Articolato su un sound che fonde l’energia del pop-punk americano alle metriche del pop-urban italiano, il pezzo mette a nudo l’incapacità di staccarsi da ciò che ferisce. «Non vale se per parlare mi spogli» recita il ritornello, mettendo l’accento su come la distrazione fisica diventi spesso un ostacolo alla risoluzione dei conflitti.
«Ho iniziato a scrivere questa canzone quasi per sfogo, dopo una storia complicata che mi ha lasciato addosso più domande che risposte – spiega Namarian -. Volevo raccontare quel caos, quella conversazione mai avuta. Scriverla è stato un atto di onestà; non una vittoria, ma una liberazione amara. A volte lasciar andare non è debolezza, è estrema lucidità».

Cresciuto in una famiglia legata a doppio filo alla musica, Namarian inizia a scrivere testi e comporre melodie a soli 13 anni. Polistrumentista e autore, rappresenta l’evoluzione del pop-urban italiano, grazie ad una scrittura che non rinuncia alla melodia ma cerca al contempo una profondità testuale rara per la sua età. Dopo diverse esperienze live e pubblicazioni con etichette indipendenti, con “Di Te” definisce ulteriormente un’identità sonora che guarda alla scena internazionale senza perdere le radici cantautorali.
“Di Te” è un naufragio senza mare e senza tempesta, consumato tra quattro pareti. Non c’è salvezza da cercare altrove, solo la consapevolezza di essere rimasti soli prima ancora di dirsi addio. Un invito a chiudere le porte che fanno male, accettando che, a volte, l’unica terra ferma possibile è quella che troviamo ricominciando da noi stessi.

Namarian, all’anagrafe Francesco Bertoli, è un artista pop-urban di Chiusi (SI) classe 2005 che utilizza la scrittura come strumento di osservazione e messa a fuoco dei conflitti interiori contemporanei. Cresciuto in una famiglia in cui la musica ha sempre avuto un ruolo centrale – la madre è musicista e cantante – inizia a cantare fin da bambino e, dall’adolescenza, a scrivere testi e comporre melodie in autonomia. Dal 2018 sviluppa una scrittura personale che unisce l’energia del pop-punk americano alle metriche e alle strutture del pop-urban italiano, muovendosi tra melodia immediata e attenzione al contenuto testuale. Nei suoi brani, l’intimità non è mai un pretesto narrativo, ma uno spazio di trazione in cui corpo e pensiero spesso procedono in direzioni opposte. Negli anni pubblica diversi singoli con etichette indipendenti, collaborando con team produttivi differenti e consolidando progressivamente un’identità sonora riconoscibile. Parallelamente porta la sua musica dal vivo in contesti e rassegne di piccole e medie dimensioni, affinando una presenza scenica essenziale e coerente con la sua scrittura. Nel gennaio 2026, con il singolo “Di Te”, Namarian compie un ulteriore passo nella definizione del proprio percorso artistico, scegliendo un immaginario colto e non generazionale per raccontare una condizione segnata dalla difficoltà di separare desiderio e consapevolezza. Un lavoro che conferma una direzione precisa, lontana da formule preconfezionate e attenta alla sostanza del racconto.

