a cura della Redazione
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Intervista con Simone Cardelli – in arte Cardo – che nello scorso mese di gennaio è uscito con il singolo “Una di queste sere”. Simone ci ha parlato di questo suo nuovo lavoro ma anche di musica e di progetti futuri.

Con “Una di queste sere”, Cardo – al secolo Simone Cardelli -apre un nuovo capitolo del proprio percorso artistico, mettendo al centro una scrittura intima e una costruzione sonora ampia, quasi cinematografica. Il brano nasce come un flusso di coscienza, un racconto emotivo che non cerca risposte definitive ma lascia spazio alla risonanza personale di chi ascolta, muovendosi tra il desiderio di serenità e la complessità dell’interiorità.
Alle spalle, una formazione classica che affonda le radici nello studio del pianoforte e che oggi dialoga con produzioni moderne e contaminazioni libere: un approccio istintivo, lontano da etichette rigide, in cui convivono suggestioni diverse e accostamenti non convenzionali. Un immaginario musicale sfaccettato, nutrito tanto dal rock visionario di David Bowie e dei Pink Floyd, quanto dalla forza espressiva del rap contemporaneo di Kanye West e dalla musica orchestrale.
In questa intervista per Ottiche Parallele Magazine, Cardo racconta la genesi di “Una di queste sere”, il suo modo di intendere la musica come linguaggio di libertà e ricerca, e i prossimi passi di un progetto in continua evoluzione, aperto alla sperimentazione e a nuove direzioni sonore.

Ciao Simone, benvenuto su Ottiche Parallele Magazine! Il tuo percorso è iniziato molto presto con lo studio del pianoforte a 5 anni: quando hai capito che questo amore per la musica si sarebbe trasformato in un progetto artistico personale?
Non credo ci sia stato un momento preciso nel quale ho deciso di intraprendere questo percorso. Mi riavvicino alla musica facendo basi musicali al computer, poi provo a scriverci sopra, ci è voluto un po’ prima di arrivare a scrivere una canzone strutturata. Ad oggi è lo stesso, ogni giorno il suo affanno.

Cosa rappresenta per te la musica in generale e, in particolare, il tuo modo di fare musica, che oggi unisce una formazione classica a produzioni moderne?
La musica per me è un linguaggio, che mi permette di esprimermi, liberarmi, elevarmi e divertirmi. Il mio modo di fare musica unendo stili differenti è per me sinonimo di libertà, non è ricercato, mescolare varie influenze mi viene istintivo e naturale.

Le tue influenze spaziano dal rock classico di David Bowie e i Pink Floyd fino al rap di Kanye West e alla musica orchestrale: in che modo questi mondi così diversi ispirano il tuo stile attuale?
Da sempre ascolto generi molto diversi perché la mia personalità è sfaccettata, di conseguenza lo è anche la mia musica, il modo in cui mescolo stili differenti per me è intuitivo, non saprei spiegarlo. Mi piacciono gli accostamenti improbabili che sfidano i canoni classici musicali.    

Il 9 gennaio è uscito “Una di queste sere”: ci racconti di cosa parla questo brano e quale messaggio di consapevolezza e ricerca interiore vuoi trasmettere a chi lo ascolta?
Il brano parla del contrasto tra la ricerca di serenità e la complessità interiore, due cose strettamente connesse, l’una conduce all’altra. Non voglio lanciare un messaggio, è più un riflesso di quello che sento, è un flusso di coscienza, è qualcosa con cui l’ascoltatore può entrare in risonanza anche senza utilizzare la ragione.

Il singolo presenta una struttura sonora “epica” con archi e pianoforte: a questo brano ne seguiranno altri con sonorità simili o stai già lavorando a un album con sfumature differenti?
Ho in progetto dei singoli con un suono diverso, sto sperimentando e provando cose nuove.

Oltre alla promozione di questo singolo, quali saranno i tuoi prossimi progetti? Ti vedremo presto dal vivo o con nuovi contenuti legati al videoclip ambientato nel bosco?
Per ora ho in progetto dei singoli.

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Ringraziamo Simone per la disponibilità e Valentina Seneci di Red&Blue Music Relations per la preziosa collaborazione.