Riceviamo e pubblichiamo
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Nuovo singolo per il cantautore. Quando “ti amo” diventa una frase qualunque: Niko e la svalutazione semantica dell’amore nel linguaggio digitale. Roma e le sue luci stanche sull’asfalto, che riflettono promesse già sentite.

«Ti amo è un insulto se non viene dal cuore». Perché quando si usano le parole più importanti senza nobilitarle, si consumano. E quando si consumano, smettono di dire qualcosa e fanno danni.
Nel 2026 le dichiarazioni sentimentali non mancano di certo. Anzi, circolano ovunque. E forse, proprio per questo, sembrano valere meno. “Mappa Perfetta”, il nuovo progetto di Niko, nasce dal disallineamento tra l’amore che continua a essere raccontato e quello che, sempre più spesso, viene ridotto a una sequenza di frasi già sentite, imitate, ripetute. Un ritratto del modo in cui oggi si promette, si dichiara, si recita. Le parole funzionano come formule: suonano corrette, perfette. Le esperienze, molto meno.
Dopo “Anime Perse”, che aveva dato voce al logorante silenzio del ghosting e all’assenza improvvisa e spiazzante nei legami affettivi, l’artista reatino d’adozione capitolina sposta lo sguardo su quello che accade quando il silenzio finisce: il rumore assordante delle parole. Parole educate, automatiche, inflazionate. Parole di rito, volte a descrivere ciò che per antonomasia non può essere decritto, ma solo vissuto. E che si ritrovano a riempire le pagine di sentimenti recitati per copione. Parole che non proteggono più nessuno.

E Roma, sotto la pioggia, a definire il tono del racconto, incorniciando la stanchezza di chi torna sempre allo stesso punto, tra baci dati per abitudine, promesse non mantenute e direzioni incerte.
Una città attraversata da luci riflesse sull’asfalto, da ombre che si allungano tra i vicoli, da silenzi che si impongono come le architetture antiche che ne dominano gli scorci. È lì che Niko ambienta la sua nuova canzone: in uno spazio che resta immutato pur offrendo sempre qualcosa di nuovo, mentre nel linguaggio relazionale tutto sembra continuare a ripetersi.
Il brano, scritto e prodotto da Fede Mcallister, prende forma in un mondo saturo di promesse, ma sceglie di prenderne le distanze. Un mondo in cui il “ti amo” rischia di ridursi a un automatismo, a un riflesso meccanico di un tempo trascorso insieme senza essere davvero vissuto, svuotato dalla ripetizione, imitato come una battuta di un film già visto.
Niko evita banalizzazioni e idealizzazioni, muovendosi dentro il tempo che racconta e affidandosi a una scrittura fatta di immagini concrete e malinconiche: «Fanno tutti per finta, fanno tutti l’amore», canta, mettendo in discussione la distanza sempre più evidente tra ciò che viene dichiarato, espresso a voce, e ciò che si prova davvero.
Mappa Perfetta” non è la ricerca di una relazione ideale, ma il tentativo di ritrovare una bussola in mezzo a un linguaggio che ha perso il senso stesso di ciò che comunica. La “mappa”, infatti, non indica un luogo, ma un modo di sentire: più consapevole, meno automatico.
Il suono accompagna questo percorso. La voce di Niko attraversa registri diversi con assoluta naturalezza, lasciando spazio ai silenzi. E proprio in quelle pause il brano trova il suo equilibrio: negli interstizi, nelle frasi che non cercano di spiegare tutto, ma lasciano respirare il senso.
Roma ritorna, ancora, come simbolo. Come luogo di passaggio, di attese, di giornate che sembrano tutte uguali finché un dettaglio – una luce, un sorriso, una pioggia improvvisa – non cambia la prospettiva. «Stretta sopra Roma se piove», rende perfettamente l’idea della città interpretata e abitata come stato d’animo, come dimensione interiore, più che geografica. Un punto fermo dentro un movimento ininterrotto tra dubbi, domande ed esitazioni.

Mappa Perfetta” parla di promesse, ma soprattutto di responsabilità. Quella di dare alle parole il valore e l’importanza che meritano. Di non usarle come rifugi temporanei, ma come strumenti capaci di creare legami, emozioni e sentimenti che resistono al tempo.
Nel linguaggio digitale, sempre più rapido e meno umano, Niko si muove in controtendenza, riportando l’attenzione su ciò che viene detto e, soprattutto, sul modo in cui viene detto.
Perché le parole non sono neutre. Si portano dietro quello che promettono, quello che negano, quello che eludono. Possono avvicinare, ma anche allontanare. Possono aprire, ma anche chiudere. Possono guarire, ma anche ferire. E una volta pronunciate, si depositano e lasciano traccia.
È da qui che nasce l’idea di una “mappa” che non sia destinazione, ma assetto. Che non serva per arrivare altrove, ma per capire come ci si muove, cosa si dice, e con che intenzionalità.
Perché forse, oggi, la vera mappa non è quella che ci porta da qualche parte.
È quella che ci aiuta a capire dove siamo davvero, prima di scegliere se muoverci o fermarci.

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Niko, al secolo Nicola Lattanzio, è un cantautore e polistrumentista italiano nato a Rieti che cresce con la musica come compagna costante. La scoperta della sua passione avviene presto, tra viaggi in auto cantando a memoria le hit italiane degli anni ’80 e lezioni private di chitarra classica. A soli dodici anni entra a far parte del coro Giovanni Pascoli della sua città, dove suona la chitarra e inizia ad esibirsi pubblicamente. Nel 2000 intraprende un percorso di studio vocale con Lorena Scaccia (metodo di Nora Orlandi), approfondendo anche dizione e presenza scenica. Due anni più tardi si affaccia per la prima volta a un palco in qualità di cantante, grazie alla manifestazione benefica “Natale in Musica”, conquistando l’attenzione del pubblico. Inizia così un percorso fatto di prove, scrittura e concerti nei locali del Lazio. Dal 2004 al 2006 rinnova la sua presenza a “Natale in Musica”, ma sente il bisogno di dare voce alle proprie emozioni scrivendo i primi brani inediti. Nel frattempo si forma alla Nuova Accademia Musica e Spettacolo di Rieti, studiando pianoforte, teoria e armonia, e avvia una collaborazione con Luca Vincenti Mareri Tosoni, con cui inizierà la produzione del suo primo album. Nel 2009 realizza su commissione una canzone per bambini allegata a un libro, mentre nel 2011, con “Le storie di Panfilo”, entra nel circuito radiofonico nazionale. Nel 2012 arriva la collaborazione con il produttore Walter Babbini e la realizzazione dell’EP d’esordio presso i Revolver Studios di Guidonia, dove suonano musicisti di fama nazionale. Nel 2015, vince il “Premio alla miglior Presenza Scenica” di Sonic Factory e, nel 2025, con il singolo “Anime Perse”, inaugura un nuovo capitolo del suo cammino artistico. Un ritorno intimo e necessario, capace di toccare e attraversare il presente con delicatezza, lasciando spazio al silenzio e alle domande che spesso restano senza risposta.

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