Riceviamo e pubblichiamo
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Quando siamo innamorati il nostro cervello produce delle sostanze chimiche come la dopamina, l’ossitocina e feniletilamina. Ne parliamo con il dr. Charlie Fantechi, psicologo, psicoterapeuta e ipnotista.
«Avere le farfalle nello stomaco», «colpo di fulmine», «l’amore rende ciechi»: espressioni che sembrano appartenere solo al linguaggio poetico, ma che trovano oggi solide conferme scientifiche.
Innamorarsi, infatti, non è soltanto un’esperienza emotiva, ma un vero e proprio processo neurochimico che coinvolge specifiche aree del cervello.
In occasione di San Valentino, l’amore diventa scienza con il dr. Charlie Fantechi, psicologo clinico, psicoterapeuta e specialista in ipnosi.
Dottore, numerosi studi scientifici, in particolare quelli dell’antropologa americana Helen Fisher, ci dicono che già nelle prime fasi dell’innamoramento il nostro cervello inizia a produrre molecole ben precise e ad attivare circuiti cerebrali specifici. Cosa accade, esattamente, nella nostra testa quando ci innamoriamo?
Quando ci innamoriamo, il cervello entra in uno stato di attivazione molto simile a quello che osserviamo in alcune condizioni di iper-focalizzazione. La dopamina aumenta motivazione, desiderio e spinta verso l’altro; la feniletilamina contribuisce a quell’euforia iniziale che altera la percezione del tempo e delle priorità; l’ossitocina, invece, costruisce il terreno della fiducia e dell’attaccamento. Dal punto di vista neuropsicologico è come se il cervello “selezionasse” una persona come altamente significativa, mettendo in secondo piano molti altri stimoli. È un processo potente, rapido e in larga parte automatico, che avviene prima ancora che ce ne rendiamo conto a livello razionale.

Secondo il modello della Fisher, l’amore attraverserebbe tre fasi principali: desiderio, attrazione e legame. Si ritrova in questa mappatura o, sulla base del suo lavoro clinico e dell’esperienza con le persone, c’è qualcosa che va oltre questa suddivisione?
È una mappatura molto utile e, dal punto di vista scientifico, estremamente chiara. Nella pratica clinica, però, vedo spesso che queste fasi non sono sempre lineari. Possono sovrapporsi, interrompersi, riattivarsi nel tempo. Inoltre, entra in gioco un quarto elemento meno studiato ma fondamentale: la rappresentazione interna dell’amore che ciascuno di noi porta con sé, costruita sulle prime esperienze affettive e sulle relazioni significative del passato. Questa “mappa interna” influenza profondamente il modo in cui viviamo desiderio, attrazione e legame, spesso in modo inconscio.
Un’ultima curiosità: anche il celebre detto «l’amore è cieco» sembra avere un fondamento scientifico. È davvero così? E cosa ci dice questo sul modo in cui il cervello filtra la realtà quando siamo innamorati?
In parte sì. Durante l’innamoramento si riduce l’attività di alcune aree della corteccia prefrontale, quelle deputate alla valutazione critica e al giudizio. Questo non significa perdere lucidità, ma entrare in uno stato di percezione selettiva: il cervello tende a enfatizzare ciò che conferma il legame e a minimizzare ciò che potrebbe metterlo in discussione. È un meccanismo naturale, utile nella fase iniziale per favorire la connessione, ma che va progressivamente integrato con una maggiore consapevolezza emotiva e corporea.
Ma esistono dei segnali che ci aiutano a capire se è vero amore?
Il dr. Fantechi ne suggerisce tre.
1. Come respiri quando sei con quella persona. Se, anche senza accorgertene, il respiro diventa più profondo e regolare, il sistema nervoso sta entrando in uno stato di sicurezza e connessione, non solo di eccitazione.
2. Cosa succede quando chiudi gli occhi e la immagini. In uno stato di calma o leggera auto-ipnosi, osserva se il corpo si espande o si contrae: l’amore autentico tende ad aprire, non a creare tensione persistente.
3. La sensazione dopo il contatto, non solo durante. Il vero amore lascia una traccia di stabilità, centratura e presenza anche dopo l’incontro, non solo un picco emotivo che crolla rapidamente.
Forse è proprio questo il segnale più affidabile, conclude Fantechi: quando l’amore è autentico, non confonde, non agita soltanto, ma porta il corpo e la mente in uno stato di maggiore coerenza, presenza e chiarezza.
