di Eleonora Caracciolo
foto Eleonora Caracciolo
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Questa recensione ci racconta la mostra dedicata allo stilista reggino visitabile fino al prossimo 19 aprile negli spazi del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Esposti abiti, accessori, bozzetti ed immagini di Gianni Versace.

Gianni Versace, terra mater – Magna Grecia Roots Tribute-, è il nome della mostra dedicata al grande stilista reggino, che evoca immediatamente come e quanto Reggio Calabria e la Magna Grecia fossero presenti nel cuore e nella mente del compianto artista calabrese.
Fino al 19 aprile 2026, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC), presenta un’esposizione di abiti, accessori, bozzetti ed immagini di Gianni Versace e di quanto l’arte greca e romana abbiano influenzato la sua visione della moda . E non solo, ma anche quanto i paesaggi calabresi, il profumo ed i colori del nostro Mediterraneo, e non di meno i sapori dei nostri frutti, abbiano sempre avuto un posto speciale per Versace, che si divertiva con queste immagini a dar vita alle sue creazioni più iconiche.

Le tre sale dedicate alla mostra ti accolgono con un video-racconto di alcuni momenti salienti della vita dello stilista, famoso per il suo fascino e per i suoi modi accattivanti. In una scena in particolare, giocando tra il serio ed il faceto, guarda la telecamera e con fare scanzonato dichiara al mondo: “Io sono Gianni Versace!”.
Ma chi era davvero Gianni Versace e cosa riusciamo a comprendere di lui attraverso questo tributo?
Il suo attestato di nascita, gentilmente concesso dall’anagrafe di Reggio Calabria, ci ricorda che era nato proprio a dicembre, mese di inaugurazione della mostra, in questa piccola città di provincia, dove, su via Tommaso Gullì, vicino al Duomo della città, sgattaiolava dentro l’atelier Versace della madre per rubare qualche scampolo di stoffa.
In questo luogo, ricco di storia e di leggende, inizia ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea e l’Eneide, ed attraverso queste opere respira l’aria della Magna Grecia e dell’antica Roma, e quando, a venticinque anni, decide di tentare la fortuna e dedicarsi seriamente alla sua passione, si trasferisce a Milano, portando con se i simboli e le immagini della sua terra natia, tra le quali spiccano Dioniso, il motivo geometrico “alla greca” ed infine, ma sicuramente il più importante, il mito di Medusa.

La Medusa ha, secondo Versace, il potere di inchiodare lo sguardo , e chi ha l’ardire di guardarla viene pietrificato, attratto dalla sua potenza. Per il reggino, infatti, il suo desiderio di fare lo stilista e dedicarsi alla moda nasceva dalla sua brama di attenzioni, il voler affascinare e sedurre chiunque ammirasse le sue creazioni. Per Versace la Medusa è forza, bellezza, seduzione e potere, tutto quello che l’artista voleva esprimere attraverso i suoi capolavori. “Medusa faceva innamorare chiunque la guardasse, senza possibilità di tornare indietro. Speravo che i miei vestiti avessero lo stesso potere” (Gianni Versace).
La mostra, curata da Sabina Albano e dal direttore del museo Fabrizio Sudano, esalta e celebra questa visione della bellezza che ha ispirato la carriera del reggino ed i reperti archeologici del museo si mescolano audaci alle creazioni eclettiche della Maison milanese, creando un perfetto connubio tra moda e storia, tra arte e mito, con modelli riconoscibili nell’ inconfondibile firma Versace.

Nella sua visione del sud, ammette di amare i contrasti e le contraddizioni, e proprio perché “La vita è piena di contrasti”, Gianni Versace giocherà con tonalità forti, modelli unici e d’impatto, non abbandonando mai le sue origini ed il suo mare e non dimenticando mai quella terra mater che lo ha profondamente segnato per tutta la sua vita.
Un luogo di contraddizioni, ma dove si può sentire il profumo della Calabria.