di Luigi Capano
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Recensione dell’esposizione visitabile ancora per pochissimi giorni. Una trentina di dipinti e un nucleo di opere su carta, sunteggiano un percorso artistico tra i più rilevanti nel panorama della pittura italiana del Novecento.  

Con la mostra “La magia del quotidiano” (a cura di Fabio Benzi e Flavia Matitti, fino al 28 febbraio), l’Accademia Nazionale di San Luca rende omaggio a Fausto Pirandello (Roma, 1899-1975) – eletto accademico del prestigioso istituto nel 1948 – a cinquant’anni dalla morte. Una trentina di dipinti e un nucleo di opere su carta, sunteggiano un percorso artistico tra i più rilevanti nel panorama della pittura italiana del Novecento. Dagli esordi nella scuola d’arte di Felice Carena, alla parentesi parigina, sullo scorcio degli anni ’20, che gli diede agio di apprendere il linguaggio cubista e di sondare la dimensione fantasmatica del mondo surrealista; dalla prossimità al realismo tonale della Scuola romana, alle sperimentazioni formali degli anni ’50, tra astrattismo e figurazione. Sullo sfondo, la presenza di un padre celeberrimo, la cui potente e contagiosa visione della realtà e degli uomini dovette inevitabilmente incidere il proprio segno risoluto e straniante sulla duttile tela del pittore.

Annotava l’illustre drammaturgo: “Gli antichi favoleggiarono che Prometeo rapì una favilla al sole per farne dono agli uomini. Orbene, il sentimento che noi abbiamo della vita è appunto questa favilla prometea favoleggiata… Essa ci fa vedere sperduti sulla terra; essa proietta tutt’intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l’ombra nera, l’ombra paurosa che non esisterebbe, se la favilla non fosse accesa in noi…”. Palesando quel sentimento tragico della vita che ha pervaso i suoi capolavori ed a cui, sovente, il figlio pittore dette forma, volume, colore. Esempio emblematico è il tema dei “Bagnanti”, diacronicamente ricorrente (in mostra ne vediamo alcuni esempi): un’accolta di corpi nudi, sgraziati, materici, intrisi di una terrea carnalità priva di eros, evocanti una ineluttabile atmosfera dantesca.

E dove il corrivo motivo balneare sembra voler dare l’abbrivio ad una angosciosa riflessione escatologica. Ci lasciamo attrarre dall’olio titolato “Donne con salamandra”, dall’impaginazione sapientemente spiazzante: girovaghiamo con lo sguardo nel perimetro della tela sperando di intravedere, affiorante nell’attrito dei simboli, il fortunoso baluginio di un significato. “Attraverso gli occhiali” è un’opera geniale. Realizzata con tecnica mista – olio e collage – racconta, divertendo, quello che dovrebbe essere uno dei più proficui uffici dell’arte: insegnarci a guardare la cosiddetta realtà in modi strutturalmente differenti, a seconda dei casi e delle necessità, con la medesima, semplice mobilità con cui si tolgono e si inforcano un paio di occhiali. Perché, come il pittore dichiarò in un’intervista al giornalista Franco Simongini (riportata in catalogo): “La realtà è l’invenzione che ciascuno di noi fa del mondo che percepisce”.
È la mutevole, imprevedibile realtà pirandelliana.