di Daniela Miniace
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Torniamo a ospitare sulle pagine di Ottiche Parallele Magazine un articolo di Daniela Miniace. Questo articolo nasce dalle riflessioni emerse durante un evento dedicato alla paternità e alle emozioni che ha avuto come ospite Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva.

Due ragazzi corrono tra i campi di fiori. Ridono, si spingono, si inseguono. La loro amicizia sembra semplice, naturale.
Poi entrano a scuola.
Gli sguardi degli altri cambiano qualcosa. Quella vicinanza che fino a poco prima sembrava spontanea diventa improvvisamente difficile da sostenere.
È una delle scene più intense di Close, il film del regista belga Lukas Dhont che racconta con grande delicatezza la fragilità delle emozioni maschili durante la crescita.

Guardando questa storia è difficile non pensare a una domanda più ampia: che spazio hanno le emozioni nella vita degli uomini?
E ancora di più: che cosa succede quando quegli uomini diventano padri?
Negli ultimi anni molti studiosi hanno iniziato a parlare di una trasformazione silenziosa della paternità. Sempre più padri desiderano essere presenti nella vita dei figli non solo come figure di responsabilità o di autorità, ma come presenze emotive capaci di accompagnare la crescita.
È un cambiamento che si vede poco nei grandi discorsi pubblici, ma molto nella vita quotidiana delle famiglie.
E il cinema, spesso, riesce a raccontarlo con una precisione sorprendente.

Imparare il linguaggio delle emozioni

In Close la relazione tra i due protagonisti viene messa in crisi proprio dalla pressione sociale che circonda il mondo maschile. Mostrare affetto, vicinanza, fragilità può diventare improvvisamente difficile.
Molti uomini crescono con l’idea che alcune emozioni non vadano espresse: non piangere, non avere paura, non mostrarti vulnerabile.
Quando diventano padri, però, qualcosa cambia.
La presenza di un figlio apre uno spazio nuovo in cui quelle emozioni devono trovare parole e gesti. Non è un processo immediato. È un apprendimento lento, che si costruisce nella relazione quotidiana.
Diventare padre significa spesso imparare, insieme ai propri figli, un linguaggio emotivo che non sempre si è avuto l’occasione di apprendere prima.

Proteggere anche quando il mondo è fragile

Un’altra immagine potente di paternità arriva da Cinderella Man.

Il film racconta la storia del pugile James J. Braddock durante la Grande Depressione. La sua famiglia vive momenti di grande precarietà e la paura di essere separati è sempre presente.
In una scena molto intensa, uno dei figli ruba del cibo perché teme che la famiglia possa essere divisa.
Quando il padre lo scopre, non reagisce con umiliazione o rabbia. Gli spiega con fermezza che nella loro famiglia non si ruba.
Non è soltanto una regola morale. È una promessa.
Un modo per dire al figlio che, nonostante le difficoltà, la dignità della famiglia non verrà meno.
In quel momento la paternità si manifesta come protezione, ma anche come trasmissione di valori.

La tenerezza imperfetta

La paternità, però, non si manifesta solo nei momenti drammatici o nelle grandi decisioni. Spesso emerge nei piccoli gesti quotidiani.
In La tigre e la neve c’è una scena in cui il protagonista entra nella stanza delle figlie convinte che ci sia un pipistrello.

È un momento semplice, quasi comico. Il padre prova ad affrontare la situazione con coraggio, ma lo fa nel suo modo goffo e tenero.
Eppure quella scena racconta qualcosa di profondamente vero: i padri non sono perfetti. Non hanno sempre la risposta giusta, non sanno sempre cosa fare.
Ma provano ad esserci.
E spesso è proprio questo tentativo — questo esserci anche quando non si è sicuri — a costruire sicurezza nei figli.

Una paternità che cambia

Per molto tempo il ruolo del padre è stato associato soprattutto all’autorità e alla distanza. La dimensione affettiva apparteneva quasi esclusivamente alla madre.
Negli ultimi decenni, però, questo modello ha iniziato a trasformarsi.
Sempre più padri partecipano alla cura quotidiana dei figli, condividono responsabilità e cercano una relazione emotiva più profonda.
Non esistono modelli definitivi per questa nuova paternità. Molti uomini stanno costruendo il proprio modo di essere padre passo dopo passo, dentro le esperienze quotidiane della vita familiare.
Forse è proprio per questo che alcune scene di cinema riescono a colpirci così profondamente: perché raccontano il tentativo umano, imperfetto ma autentico, di essere presenti nella vita dei figli.

Guardare insieme

In occasione della Festa del Papà, queste e altre scene di cinema saranno al centro di un incontro dedicato proprio al tema della paternità e delle emozioni.
Attraverso il dialogo con specialiste dell’età evolutiva — Laura Ferrazzo, Francesca Libetta, Lisa Minafra e Giorgia Rubino — il cinema diventerà lo spunto per riflettere su cosa significa crescere insieme ai propri figli e su come la paternità stia cambiando nel nostro tempo.
Perché a volte basta una scena di pochi minuti per aprire una domanda che riguarda molti uomini:
che tipo di padre voglio essere?

link per iscrizioni all’evento gratuito, 19 marzo ore 13:00 (replay disponibile post evento): https://eventi.adesso.style/