Riceviamo e pubblichiamo
foto Elena Costa
Tempo di lettura: 1 minuto – 216 parole
Dal segno nasce il paesaggio. Dove la memoria si fa gesto e la moda diventa architettura. I capi, sia strutturati che fluidi, sono pensati per accompagnare il movimento con naturalezza. Ogni dettaglio è curato per esaltare la silhouette con un’aura vintage legata all’archivio di Malloni: un’eredità che evolve senza nostalgia.
La campagna Spring-Summer 2026 di Malloni prende vita tra le fratture del Cretto di Gibellina, l’opera monumentale di Alberto Burri. Qui, tra luce e cemento, la collezione si rivela: un dialogo tra sobrietà e audacia, dove le linee accarezzano il corpo senza costringerlo e i tessuti impalpabili si alternano a trasparenze e velature discrete.



I capi, sia strutturati che fluidi, sono pensati per accompagnare il movimento con naturalezza. Le gonne e gli abiti dal ginocchio in giù si presentano in una palette neutra, arricchita da incursioni di colore e dettagli sparsi. La leggerezza è protagonista: tessuti eterei, trasparenti e delicati si combinano con una ricerca di volumi più avvolgenti e proporzioni inedite.



Le immagini della campagna, scattate tra le geometrie del Cretto, catturano l’essenza di una moda che si fa architettura tessile, dove ogni dettaglio è curato per esaltare la silhouette con un’aura vintage legata all’archivio di Malloni: un’eredità che evolve senza nostalgia.

















