Riceviamo e pubblichiamo
foto allestimento © 2026 Andrea Rossetti
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Fino al 23 maggio 2026, a cura di Rita Selvaggio, saranno esposte per la prima volta le opere, parte di un ampio progetto sviluppato dall’artista nell’arco di venticinque anni. Questo nucleo di lavori restituisce l’essenza di una ricerca che intreccia natura, scultura e fotografia.
Fondazione ICA Milano (Via Orobia 26, Milano) espone per la prima volta in assoluto tre opere tratte dalla serie “52 Ludlow”realizzate da Giovanni Stefano Ghidini (Urago d’Oglio 1957), parte di un ampio progetto sviluppato dall’artista nell’arco di venticinque anni.
Questo nucleo di lavori restituisce l’essenza di una ricerca che intreccia natura, scultura e fotografia. A partire dal 1997, sul tetto di un edificio al 52 Ludlow Street nel Lower East Side di New York, Ghidini ha coltivato girasoli cresciuti fino a due metri di altezza, trasformandoli in presenze monumentali e antropomorfe attraverso un rituale fatto di cura, attesa e trasformazione. Anno dopo anno, l’artista ha costruito un vasto archivio di negativi, confrontandosi con idee di rinnovamento, ritualità, compassione, accettazione e bellezza — elementi che definiscono anche la sua pratica di vita. I fiori diventano metafora dell’esistenza, della sua ciclicità e della sua impermanenza, facendo sì che l’intero progetto assuma le sembianze di un vero e proprio Gesamtkunstwerk: un’opera d’arte totale composta con meticolosità e silenzio.
Nel 2022 Ghidini ha iniziato a realizzare stampe al platino in collaborazione con un maestro stampatore. Le texture riccamente sfumate e la particolare luminosità di questa tecnica amplificano la profondità psicologica delle immagini, rivelando una bellezza silenziosa e persistente.


Se ai nostri occhi i girasoli possono apparire semplici, i loro flosculi raccontano la complessità della vita: da un centro denso i fiori si espandono a spirale con lunghi petali a formare la corona protettiva. Il lavoro raffinato e profondamente originale dell’artista parla della temporalità e dell’impermanenza dell’esistenza, mostrando al contempo la persistenza della bellezza.
Gianni Ghidini è un fotografo il cui lavoro, per decenni, è stato silenzioso e privato: un corpo a corpo con sé stesso e con la propria idea di fotografia, intesa non come restituzione del reale, ma come linguaggio personale, necessario e vitale.
“52 Ludlow”affonda le radici in una dimensione interiore inconscia precedente l’arrivo dell’artista a New York, perché si tratta di un’immagine latente che ha trovato nel muro di Chinatown la propria superficie di iscrizione. I girasoli — coltivati, addomesticati, contenuti in vasi realizzati come abiti su misura — appaiono come corpi, presenze relazionali che esprimono un legame intenso e irriducibile alle parole.
Come nei versi di Walt Whitman in Foglie d’erba, il corpo è fatto di dettagli, di pulsioni, di sensazioni, di pensieri, così le tre immagini in mostra si offrono come organismi distinti, ciascuno con la propria individualità. L’incontro con queste fotografie attiva un movimento continuo tra distanza e prossimità: prima lo sguardo abbraccia l’immagine nella sua interezza, poi si avvicina ai particolari, innescando una conversazione intima con l’opera. Il dettaglio diventa soglia del desiderio, scintilla emotiva che risveglia memorie, archetipi, riconoscimenti profondi.
Fondazione ICA Milano ringrazia Banca Intesa Sanpaolo, sponsor ufficiale della Fondazione, Valsoia ed Enel per il supporto alla programmazione e alle attività istituzionali.


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INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO
The Second Shadow. Dozie Kanu Mirroring Marc Camille Chaimowicz, with Shared Echoes and Kindred Spirits
a cura di Rita Selvaggio, con il supporto di Giulia Civardi e Nicoletta Fiorucci Collection
Giovanni Stefano Ghidini. 52 Ludlow – a cura di Alberto Salvadori
fino al 23 maggio 2026
Fondazione ICA Milano | Via Orobia 26, 20139 Milano
Orari: giovedì 14-18; venerdì e sabato dalle 12 alle 19
Ingresso libero
office@icamilano.it | www.icamilano.it

Giovanni Stefano Ghidini (1957, Urago d’Oglio, Italia) si appassiona alla fotografia sin dall’infanzia e si considera un autodidatta. Dopo diciotto mesi in Accademia Navale come fotografo, nei primi anni ’80 apre il suo studio fotografico a Milano dove inizia a lavorare nel mondo della moda e dello spettacolo italiano. Nel 1994 chiude lo studio ed emigra in America. Alla fine degli anni ’90 trova la sua casa ideale che è anche studio e laboratorio a Chinatown, New York. Nel 1998 il suo cortometraggio Venceremos, girato a Cuba, è selezionato dal Sundance Film Festival, London Film Festival e Locarno Film Festival. Dopo la breve esperienza di filmmaker, per oltre un quarto di secolo dedica la sua totale attenzione e dedizione ad unico lavoro che è culminato nella creazione di una serie di immagini dove fotografia, scultura e orticoltura si fondono e coesistono.
Fondazione ICA Milano – Istituto Contemporaneo per le Arti è una fondazione privata non profit dedicata alle arti e alla cultura contemporanea, alla ricerca e alla sperimentazione, nella quale convergono diverse forze e tipologie di protagonisti del mondo dell’arte: artisti, collezionisti, professionisti del settore, appassionati. Diretto da Alberto Salvadori, ICA è il primo Istituto Contemporaneo per le Arti che sorge al di fuori del mondo anglosassone, situato nell’ex area industriale di via Orobia a Milano. L’attività dell’Istituto si sostanzia in un’offerta alla città e al pubblico, dove condivisione e partecipazione sono le parole chiaveper comprenderne l’attitudine. Mostre, editoria d’arte, ceramica, cinema, performance, musica, letteratura, attività seminariali di divulgazione, formazione, educazione e molto altro ancora costruiranno un percorso improntato su interdisciplinarità e transmedialità. Espressione di una precisa identità istituzionale che storicamente mette in relazione l’iniziativa privata con la dimensione pubblica, ICA trova ispirazione nella cultura del give back, ossia restituire per condividere.

