Riceviamo e pubblichiamo
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Fino al 6 luglio 2026 il Museo Civico Archeologico propone l’esposizione a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, iniziativa che si pone l’obiettivo di avvicinare il pubblico alla conoscenza del patrimonio numismatico della realtà museale felsinea. Esposta una selezione di una ventina di pezzi raffiguranti temi iconografici legati agli episodi della vita di Gesù e ricordati nella liturgia pasquale.

Avviata nell’ottobre 2023, giunge al suo ottavo appuntamento la rassegna espositiva Il Medagliere si rivela promossa dal Museo Civico Archeologico del Settore Musei Civici del Comune di Bologna con lo scopo di avvicinare il pubblico – attraverso affondi tematici – alla conoscenza del proprio patrimonio numismatico. Il Medagliere conserva infatti circa 100.000 beni numismatici dagli inizi della monetazione (verso la fine del VII secolo a.C.) fino all’euro, tra cui un importante nucleo di circa 16.0000 medaglie che vanno dalla metà del XV secolo fino ai giorni nostri.
All’interno di questo nucleo si distingue per completezza e ricchezza la raccolta delle medaglie papali, che fanno del Medagliere un imprescindibile punto di partenza per gli studiosi e appassionati del genere.

Giuseppe Bernardi (Castel Bolognese, 1494 – Faenza, 1553) – Medaglia religiosa, 1547 – Rovescio: Cro-cifissione – Bronzo dorato, mm 6,9 (diam) – Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 5000

In occasione della Pasqua Il Medagliere si rivela presenta il focus espositivo Pasqua in nummis, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, con una selezione di una ventina di pezzi, tra monete e medaglie, raffiguranti temi iconografici legati agli episodi della vita di Gesù e ricordati nella liturgia pasquale.
La mostra è liberamente visitabile nell’atrio del museo fino al 6 luglio 2026.
Le tematiche evangeliche dei giorni che precedettero la crocifissione e culminarono con essa sono centrali nella civiltà europea e la loro raffigurazione su monete e medaglie è assai frequente. Le motivazioni che portano alla scelta di un determinato tema iconografico sono spesso complesse e dettate dalla volontà di trasmettere messaggi non solo devozionali ma anche politici e culturali. Perciò la lettura di queste iconografie, oltre che partire dalla rievocazione cronologica degli episodi della vita di Cristo, permette di approfondire aspetti legati alle ragioni che portarono il committente a scegliere di raffigurare un determinato passo evangelico, alla propaganda affidata all’oggetto e alla tipologia di pubblico a cui si rivolgeva.
Si delinea poi un altro aspetto legato all’ambito squisitamente artistico che consente, talvolta, di mettere in dialogo medaglie e monete con altre forme artistiche attraverso la traduzione di modelli e soluzioni compositive di opere molto note, adattate alle ristrette dimensioni dei tondelli metallici. È il caso di Giovanni Bernardi (Castel Bolognese, 1494 – Faenza, 1553), che traspose nella medaglia qui esposta la composizione della Crocifissione già incisa per uno dei nove medaglioni in cristallo di rocca commissionati dal cardinale Alessandro Farnese (Valenzano, 1520 – Roma, 1589), di cui parla anche Giorgio Vasari, oggi conservato alla Bibliothèque nationale de France a Parigi.

Zecca di Roma – Doppio ducato di Clemente VII (papa dal 1523-1534), 1529 – Rovescio: Ecce Homo – Oro, mm 6,9 (diam) – Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 67177

La medaglia papale è la principale tipologia di beni numismatici che attinge al repertorio evangelico: ogni pontefice scelse episodi della vita di Cristo molto spesso veicolando significati legati alla sua politica temporale e spirituale. Così Urbano VIII (papa dal 1623 al 1644) fece raffigurare per la sua medaglia d’elezione la scena della trasfigurazione di Cristo, suggerendo un sottile parallelismo tra la sua ascesa al soglio e quella di Cristo al cielo.
La medaglia per Pio V (papa dal 1566 al 1572) raffigurante la cacciata dei mercanti dal tempio voleva ad esempio significare la volontà papale di riforma ed epurazione della Chiesa, proprio come Cristo aveva inteso fare, liberando dall’offesa del mercimonio la casa di Dio.
Le medaglie raffiguranti la lavanda dei piedi ricordano il gesto d’umiltà e l’esempio che Cristo volle lasciare ai suoi discepoli in occasione dell’ultima cena, rievocato nella messa del giovedì santo celebrata prima della Pasqua. Questa iconografia si diffuse a partire dalla metà del XVI secolo, non solo a ricordo dell’episodio evangelico ma anche con l’intento di rafforzare e ribadire la centralità del rito nella liturgia post tridentina in opposizione alle critiche mosse dal Protestantesimo.
Una delle più belle e rare monete del Rinascimento, il doppio ducato d’oro di Clemente VII (papa dal 1523-1534), fu incisa da Benvenuto Cellini (Firenze, 1500 – ivi, 1571) nel 1529 e raffigura l’Ecce Homo, il Cristo ferito dopo la fustigazione ed esposto alla folla. La moneta vuole fare riferimento ad un preciso momento autobiografico del pontefice: come il Cristo aveva subito un’ingiusta e ingiuriosa punizione, così il papa aveva dovuto sopportare la prigionia durante il sacco di Roma.

Anonimo della Scuola della Passione, Venezia – Medaglia religiosa, 1577 – Rovescio: Cristo al sepolcro attorniato dai simboli della passione – Bronzo, mm 37,5 (diam) – Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 5065


Tra le monete più interessanti si espongono quelle della Zecca di Mantova che recano come raffigurazione la pisside contenente il prezioso sangue raccolto da Longino, il soldato romano che aveva ferito il costato di Cristo.
Non particolarmente pregiate dal punto di vista artistico e per i metalli utilizzati, ma particolarmente interessanti, sono alcuni esemplari a carattere puramente devozionale, destinati a pellegrini e devoti. La funzione di tali oggetti era quella di consentire al fedele di portare su di sé un’immagine sacra per favorire la preghiera e la meditazione sugli episodi centrali della vita di Gesù. Sono medaglie e medagliette dotate di appiccagnolo per essere indossate al collo o forate per essere cucite su abiti e cappelli. L’aspetto è spesso consunto, detto lanato, per l’usura causata dallo sfregamento sugli abiti o dal ripetuto tocco del fedele.
Questi esemplari avevano anche una funzione apotropaica, come nel caso della medaglia della Scuola della Passione di Venezia, dove compare al dritto la deposizione al sepolcro e al rovescio Cristo al sepolcro, raffigurato a mezzo busto mentre emerge da un sarcofago attorniato dagli strumenti della passione (spugna, lancia, verghe, borsa con i denari, bacio di Giuda, tunica etc.) L’iconografia, molto diffusa a partire dal Medioevo, era chiamata Arma Christi con l’evidente richiamo alla sua funzione di “arma difensiva” contro il demonio.

Titolo
Il Medagliere si rivela. Pasqua in nummis
A cura di
Paola Giovetti e Laura Marchesini
Periodo
fino al 6 luglio 2026
Ingresso
Gratuito
Orari di apertura (periodo invernale)
lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 9.00 - 18.00
sabato, domenica, festivi ore 10.00 - 19.00
chiuso martedì non festivi e 1° maggio 2026
Pasqua (domenica 5 aprile 2026) ore 10.00 - 19.00
Lunedì dell’Angelo (lunedì 6 aprile 2026) ore 10.00 - 19.00
Festa della Liberazione (sabato 25 aprile 2026) ore 10.00 - 19.00
Festa della Repubblica (martedì 2 giugno 2026) ore 10.00 - 19.00
Orari di apertura (periodo estivo)
lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 10.00 - 19.00
sabato, domenica, festivi ore 10.00 - 19.00
Chiuso martedì non festivi
Informazioni
Museo Civico Archeologico
Via dell'Archiginnasio 2 - 40124 Bologna
Tel. +39 0512757211
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