di Laura Calogero
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La nostra redattrice ha visitato l’esposizione in corso nello spazio delle Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. La mostra non è una semplice esposizione di abiti, ma un dialogo sussurrato e potente tra l’eredità del Maestro Valentino e la visione esplosiva dell’artista portoghese Joana Vasconcelos.
Camminare tra le sale di PM23, lo spazio della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti nel cuore di Roma, non è stata solo una visita a una mostra.
È stato un incontro ravvicinato con un’idea di bellezza che travalica il tempo.
“Venus” non è una semplice esposizione di abiti, ma un dialogo sussurrato e potente tra l’eredità del Maestro Valentino e la visione esplosiva dell’artista portoghese Joana Vasconcelos.
Appena varcata la soglia di Piazza Mignanelli, si percepisce che qui la moda non è un reperto d’archivio, ma materia viva.
Da una parte la disciplina sacrale, le linee pure e l’eccellenza sartoriale di Valentino e dall’altra le forme organiche, esuberanti e quasi magiche della Vasconcelos.
È un gioco di specchi dove l’alta moda incontra l’arte contemporanea per raccontare la stessa cosa: l’identità femminile in tutta la sua forza e fragilità.


La Valchiria Venus: un corpo che danza con la storia
Il cuore pulsante dell’intero percorso è senza dubbio lei, la monumentale Valkyrie Venus. Immaginate una struttura tessile di tredici metri che fluttua nello spazio!
La bellezza di quest’opera risiede nei suoi dettagli: migliaia di moduli intrecciati a mano, realizzati attraverso un progetto sociale che ha coinvolto studenti, detenute e pazienti in cure palliative. È qui che il concetto di “eccellenza” di Valentino si sposa con la “sapienza” delle mani collettive.
Le braccia della Valchiria sembrano quasi abbracciare gli otto abiti d’archivio che la circondano, creando un legame fisico tra il tessuto prezioso del couturier e la texture vibrante dell’artista.
È un corpo che cammina idealmente nel tempo, parlando di resilienza e di una bellezza che non è mai solo ornamento.


Tra ferri da stiro e sete liquide: un parallelismo inaspettato
Ciò che mi ha colpito di più è stata la capacità della Vasconcelos di nobilitare il quotidiano per farlo dialogare con il lusso assoluto. In sale come quella dedicata a Marilyn, dove scarpe col tacco giganti sono fatte di pentole e coperchi, si avverte un’ironia colta che risponde perfettamente al rigore di Valentino.
Ho trovato meraviglioso il modo in cui le opere site-specific riflettono la luce delle sete e dei taffetà delle collezioni anni ’90.
L’incanto sensoriale del Garden of Eden
Se la Valchiria è il cuore, il Garden of Eden è l’anima onirica di questa mostra. Entrare in questa sala significa immergersi in una foresta di luce e tessuti dove il tempo sembra essersi fermato.
Qui, le opere della Vasconcelos non sono semplici sculture, ma creature botaniche che sembrano germogliare direttamente dai motivi floreali degli abiti di Valentino.
Ho trovato straordinario come il pizzo e le applicazioni tridimensionali tipiche del Maestro trovino un’eco perfetta nelle texture elaborate dell’artista portoghese.
È un’esperienza immersiva con il fruscio immaginario delle sete che sembra mescolarsi ai riflessi metallici delle installazioni. In questo giardino, la moda smette di essere un oggetto da indossare e diventa un elemento della natura, un’espressione di vita che celebra l’artigianalità come forma più alta di disciplina.


Un’eredità che cammina nel futuro
Visitare Venus mi ha lasciato una sensazione di profonda armonia. Spesso le mostre che accostano moda e arte contemporanea rischiano di apparire forzate, ma qui il dialogo è fluido, quasi necessario. Joana Vasconcelos ha saputo guardare all’archivio della Fondazione non con nostalgia, ma con una curiosità vitale, estraendo l’essenza della femminilità che Valentino ha sempre celebrato: una donna forte, divina, ma profondamente umana.
È un viaggio che consiglio a chiunque ami l’eccellenza e voglia vedere come il passato possa non solo influenzare, ma letteralmente nutrire il presente.
Uscendo da Piazza Mignanelli, si porta con sé l’idea che la bellezza, quando è frutto di studio e passione, non invecchia mai. Cambia solo pelle per continuare a incantarci.



“La mostra è un dialogo. Il mio lavoro e quello di Valentino Garavani si parlano fino a convergere in un momento finale, quasi sospeso. Il Signor Valentino crede profondamente nella bellezza, e lo stesso vale per me. Perché la bellezza genera armonia, e l’armonia porta con sé la promessa di pace e giustizia sociale, una promessa di cui il mondo oggi ha un urgente bisogno.” – Joana Vasconcelos
Titolo della mostra: VENUS – Valentino Garavani attraverso gli occhi di Joana Vasconcelos
Sede: PM23 – Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, Piazza Mignanelli 23, Roma
Periodo: fino al 31 maggio 2026
Curatela: Pamela Golbin
Orari: Tutti i giorni dalle 11:00 alle 20:00 (ultimo ingresso ore 19:30)
Contributi Sociali: L'opera principale è stata realizzata con la partecipazione di oltre 200 volontari tra cui detenute di Rebibbia, pazienti del Bambino Gesù e del Gemelli.
Attività correlate
VENUS: Gioca la mostra: Laboratori creativi per bambini dai 3 ai 10 anni (ogni domenica su prenotazione)
Installazioni diffuse: Oltre alla mostra a PM23, cercate le opere monumentali di Joana Vasconcelos in città, come il "Solitário" sulla Terrazza del Pincio.
Catalogo: Disponibile presso il bookshop, un volume che approfondisce il legame tra le 12 opere dell'artista e le 33 creazioni di Valentino presenti nel percorso
https://piazzamignanelli23.com/it/exhibitions
