di Giulia Quaranta Provenzano
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Oggi la blogger Giulia Quaranta Provenzano ci propone l’intervista con la designer e founder del brand “Cristalllo”: Cristina Moneti è romana di nascita e cosmopolita per scelta. Le sue sono linee di gioielli preziosi ma dal design essenziale, un lusso non urlato ma discreto eppure riconoscibile.

Buongiorno Cristina, come nasce il nome Cristalllo (con tre elle) per il suo brand? Mi piacerebbe inoltre domandarle subito come descriverebbe la sua anima in relazione proprio al nome del suo brand appunto e alle peculiarità dei gioielli che disegna.
Buongiorno Giulia! Il nome Cristalllo nasce da un ricordo d’infanzia: mia mamma mi svegliava chiamandomi così perché diceva che ero limpida, pura, trasparente proprio come un cristallo. In seguito ho iniziato a firmare le mie opere “Cristalllo”, aggiungendo la terza -l, perché da piccola avevo una dislessia che mi portava a triplicare le consonanti – tale difficoltà è diventata un tratto distintivo, ragione per cui ho voluto chiamare il mio brand proprio Cristalllo con tre -l in quanto mi identifica, trasformando un mio difetto in una peculiarità.

Cristina Moneti

So che lei ha studiato al Liceo artistico paritario “S. Orsola” di Roma, ma che è stato il suo futuro marito – proveniente da un’importante famiglia della Capitale – ad incoraggiarla a cimentarsi nel campo dei gioielli. Ebbene, le chiedo da bambina (e poi da ragazza) come si immaginava da adulta e qual è stata la “molla” interiore che l’ha portata ad intraprendere il suo attuale viaggio.
Sì, confermo. È vero: ho fatto il Liceo Artistico a Roma, al Sant’Orsola, e poi ho proseguito allo IED scegliendo il corso di illustrazione. Una cosa bizzarra è che mio papà all’epoca mi disse “Perché scegli illustrazione? Fai gioielli!”. E io risposi “No, non mi interessano i gioielli, non è la mia passione”. L’ironia della sorte mi ha portato a sposare un gioielliere e da lì ho iniziato ad amare e ad appassionarmi al mondo della gioielleria. Mi sono resa conto che mancava ciò che avrei voluto indossare io ossia un gioiello che accompagna dall’alba alla sera, prezioso, chic ma anche adatto appunto a tutte le fasi della giornata. Avevo bisogno di un gioiello con personalità che fosse prezioso ed elegante e tuttavia anche quotidiano, adatto a ogni occasione e che fosse diverso, nuovo, distintivo – è per questo motivo che l’ho creato.

Pensa che la sua città natale ma anche le coordinate temporali e famigliari, non soltanto geografiche, abbiano contribuito a formare la sua personalità (altresì professionalmente parlando) e – in caso affermativo – ci spiega in quale maniera?
Sì, sicuramente. Roma è una città estremamente stimolante poiché, ovunque ti giri, c’è arte. Vengo da una famiglia di artisti: mio bisnonno era pittore e realizzò persino un mosaico a Montmartre, a Parigi; anche mia nonna e mia mamma dipingevano. L’arte faceva già parte del mio contesto familiare e per me è stato naturale crescere con questo approccio. Fin da piccola disegnavo, avevo una grande manualità e una forte inclinazione creativa. Oltre alla manualità, avevo quella che definisco una vera e propria “follia creativa” tant’è che una ne pensavo e cento ne facevo. Il contesto familiare ha quindi avuto un ruolo fondamentale, ma anche la mia città natale ha contribuito molto. Inoltre ho studiato arte e nel tempo me ne sono profondamente appassionata.

Citando da un’intervista che ha rilasciato, è stato scritto di lei che: “(…) Le frulla in testa che tutto possa nascere da un triangolo (equilatero), un simbolo tanto semplice quanto potente, sul quale rimugina finché non lo trasforma nel leitmotiv della sua prima collezione”. Ci racconta la genesi di tale suddetto suo pensiero e le motivazioni dietro siffatta trasposizione di forma nei suoi gioielli?
Sì, la scelta del triangolo come leitmotiv del mio brand deriva dal mio amore per la geometria. Il triangolo, con la sua stabilità e perfezione, è una forma che riesce a dare sicurezza. Per me esso rappresenta quella struttura matematica e figurativa che comprendo e che spiega ciò che ci circonda. Ho scelto il triangolo per la sua simbologia e appunto per la sua perfezione: una forma che poggia su una base stabile, ma si slancia verso l’alto, connettendo terra e cielo. Tutta la detta simbologia legata al triangolo – stabilità, elevazione e connessione – è alla base della mia ispirazione. 

Dei gioielli da lei creati è stato scritto che sono “Un lusso non urlato, ma dallo stile eccentrico e molto ben riconoscibile” …Non posso dunque non domandarle quale pensa che siano le peculiarità della sua “firma”, che cosa la sua professione rappresenta per lei e che cosa vorrebbe significasse per le sue estimatrici indossare un Cristalllo.
La peculiarità della mia firma è la rielaborazione dell’Art Déco in chiave contemporanea e adatta al nostro tempo, per le esigenze della donna moderna. Alla base c’è l’eleganza Déco, pensata per donne che lavorano, come già negli anni ‘20 (e adesso ancora di più). La mia firma fonde geometria, come nel Déco, e altre forme quali motivi floreali ed etnici. Il mio lavoro è la mia vita: ho bisogno di creare, ma anche di un fruitore – questo scambio di energia mi dà soddisfazione e pienezza. Vorrei che le mie estimatrici, indossando un gioiello Cristalllo, avvertissero di portare qualcosa che impreziosisce il loro stile facendole sentire moderne, nuove e soprattutto originali. Voglio che sentano la particolarità di un gioiello che può essere personalizzato cambiando colori, esprimendo versatilità. Un gioiello prezioso, però giocoso, elegante, perfettamente adatto alle donne di oggi.  

Quale ritiene che debba essere il ruolo e la funzione dell’estetica nella società e in questa nostra odierna realtà (e perché)? Ed è del parere che esista e abbia senso parlare di Bellezza in senso universale (nonostante ossia la sensibilità e il gusto soggettivi, magari più o meno influenzati dalla cultura e da preferenze personali)?
Per quanto mi riguarda, se esiste una bellezza universale è quella della natura – natura che è oggettivamente bella. Tutto il resto è soggettivo. Non credo che debba esistere un bello universale imposto a tutti. La bellezza è nella libertà di scelta, nel gusto personale. Nella nostra società, il ruolo dell’estetica deve essere un suggerimento. Il creativo suggerisce, ma non impone. La contemporaneità dovrebbe offrire spunti e ciascuno deve poter e può scegliere ciò che lo rappresenta. Non deve esistere una moda o una cultura esclusiva che penalizzi l’individualità. Se una persona ha determinate forme, non deve cioè sentirsi penalizzata da una tendenza. Mi piace che oggi ciascuno possa esprimersi al meglio, sentirsi a suo agio, scegliere ciò che lo valorizza.

I suoi – la cito di nuovo – sono “(…) gioielli dalle forme essenziali, capaci di vestire le donne esaltandone le diverse femminilità in qualsiasi momento della giornata e in diverse occasioni d’uso”. Ci fa alcuni esempi di tipi di femminilità a cui va la sua mente e qual è dell’avviso che sia il minimo comune denominatore di ciò che può essere descritto quale femminile?
La definizione di femminile è per colui o colei che tale si sente. È una percezione interiore: ci sono donne che non sentono la propria femminilità e uomini che invece la percepiscono fortemente. Detto ciò, per me la femminilità è quella di una donna che tiene a valorizzare se stessa. Femminile è una donna che desidera esprimere il proprio fascino, il proprio stile, la propria personalità e perfino la propria sensualità attraverso ciò che indossa – è la donna che tiene appunto alla propria femminilità.

Le linee delle collezioni Cristalllo – riporto le sue parole – “sono ispirate all’Art Déco, con un gioco di motivi geometrici (…)”: perché e che cos’è del parere che, di questo stile fiorito tra gli anni ‘20 e ‘30, sia oggi consono alle donne che lei definisce multitasking?
Come accennavo prima, già negli anni Venti le donne iniziavano ad essere le prime vere figure multitasking. Durante la guerra, infatti, furono costrette a lavorare per mantenere se stesse e le proprie famiglie. È proprio in quel momento storico che nasce un concetto più moderno di gioielleria: prima esisteva principalmente l’alta gioielleria, pensata per adornare donne di rango, mentre negli anni Venti si afferma una gioielleria destinata anche alla donna che lavora. Il mio riferimento parte proprio da lì, riprendere quella visione nata già per rispondere ad esigenze concrete oltre che estetiche e reinterpretarla in chiave contemporanea. L’obiettivo è renderla ancora più vicina alla donna di oggi, alle sue necessità, al suo stile di vita dinamico, senza rinunciare all’eleganza e all’identità. Inoltre, a mio parere, la gioielleria Déco è straordinariamente affascinante – la trovo bellissima e rispecchia perfettamente il mio gusto estetico.

Giulia Quaranta Provenzano

Che cosa ritenete che sia l’Amore e come si orienta e si traduce nei suoi orecchini, anelli, collane, bracciali che – cito ancora una volta – “abbracciano differenti famiglie di materiali e range di prezzo – dalle linee più accessibili in argento placcato oro e smalto a quelle preziose in oro bianco, giallo e rosa illuminate da diamanti”? Ci spiega sulla base di che cosa sceglie i materiali e lei quanto e come mai apprezza o meno l’accessibilità nella possibilità d’acquisto?
Per me, amore significa dare. E, per quanto riguarda i miei gioielli, metto amore nel riversare completamente la mia creatività in ciò che faccio. Tutto quello che creo nasce proprio da un atto d’amore: se non c’è amore, semplicemente non lo faccio. È una mia caratteristica. Amo le idee che mi arrivano ma ancora di più amo vederle realizzate e, soprattutto, indossate. Per quanto riguarda i materiali, il mio lavoro si concentra principalmente sul design. Proprio per rendere i miei gioielli più accessibili e fruibili, ho creato diverse alternative: ho una linea in argento, utilizzo in alcune linee anche l’oro 9 carati e sto valutando l’introduzione di diamanti etici per rispondere ad esigenze e possibilità diverse. Rimane comunque una gioielleria di nicchia, pensata e studiata per una tipologia di persone che si riconoscono nel mio stile e ne comprendono il valore. Il mio obiettivo è dare la possibilità a più donne possibili di indossare qualcosa che le rappresenti davvero.

C’è una persona che a lei è particolarmente cara e alla quale guarda con ammirazione e come esempio – esempio di che cosa?
Non è una persona a me cara in senso personale, perché non l’ho conosciuta, ma è una figura che ammiro profondamente: Frida Kahlo. La trovo un’artista straordinaria e ciò che mi colpisce ancora di più è la capacità che ha avuto di rialzarsi, di restare in piedi nonostante le difficoltà fisiche e le sofferenze sentimentali che ha attraversato nella sua vita. Ammiro la sua forza creativa, la sua intensità, il modo in cui è riuscita a trasformare il dolore in arte lasciandoci opere meravigliose – per questo nutro nei suoi confronti una grande stima e una profonda ammirazione.

Infine ci anticipa i suoi prossimi progetti lavorativi (e privati) a breve e a più lungo termine?
Tra i miei progetti più vicini c’è sicuramente l’apertura di un nuovo negozio, anche se devo ancora definire con precisione dove: sono indecisa tra Roma e Milano. In passato avevo preso in considerazione anche Saint Barthélemy, ma al momento credo che sia ancora presto.L’obiettivo è riuscire a concretizzare questa apertura entro la fine dell’anno o l’inizio del prossimo. Successivamente, mi piacerebbe espandermi attraverso un sistema di franchising, perché non potrei seguire personalmente troppi punti vendita avendo anche una famiglia e una vita privata a cui dedicarmi. Vorrei mantenere una gestione diretta su due negozi e poi far crescere Cristalllo in modo graduale. La crescita che immagino è lenta, consapevole, senza fretta puntando sulla qualità e sulla notorietà del brand. Per me è e sarebbe una grande soddisfazione vedere i miei gioielli indossati, mantenendo però sempre un’identità di nicchia – non desidero una diffusione troppo ampia, bensì un pubblico selezionato che si riconosca davvero nel mio stile.       

cfr. https://www.cristalllo.com/cristalllo-cristina-moneti