Riceviamo e pubblichiamo
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È uscito il nuovo album delle “Bambole di Pezza”. Cinque come le componenti della band, cinque come i loro dischi, ma anche come un numero che sta in equilibrio: impossibile da dividere in modo simmetrico; la somma di cinque personalità unite in un’unica identità collettiva.
“Non guardarmi come se fossi fragile / sono un vetro antiproiettile”
Si intitola semplicemente “5”, il nuovo album delle Bambole di Pezza, uscito per Emi / Universal Music, in versione cd e vinile.
Cinque come le componenti della band, cinque come i loro dischi, ma anche come un numero che sta in equilibrio: impossibile da dividere in modo simmetrico; la somma di cinque personalità unite in un’unica identità collettiva.
Il disco arriva dopo mesi incandescenti, dopo il passaggio sul palco del Festival di Sanremo 2026, dove la band ha portato “Resta con me”, un brano che chiedeva una cosa semplice ma difficilissima: restare. Restare uniti, restare vivi, restare umani mentre tutto intorno sembra spingere verso la fuga. Un pezzo che all’Ariston ha portato dentro il rock una fragilità nuova e che ha consegnato alle musiciste una visibilità diversa. La loro partecipazione si è chiusa con un dibattito acceso sulla parità di genere dopo una risposta diventata virale: “Non vogliamo potere in casa, lo vogliamo fuori. La parità ancora non c’è”.
È da lì che riparte questo album: da quella crepa nel sistema, da quella voglia di non stare zitte.

Un disco che corre in tachicardia
Il manifesto programmatico è “Effetto collaterale”, che apre il disco come una scarica elettrica: “Siamo la crepa che rompe tutto lo schema / un errore di sistema”. È rock, ma è anche qualcosa di più: un’idea di comunità, una generazione che non accetta più le etichette né le divisioni. L’energia delle Bambole di Pezza è sempre stata questa: punk, pop, ironia e rabbia mescolati nello stesso amplificatore.
E se “Effetto collaterale” è la scintilla, “Resta con me” resta il cuore emotivo del disco. Una canzone che racconta notti insonni e crescita personale, con quella frase che sembra il manifesto di tutta la loro storia: “Per diventare ciò che sono ho camminato sola”. Ed è difficile non leggere in queste parole anche il percorso della band: fermatasi, ripartita, ricostruita pezzo per pezzo fino alla nuova formazione che oggi porta sul palco una miscela di sorellanza, chitarre e orgoglio rock.
Rock, pop, glitter e disincanto
Ma il disco non vive solo di slogan o di rabbia. Dentro c’è anche la capacità di raccontare il presente con leggerezza intelligente.
“FOMO del sabato sera” è una fotografia generazionale: il paradosso di una notte che promette tutto e lascia addosso solo una sensazione di movimento senza direzione. Il titolo prende in prestito un’espressione ormai globale (Fear Of Missing Out) ma le Bambole di Pezza la riportano a terra, dentro una notte qualunque, tra traffico, pensieri che girano a vuoto e quella sensazione di essere sempre nel posto sbagliato. “Tutto gira e io sto ferma / sarà il mondo che va di fretta o solo la mia testa”: non è più solo la paura di perdersi qualcosa, ma il sospetto che quel qualcosa forse non esista davvero. È la fotografia di una generazione iperconnessa e allo stesso tempo disorientata, dove anche uscire il sabato sera può diventare un cortocircuito emotivo. E quando cantano “cerco il senso della vita dentro una granita”, c’è tutta la loro poetica: ironica, fragile, lucidissima.

“Nuda ma alla moda” gioca invece con l’immaginario pop e con l’autonarrazione femminile: ironia, seduzione, citazioni che vanno da Margot Robbie a Leonardo DiCaprio, da Hollywood ai Nirvana. Dentro una forma pop immediata, si nasconde una riflessione più profonda su cosa significhi oggi mostrarsi – e soprattutto su chi ha davvero il controllo dello sguardo. E in questo gioco di specchi, tra seduzione e consapevolezza, le Bambole di Pezza trovano uno dei loro punti più contemporanei: essere nude, ma finalmente alle proprie condizioni. È il corpo che smette di essere oggetto e torna a essere linguaggio, scelta, ironia.
“Glitter!” è invece una piccola vendetta luminosa: una rottura sentimentale trasformata in emancipazione. La canzone parte da una fine – quella di una relazione – e la trasforma in un atto di ricostruzione personale. “Da quando sei andato via, la sento ancora più mia”: la casa, il corpo, la musica. Tutto torna ad appartenere a chi canta. Il “glitter” del titolo non è solo estetica, non è decorazione. È una metafora precisa: qualcosa che resta addosso anche dopo che la festa è finita, che illumina ma allo stesso tempo non si riesce a togliere completamente. Come certe storie. Come certe ferite. E quando arriva la stoccata finale – “del mio mood tu eri il killer, oggi io sento solo glitter” – le Bambole di Pezza fanno quello che sanno fare meglio: trasformare una fragilità in dichiarazione di forza. Non è una canzone contro qualcuno. È una canzone a favore di sé.
In mezzo, brani come “Orizzonte verticale” e “Siderale” mostrano un lato più introspettivo: canzoni sospese tra malinconia e desiderio di fuga, dove il rock lascia spazio a una scrittura quasi cinematografica.
“Orizzonte verticale” è uno dei momenti più sospesi del disco, quasi una pausa di coscienza dentro l’urgenza rock che attraversa tutto il lavoro. “Se impariamo prima a vivere che a pensare / perché la testa mi fa così male?”, è una domanda che resta aperta, senza risposta, mentre tutto intorno sembra muoversi troppo in fretta.
L’immagine chiave (“se guardo l’orizzonte adesso è verticale”) è potente: ribalta la prospettiva, racconta una perdita di equilibrio ma anche la possibilità di vedere il mondo da un’altra angolazione. È una canzone sulla vertigine di crescere, sul rischio di scegliere, sul coraggio (non sempre lineare) di cambiare direzione.
La sorpresa: Cristina D’Avena
Poi arriva uno dei momenti più attesi.
Durante la serata cover di Sanremo la band ha portato sul palco “Occhi di gatto” insieme a Cristina D’Avena, trasformando una sigla cult degli anni Ottanta in un rito pop generazionale. Quella performance — tra nostalgia, ironia e chitarre — è diventata uno dei momenti più condivisi del Festival.
Nel disco la traccia resta come un piccolo cortocircuito emotivo: l’infanzia che incontra il punk.

Pelle, ferite, resistenza
Verso il finale il disco cambia temperatura.
“666 sulla mia pelle” e “Antiproiettile” parlano di cicatrici, dipendenze emotive, relazioni che lasciano segni. Ma anche qui la prospettiva non è mai vittimistica.
“666 sulla mia pelle” porta il disco in un territorio di passione intensa e fisicità emotiva. Qui il corpo e la mente sono segnati da relazioni che lasciano traccia: “Come un segno indelebile sulla mia pelle”. La canzone mescola adrenalina e vulnerabilità, con immagini di notte e tempesta, di battiti e dopamina: “Se mi lancio con te adrenalina tu / salvami, spogliami, spegni le luci”. È un brano che parla di dipendenza affettiva e desiderio, ma anche di complicità: l’altro non è solo presenza, è ancora bussola.
“Antiproiettile” chiude il disco con una dichiarazione di resilienza e autocoscienza. Il dolore diventa forza, la fragilità diventa armatura in pezzo sulla violenza sulle donne. Il messaggio è chiaro: ferite e cicatrici non annullano l’energia, ma la rafforzano.
La frase che chiude il viaggio è quasi un manifesto:
“Non guardarmi come se fossi fragile / sono un vetro antiproiettile”.
Ed è forse questa l’immagine più precisa delle Bambole di Pezza oggi: una band che ha attraversato le pause, i cambi di formazione e le diffidenze dell’industria musicale, tornando con una musica che resiste.

Il Tour
Dal 15 aprile le Bambole di Pezza tornano a esibirsi nei club, privilegiando spazi che esaltano l’energia e la dimensione diretta del concerto. La grinta dei loro live è infatti un marchio di fabbrica. La band ha costruito il proprio successo soprattutto dal vivo, con centinaia di concerti in Italia e all’estero, partecipazioni ai principali festival e aperture a grandi nomi della scena rock internazionale come Ska-P, Def Leppard, Mötley Crüe, Sex Pistols ed Editors. I loro live sono sempre caratterizzati da un forte impatto sonoro e da un rapporto viscerale con il pubblico. Le date del “CLUB TOUR 2026”, prodotto e organizzato da Friends and Partners e Color Sound,sono:
15 aprile - Milano, Fabrique
21 aprile - Firenze, Viper
23 aprile - Padova, Hall
28 aprile - Torino, Concordia
6 maggio - Bologna, Estragon
7 maggio - Roma, Atlantico
9 maggio - Napoli, Casa della Musica
Ulteriori informazioni su biglietti e aggiornamenti sono disponibili sui canali ufficiali della band e su www.friendsandpartners.it.

