a cura della Redazione
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Intervista con l’artista che ha intrapreso un nuovo viaggio da solista e ha presentato a inizio marzo il suo singolo “Panic AttacK”. Rispondendo alle nostre domande ci ha parlato del brano, di musica, di progetti futuri… e lancia un messaggio per la ricerca di musicisti che la accompagneranno nei live.

Dopo oltre dieci anni come colonna portante degli Ephimera, Sara Emma Gemma intraprende un nuovo viaggio solista che affonda le radici in una ricerca interiore profonda e senza filtri. Per lei, la musica è sempre stata una forma di salvezza, un linguaggio naturale influenzato dai grandi maestri dell’alternative italiano come Carmen Consoli e gli Afterhours.
Con l’uscita del brano “Panic Attack” lo scorso 6 marzo, l’artista sceglie di esporsi con una sincerità viscerale, trasformando un conflitto personale in un messaggio collettivo di accettazione e sensibilizzazione sulla salute mentale. In questa intervista, Sara Emma Gemma ci racconta il passaggio dalla dimensione condivisa della band alla meticolosa solitudine della scrittura solista, svelandoci la sua ambizione di tornare presto sul palco per ritrovare quel contatto fisico con il pubblico che considera il suo vero “cassetto dei sogni”

Ciao Sara, benvenuta sulle pagine di Ottiche Parallele Magazine! Il tuo legame con la musica affonda le radici nelle domeniche in famiglia e negli studi di chitarra alle medie. Guardandoti indietro, c’è stato un momento preciso in cui quel “sentire” si è trasformato nella consapevolezza che la musica sarebbe stata la tua strada?
Ciao a tutti. Non c’è stato un momento preciso. In realtà credo di aver sempre sentito di non poterne fare a meno. Posso dire, però, che è diventata una “cosa seria” quando sono entrata a far parte degli Ephimera, la band di cui sono stata cantante, chitarrista e penna per oltre 10 anni.

Dopo dieci anni in un progetto alternative-rock, oggi ti esponi come solista. Cosa rappresenta per te la musica in questa nuova fase e come si è evoluto il tuo modo di “fare musica” passando dal lavoro di band a una dimensione così personale?
La musica da sempre rappresenta per me una fonte di salvezza, e lo è ancora oggi, è solo cambiato il lavoro che c’è dietro la produzione di un brano. In band è sicuramente più facile, tutto il processo creativo è condiviso, ci si confronta con gli altri componenti del progetto. Da solista il lavoro è più complicato: scrivo, ascolto, riscrivo e riascolto mille volte prima di chiudere una idea che mi convinca.

Hai citato “maestri” come Carmen Consoli, i Verdena e gli Afterhours. In che modo queste influenze si mescolano alla tua ricerca di un suono che sia, citando le tue parole, “definito e riconoscibile”?
Come si mescolano? In modo del tutto naturale. Ascolto questi artisti, tra gli altri, da quando sono adolescente; sono sempre riuscita a ritrovare qualcosa di me stessa nella loro musica, quindi quando scrivo inevitabilmente questo “legame” mi influenza.

Il 6 marzo è uscito “Panic Attack”, un brano che scava in un conflitto interiore tra fragilità e smarrimento. Cosa speri che arrivi al pubblico di questa sincerità così viscerale?
Spero si possa percepire la sincerità con cui è stato scritto e spero che possa anche “servire” a comprendere che soffrire di attacchi di panico non ci rende strani, non ci rende pazzi. Vorrei non ci fosse più bisogno di ribadire che chiedere aiuto a professionisti non è motivo di vergogna. Anzi, io consiglio a chiunque un percorso psicologico. Io ho raggiunto nuove consapevolezze.

Sappiamo che la tua produzione non si ferma qui e che un nuovo brano seguirà presto il lancio di “Panic Attack”. Stai già immaginando questi singoli come parte di un corpo unico o preferisci continuare a scoprire il tuo percorso passo dopo passo?
Preferisco lavorare passo dopo passo, ma avendo sempre bene in mente un obiettivo. Al momento non è in programma un Ep o un disco, ma è quello a cui ambisco sicuramente.

Se guardi al tuo “cassetto dei sogni”, i concerti e il contatto fisico con il pubblico sono al primo posto. Quali sono i passi concreti che stai compiendo per portare la tua nuova musica on stage?
Sicuramente sto cercando di inserirmi in tutti i contesti che danno spazio e voce agli artisti emergenti, a partire dagli open mic, poi monitoro i contest più interessanti e mi iscrivo. Ne approfitto anche per dire che sono alla ricerca di musicisti che possano accompagnarmi nei live. Se qualcuno fosse interessato…

Ringraziamo Sara Emma Gemma per la disponibilità e Valentina Seneci di Red&Blue Music Relations per la preziosa collaborazione.