Oggi la nostra redattrice Giulia Quaranta Provenzano ci propone l’intervista al compositore e pianista jazz. Nell’intervista che ha rilasciato, l’anche architetto ha parlato della sua concezione della musica e non solamente di questa…

Buongiorno Alberto! Vorrei iniziare col domandarti quando, come e soprattutto da quale motore interiore ha avuto origine il tuo impegno e la tua dedizione in campo musicale. “Buongiorno Giulia! Tra i dodici e i sedici anni d’età studiavo musica, ma non la amavo niente affatto. Da piccolo ero preoccupato all’idea che i miei sforzi, in qualsiasi campo, non avrebbero portato ad alcunché… sia per quanto riguardava la scuola, che le amicizie e la musica – tant’è che in tutto investivo sempre il minimo indispensabile. È stata però proprio la musica che, per prima, mi ha fatto rendere conto che se ci si applica e si mette impegno in quello che si fa, poi si ottengono dei risultati concreti… Più mi applicavo e più diventavo bravo, riscuotendo così soddisfazioni. È una questione di circolo virtuoso, circolo che si è diffuso a ogni aspetto della mia vita e che mi ha reso profondamente grato appunto alla musica”.    

Ci racconti un po’ – partendo dai tuoi primi passi – come e con quale proposito/speranza sei arrivato a dedicarti alla musica e se in ciò ipotizzi che centri il “destino” (eventualmente, cos’è il destino?) o se sei dell’idea che l’essere umano sia il solo artefice della propria sorte? Da piccolo non ero né bello, né sportivo, né popolare. Per alcuni anni sono stato un giganerd dei videogiochi. Ero solitario e lontanissimo da quello che sono oggi. Avevo una maniera di pensare eccezionalmente logica-meccanicistica, tentavo di tenere le emozioni fuori dalla porta. La musica ha avuto un ruolo determinante nel cambiare questa mia visione e atteggiamento. Il proposito che mi ha portato a dedicarmi a lei è stato quello di fare qualcosa che mi desse gioia e che la desse pure alle altre persone… fare della musica, appunto, una professione è stato il mio modo di dedicarle il maggior tempo possibile, insomma nessun destino”.  

Cosa rappresenta per te l’Arte, la musica in particolare e  quale ritieni esserne il potere nonché principale pregio e valore? Secondo la tua sensibilità, per ciò che ti concerne, ritieni che l’Arte abbia più a che fare con l’intimistico “auto centrico”/autobiografico o maggiormente con il sociale-politico in senso ampio? Per me, l’arte è essenzialmente un linguaggio attraverso il quale gli esseri umani comunicano. Come la parola, anche la musica è tutt’altro che universale: ha una grammatica e le sue convenzioni… tuttavia, parimenti a qualsiasi altro mezzo espressivo, essendo per l’appunto un mezzo, porta dei messaggi che possono essere sia “auto centrici-autobiografici” che “socio-politici” (a seconda di quello che l’artista vuole comunicare). La cosa bella è che si può scegliere… a volte si vuole solo muovere il culo e non ci trovo alcunché di male”.

Nella musica, quale ruolo ti pare giochi l’immagine visiva, l’estetica, nel veicolarne il significato ma pure nell’essere forse e almeno in parte un immediato “bigliettino da visita” di ciascuno di noi? Quanto “pesano” invece rispettivamente il testo, la melodia, la voce nelle creazioni che maggiormente apprezzi? È dagli Anni ‘80 che, purtroppo, la musica è collegata all’immagine. Ciò anche da prima, ma oggi questo legame è indissolubile e non c’è alcun modo di cambiare tale evidenza. Ora, per un artista, avere un’ottima immagine ed essere una sorta di prodotto fatto esteticamente bene è tanto importante quanto scrivere (bella) musica… Tutto ciò, a mio avviso, è come avere davanti una fetta di torta ossia l’immagine dà una prima idea di quello che si mangia al punto che se qualcosa fa schifo esteriormente non lo si assaggia neanche… ma poi, a prescindere dall’immagine, il sapore deve essere comunque ottimo. Certo l’immagine influenza, ma è il sapore quello che davvero conta. Se infatti si ha un sapore unico e riconoscibile, allora il pubblico tornerà ad assaggiare un altro po’ della tua torta”.

A proposito di talent e social [clicca qui per il profilo Instagram], qual è il tuo pensiero al riguardo e con quale finalità ti ci approcci? I social che incidenza hanno nella tua quotidianità e quale idea ti sei fatto del loro utilizzo nei più differenti ambiti? “I talent show sono enormi macchine per fare soldi e vengono scritti a tavolino. Noi artisti possiamo candidarci, partecipare e cercare di ottenere un po’ di visibilità da questi giganti. Diversi miei amici vi hanno preso parte e non giudico negativamente la loro scelta, specie per quanto riguarda chi è nel mondo del Pop in cui emergere è difficilissimo. È, non di meno, bene ricordarsi sempre che essi sono macchine capitalistiche tant’è che usano la musica per arrivare a profitti. Nient’altro. Per quanto poi concerne i social network sono, attualmente, indispensabili per essere un artista. C’è poco da fare. Fosse per me, non ne avrei manco uno ma devo tenerli perché sono il primo biglietto da visita”.

I ricordi, la pianificazione e la progettualità, la sperimentazione e l’osare quanto sono fondamentali nel tuo vivere e in che misura veicolano o meno il tuo quotidiano a livello artistico? Nella musica, di solito, ti sembra di seguire e consiglieresti di assecondare l’istinto oppure la razionalità? “A mio parere, il bello della musica è che è un misto di tutto quello che hai citato… È la matematica applicata alle emozioni. La commistione di logica ed emotività è il più prezioso regalo fattoci dalla musica. Devo dire che, ora come ora, questi detti elementi li ho talmente mescolati da quasi non distinguerli l’uno dall’altro. A qualcuno che mi chiedesse un consiglio musicale, risponderei di scrivere con la testa e ascoltare con il cuore… ma io non seguirei questo consiglio. Nel mio vivere, ahimè, l’economia gioca un ruolo determinante in tutto quello che faccio. Mi lascio sempre degli spiragli per l’artistico, eppure spesso ciò che porta più soldi è ciò a cui bisogna dedicare più tempo. In questo mio mestiere, però, è positivo il fatto che si può scegliere giorno per giorno dove girare il timone della propria vita”.  

Cosa connota l’autentico essere di una persona: l’intenzione e quello che, tuttavia, talvolta rimane in potenza o l’azione ovvero quello che si traduce sempre in effettività sul piano pratico? E al di là del percorso umano mosso dal pensiero e dall’azione, tu hai fiducia in qualcosa di invisibile e altro dal terreno? Nella Storia, siamo quello che compiamo. Ovviamente nell’idea che abbiamo di noi stessi conta e vi è anche la nostra interiorità con tutto il movimento di desideri e di passioni che connota ciascun uomo, ma rimane insindacabile il fatto che ciò che si fa è quello che gli altri vedono. Cosa sia l’autentico essere, è qualcosa di misterioso anche per il più grande dei saggi… quello che ci salva, invece, sono i legami che si riescono a creare e la bellezza che si dona al mondo pertanto se c’è qualcosa di invisibile a cui aggrapparsi, sulla Terra, sono l’amore e la bellezza per l’appunto”.

Discorrendo adesso di amore nelle sue varie declinazioni focalizzate su differenti soggetti umani e no, ho una curiosità ossia dal tuo punto di vista cos’è appunto l’Amore? Chi si somiglia si piglia, persino artisticamente parlando, e successivamente non ci si perde se si hanno le medesime caratteristiche caratteriali, stile di vita, gusti o ci si sceglie e si rimane insieme sulla base di cosa? Si potrebbe scrivere un libro su questa domanda… L’Amore è un sentimento misterioso – i cui sentieri sono, per me, ancora largamente ignoti. Le relazioni, spesso, nascono sulla base di un’attrazione fisica e per una serie di compatibilità quali quelle che hai menzionato. Ci sono, però, anche così tante eccezioni che non è possibile stabilire alcuna regola. Inoltre, nel guardare l’altro con gli occhi dell’amore, entrano in gioco variabili che invero con l’amata/o non hanno a che fare… la paura, la solitudine, il desiderio di un contatto fisico, la visione che si ha della propria storia e la propria proiezione nel futuro. Due persone stanno insieme, si amano, quando i loro mondi costituiti da necessità – per e in un qualche misterioso modo – combaciano più o meno bene. Stare in una relazione è complicato di per sé e altresì quando c’è un’ottima comunicazione le persone capita che cambino, dunque c’è sempre bisogno che il legame si rinnovi cosicché possa durare nel tempo. A volte, tuttavia, le persone si trasformano al punto da non essere più compatibili e allora non vi è possibilità di trovare una quadra… e l’amore, in tal caso, finisce”.

Infine puoi anticiparci quali sono i tuoi prossimi progetti e, magari, rivelarci qualche chicca in anteprima? Ho deciso di iscrivermi al biennio di Musica per l’Immagine, ché voglio scrivere musica per film… e lo farò con tutte le mie forze, da ottobre in poi. Speriamo in bene!”.