Tempo di lettura: 11 minuti – 2171 parole

Elena e Renato hanno risposto alle nostre domande parlandoci del libro, di musica e benessere, dei loro progetti futuri. Nell’ultima domanda dell’intervista abbiamo chiesto a Elena un pensiero sul problema della violenza sulle donne e a Renato un suo giudizio sul prossimo Festival di Sanremo.

Elena Bresciani – foto Luisa Yakusheva
Elena Bresciani è una intellettuale eclettica: cantante lirica di fama internazionale, vocal coach, mentore e acquerellista, esperta di voci femminili che segue in tutta Italia, autrice di saggi e curatrice di rubriche radiofoniche e scritte sul panorama musicale. 
Membro di Giuria in concorsi di Canto Internazionali sia per la lirica che per il pop e consulente per Agenzie Concertistiche, dirige il suo prestigioso studio di canto dal 1999, sede d’esami del Trinity College of Music di Londra.
Plurilaureata e Ricercatrice delle connessioni fra Canto e Spiritualità, CEO del progetto di ricerca “Vibralchimie” ci presenta il suo nuovo libro scritto a quattro mani con il chitarrista Renato Caruso “Canto del Benessere e Vibralchimia Interiore” edito da Fingerpicking.

Elena nei mesi scorsi è uscito il tuo libro: ci vuoi raccontare brevemente di cosa si tratta?
Ho messo su carta un lungo progetto di ricerca che indaga le connessioni fra canto, spiritualità e benessere. Un libro di crescita personale e al contempo un progetto anche per i cantanti.
Quale scopo si prefigge questo libro?
Il progetto si divide in due sezioni: Aiutare tutte le persone che hanno da elaborare qualcosa a livello fisico o emotivo attraverso il canto curativo. Implementare la tecnica del canto con l’utilizzo di frequenze in hz desuete.
Cosa ha significato collaborare con Renato Caruso?
Dare al mio lavoro una solida base collegata alla fisica acustica e alle neuroscienze, poiché lui è un esperto di queste discipline.
Quanto la musica può incidere sullo stato mentale e fisico di una persona?
Le frequenze in hz enormemente e si conosce questo dai tempi di Pitagora, le frequenze influenzano il carattere della persona, elaborano ferite, curano, le applicazioni scientifiche sono svariate.
Quanto può influire ascoltare solo musica e quanto le canzoni?
Dipende dalla qualità di questa musica e di queste canzoni. La musica fa sempre bene, ma il diapason della musica occidentale è solo a 440 hz. Resta il fatto che la musica è sempre un’àncora. Parlare di musica orientale e applicazioni di altri diapason diventa cura e medicina nel concreto.
Una persona magari non è capace di suonare ma di cantare (al di là dell’essere o meno stonato): ecco cantare può aiutare una persona?
Può far emergere ciò che è inespresso e da questo punto di vista è lo strumento più intimo che abbiamo ed è sempre “cantoterapia”, invece, il canto del benessere di cui parlo nel libro è un canto da ascoltare come fruitore, un canto che eseguo in improvvisazione su frequenze curative specifiche.
Il vecchio detto recita “canta che ti passa”: in fondo c’è un po’ di verità in questo detto?
.
Tu sei una stimata e apprezzata cantante: trovi più impegnativo esibirti su un palco o scrivere un libro?
Metto pari impegno in ogni cosa che faccio.
Cosa ci riserva il 2025 per la tua carriera sia come cantante sia come scrittrice?
Aiuterò alcuni giovani artisti a scrivere degli inediti nel pop e mi dedicherò a una nuova accademia internazionale per cantanti lirici solisti … poi vorrei incidere della musica vocale da camera di repertorio francese … e ho già partecipato ad un documentario internazionale sui Beatles con un mio inedito arrangiamento di Imagine con campane di cristallo che uscirà proprio nel 2025 … continuerò con la mia rubrica radiofonica Musissea e con la rubrica musicale “Istanze musicali” scritta per LeggIndipendente dove ogni mese mi occupo di musica di epoche differenti  e poi ancora tante altre sorprese …  e tanti artisti da preparare vocalmente per importanti kermesse … non sto mai ferma!
Siamo alle porte dell’anno nuovo: cosa vorresti buttare via dell’anno che sta finendo e che cosa speri di trovare nell’anno nuovo?
Nell’anno vecchio: ringrazio ovviamente il 2024 per i miei 25 anni di carriera e vorrei buttare tutte quelle cose che “appesantiscono” perché mi piace viaggiare leggera e nell’anno nuovo spero di stare un po’ di più nell’ambiente dal quale provengo: l’opera lirica … perché mi manca un po’, mi dedico a tante cose, per esempio, al pop come vocal coach da anni, ma ogni tanto è bello tornare al genere musicale che senti come “casa”.
Vorrei chiudere questa intervista con il chiederti un tuo pensiero su questo dilagante problema della violenza nei confronti delle donne?
Noi donne subiamo da sempre violenze fisiche e di genere, alcune evidenti, che sfociano in fatti delittuosi deplorevoli e altre più sottili… il solo fatto di essere donna ti richiede di lavorare il triplo, di mettere i pantaloni quando viaggi da sola di notte per lavoro, di imparare l’autodifesa, di sacrificare talvolta il tuo essere madre per la carriera… Il rispetto inizia dalle piccole cose. Ti faccio un esempio pratico: sono un Maestro e si dice al maschile, come Mezzosoprano, si dice al maschile… ma se va bene mi chiamano Signora, i miei colleghi uomini li chiamano “Maestro”… ora si tende ad appiattire chiamando Maestra, Sindaca, Avvocata… Direttrice… lo trovo terrificante, un appiattimento della lingua italiana. Maestro o Maestra nella lingua italiana hanno due significati diversi a livello semantico… uguaglianza, pari opportunità, sono ancora lontani in una società maschilista come quella italiana dove i direttori artistici dei teatri sono quasi tutti uomini… eppure conosco moltissime donne colte, resilienti, eccezionali che meriterebbero più ruoli di rilievo, per questo mi sto dedicando con amore e forza alle voci femminili, perché le donne per essere “qualcuno” devono sempre essere più preparate, più belle, più capaci, più giovani, le voglio sostenere, perché sono stanca di questa mentalità da guerre puniche dove il capello bianco di una donna è uno scandalo… ed è emotivamente estenuante fare una carriera ragionando su queste assurde richieste della società; le Artiste che seguo hanno un immenso bisogno di un mentore che dica loro: sei speciale così come sei e vali per ciò che hai da dire e da dare all’Arte!

Renato Caruso – foto Livio Mallia
Renato Caruso, classe 1982, suona dall’età di 6 anni: chitarra e pianoforte sono i primi strumenti ai quali si avvicina. Il chitarrista e compositore lavora per cinque anni presso l’accademia musicale di Ron, “Una Città Per Cantare”, come docente di chitarra classica, acustica ed elettrica, teoria e solfeggio, informatica musicale e responsabile web.  Renato Caruso nel corso della sua carriera si esibisce con artisti del calibro di Ron, i Dik Dik, Red Ronnie, Alex Britti e Fabio Concato. Nel 2015 pubblica il suo primo libro “LA MI RE MI” (Europa Edizioni): un breve saggio-discorso sulla musica e il suo intreccio innovativo con le tecnologie informatiche. Nel 2016 esce il suo primo album di chitarra acustica “ARAM”. Il chitarrista crotonese è l’inventore del genere musicale “Fujabocla”, che mescola vari stili musicali, tra cui il funk, il jazz, la bossa nova e la classica. Nel maggio 2018 pubblica il suo secondo album solo guitar “PITAGORA PENSACI TU”. A luglio dello stesso anno apre il “Fiuggi Guitar Festival”, il più importante festival chitarristico d’Italia, a settembre si esibisce nell’ambito del “City of guitars”, il prestigioso festival internazionale dedicato alle sei corde di Locarno (Svizzera) e ad ottobre è tra gli ospiti del “MEI- Meeting delle Etichette Indipendenti” di Faenza (RA). Nel marzo 2019 apre una data di “Off the record” (la serie di concerti di Francesco De Gregori al Teatro Garbatella di Roma). Nel 2021 ha pubblicato “Grazie Turing” (Believe), album solo guitar, colonna sonora perfetta per immergersi nella lettura del suo libro, “# DIESIS O HASHTAG?” (OneReed, 2021). Nel 2022 ha messo in vendita i suoi primi tre NFT– Non Fungible Guitar (9 AM), Non Fungible Guitar (11 AM), Non Fungible Guitar (11 PM) – legati a un concetto che Renato ha sviluppato, ovvero il concetto di “RELATIVITÀ MUSICALE”. Renato Caruso è compositore e chitarrista per diversi artisti. Attualmente lavora presso diverse accademie come docente di chitarra classica, acustica, T&S e informatica musicale.

Ciao Renato, hai collaborato alla stesura del libro di Elena Bresciani: cosa ti ha spinto a questa collaborazione?
In realtà è nato quasi tutto per gioco. Un giorno, mentre ero a trovare Elena, mi ha confidato di voler scrivere un libro. Le ho risposto che anch’io mi dedico spesso alla scrittura di libri, e da lì è scaturita l’idea. Elena ha una grande passione per le frequenze e le vibrazioni, un argomento che anche io ho approfondito grazie ai miei studi su Pitagora. Così abbiamo deciso di unire le forze e dare vita a questo progetto.
Cosa hai portato dentro al libro?
Ho portato un po’ della scienza della musica, anche perché si rifà molto alle idee che Elena sviluppa nel libro: frequenze, vibrazioni, Pitagora, Keplero e anche poi Newton usarono queste congetture per definire la nuova scienza della musica.
Cosa ha significato collaborare con Elena?
Per me collaborare con Elena ha significato molto sia da un punto di vista spirituale che musicale, come detto in precedenza abbiamo moltissime cose in comune quindi mi ha fatto crescere sicuramente da un lato spirituale ma anche tecnico, anche perché si occupa di alcune cose di cui io non avevo la minima conoscenza.
Da musicista cosa può portare a livello terapeutico la musica a uno che la sta ascoltando?
Beh, questo dipende dallo stato d’animo in cui si trova la persona, la musica sicuramente ha un effetto terapeutico, infatti, esiste la musicoterapia, ma già Platone parlava degli effetti della musica sull’anima. Se ad una persona fai ascoltare un certo tipo di musica l’anima si comporta in un modo, se fai ascoltare un altro tipo di musica, si comporta in un altro modo, anche nelle guerre facevano ascoltare un certo tipo di musica. La musica è sicuramente fonte energetica e quindi può dare delle soddisfazioni a livello psicologico e può anche cambiare l’umore della gente.
Tu sei chitarrista: secondo te quanto influisce nella mente l’ascoltare la melodia che scaturisce dalle sei corde?
Allora, sicuramente la musica è soggettiva quindi per ogni persona ha un tipo di ascolto diverso e può influenzare in diversi modi; ricollegandoci alla risposta di prima dipende sempre dallo stato d’animo. Ecco perché ho fatto un CD dove suono 10 tracce uguali in momenti diversi, perché ad ogni momento ogni persona è diversa e ad ogni ascolto, anche lo stesso brano può sembrare un altro brano.
A livello mentale la musica è un “toccasana” sempre che si ascolti la musica giusta ma lo può essere anche per gli aspetti fisici?
Sicuramente rilassa anche alcune parti del corpo quando si ascolta la musica, ad esempio, se si è sul letto su un cuscino sicuramente ci si sente rilassati e se si rilassa il corpo si rilassa anche il cuore e la mente e i pensieri.
Perché è consigliabile leggere questo libro?
È consigliabile in primis ai musicisti in generale perché parla un po’ di canto un po’ della voce e poi un po’ di scienza, un po’ di scienze della musica, un po’ di cose che magari uno dà per scontato quando invece in realtà c’è un po’ di studio, per esempio che cos’è una frequenza, che cos’è il timbro musicale, che cosa sono i decibel, la storia della musica, come sono andate a finire le cose dall’opera di poi e tantissime di queste cose che insomma puoi trovare in questo bellissimo libro, diciamo divulgativo spirituale.
Il detto recita: “Canta che ti passa”. Ti sentiresti di consigliarlo (al di là dell’esito per le orecchie altrui) per cercare di vivere meglio?
Sicuramente perché è un libro dove c’è non solo scienza ma anche spirito ed oggi ce n’è sempre più bisogno di questa spiritualità, di stare un attimino calmi ed avere fede in qualcosa, che sia la musica o qualcos’altro però bisogna riflettere e stare attenti e focalizzarsi su una sola cosa non su 1000 cose che poi non se ne esce.
Parlando della tua attività artistica: progetti per l’anno nuovo?
Per l’anno prossimo ho delle date in teatro dove porto il mio concerto-lezione sulla scienza e musica poi ci sono delle altre date con Patrizia Cirulli e con altri artisti vari.  Sul mio sito RenatoCaruso.it trovate tutte le informazioni.
Cosa vorresti gettare del 2024 che ci sta per lasciare e cosa vorresti che nel 2025 si realizzasse?
Sicuramente per il 2025 vorrei che finisse la guerra in Ucraina, per il 2024 getterei la non speranza delle cose.
Non posso esimermi dal farti questa domanda: qual è il tuo parere da musicista sul prossimo Festival di Sanremo?
Sinceramente, mi piacciono tutti i cantanti che ho visto. Ho letto la lista e devo dire che deve essere un bel Sanremo. Poi lo seguo sempre da quando sono bambino con mio padre, mio fratello e mia mamma e quindi non vedo l’ora di ascoltare i nuovi brani, anche perché i cantautori e gli interpreti in gara sono veramente forti.

Ringraziamo Elena Bresciani e Renato Caruso per la disponibilità e Lidia Vitrano di Parole & Dintorni per la preziosa collaborazione.