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Il capoluogo lombardo ospita la retrospettiva di una delle artiste più importanti del XX secolo, esposizione visitabile fino al 16 febbraio 2024. La nostra redattrice l’ha visitata e la racconta in questa recensione.

Fino al 16 febbraio 2025, al Mudec di Milano è in corso la prima retrospettiva su Niki de Saint Phalle. Una delle artiste più importanti del XX secolo che maggiormente ha sfidato gli stereotipi di genere attraverso l’arte.
La mostra “Niki de Saint Phalle”, curata della critica d’arte Lucia Pesapane, e organizzata per la prima volta in un grande museo civico italiano come il Mudec, è stata resa possibile dalla collaborazione tra 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, promossa dal Comune di Milano-Cultura, dall’Institutional Partner Fondazione Deloitte e la Niki Charitable Art Foundation.
Sono 110 le opere esposte a Milano, di cui una decina di grandi dimensioni. Oltre a una selezione di opere su carta, video e vestiti della Maison Dior che ricordano anche il suo passato di modella per Vogue, Elle, Harper’s Bazaar e altre riviste francesi.

Nelle vetrine esterne alla mostra sono esposti una serie di abiti del guardaroba personale dell’artista, alcuni dei quali disegnati apposta per lei dall’amico Marc Bohan, direttore artistico della maison DIOR dal 1960 al 1989 e suo collezionista.
L’artista franco-americana, il cui vero nome è Catherine Marie-Agnes Fal de Saint Phalle (Neuilly-sur-Seine, 1930 – La Jolla, San Diego, 2002) è una delle personalità più affascinanti del XX secolo. Attraverso la sua arte “pop” è riuscita a catalizzare il suo impegno sociale nei confronti dei più fragili, ma soprattutto facendosi portavoce di una nuova figura femminile.
Andando in contrasto con quella narrazione dai valori tradizionali e conservatori che relegava la donna nello spazio domestico, nei ruoli di moglie e madre o all’esterno come strega e prostituta.
Niki de Saint Phalle è una delle prime artiste a mettere al centro della sua arte i ruoli imposti alle donne e a distruggerli uno ad uno. I suoi assemblaggi colpiscono ancora oggi per la violenza e la radicalità del loro intento critico. Di fianco a queste opere di denuncia, l’artista crea donne forti, possenti, più grandi degli uomini per poterli superare, non più odalische passive, ma nuove dee che rivendicano pari poteri e opportunità” Lucia Pesapane.

Giovane ribelle, con un percorso di vita costellato di traumi, di cui parlerà in numerose interviste e i video, come nel film “Daddy” in cui rivela la violenza subita dal padre all’età di dodici anni, uccidendolo simbolicamente con 17 colpi di fucile, trova nell’arte lo sfogo per le sue ferite interiori. Lo fa con rabbia e cinismo, fino a trovare respiro e pace. Il libro Mon Secret” (1994), intriso di perdono, scritto vent’anni dopo rappresenta l’ideale conclusione di questo percorso.
La scrittura mi ha permesso di aprire gli occhi, di prendere della distanza, di perdonare e di andare avanti” Niki de Saint Phalle.
Con la serie Les Tirs del 1961 segna il suo ingresso ufficiale sulla scena artistica parigina.
Una performance audace e distruttiva durante la quale sparò colpi di vernice sulla sua tela.
Demolire il passato per ricostruire creando esplosioni di colore cariche di emozioni.
In mostra nella prima parte del percorso alcuni Spari della serie delle “Cattedrali” e degli “Altari”.

È in questa fase della sua vita che le giunoniche e colorate Nanas fanno irruzione.
Queste sculture policrome e luccicanti, sinuose e rotonde, ma libere e sexy reinterpretano in chiave pop la Grande Madre dei miti arcaici, e ne riabilitano i valori accantonati da una società patriarcale ancora radica alla fine degli anni ‘60/’70.
“Amo le curve, le sinuosità, il mondo è rotondo, il mondo è un seno” Niki de Saint Phalle.
Le Nanas si fanno portavoce di un movimento sociale che promuove quella che oggi chiameremmo “body positivity”, ponendo l’attenzione sul ventre, sinonimo di accoglienza e fertilità, di vita.
La più famosa di queste creazioni esposta al Moderna Museet di Stoccolma, è Hon/Elle un’enorme struttura, alta 28 metri, che rappresenta proprio una donna incinta e che può essere visitata entrando all’interno della sua vagina.

In mostra al MUDEC anche le Nanas nere. Un’accorata risposta alla segregazione razziale e alla difesa delle diversità. L’opera NO! della serie Remembering (1997), presente in mostra, fa riferimento alle Pantere Nere, movimento rivoluzionario afroamericano fondato in California.
Dopo aver divorziato con il marito, nel 1971 si risposerà con il compagno degli ultimi anni: Jean Tinguely. Con lui si dedicherà all’opera più conosciuta in Italia, che attrae visitatori da tutto il mondo: “Le Jardin des Tarots”.
Ispirandosi al Parc Güell di Gaudì a Barcellona, Niki de Saint Phalle ha ideato in Toscana, nei pressi di Capalbio (in località Garavicchio), un parco di oltre due ettari con 22 sculture colorate, alcune delle quali monumentali cherappresentano le 22 carte degli arcani maggiori dei tarocchi.
Le figure sono realizzate in ceramica, mosaico e vetro colorati. Alcune, alte fino a quindici metri sono concepite come una sorta di residenza d’artista, per ricevere e risiedere durante la costruzione del parco.
Questo giardino dal fascino mistico è un luogo magico e surreale. Un’esperienza immersiva in cui il visitatore penetra letteralmente in un mondo fatto di draghi, principesse, oracoli, profeti, lasciandosi guidare dai pensieri dell’artista impressi sui sentieri. Un labirinto che attraverso un percorso mistico alla fine trova una via d’uscita.
La costruzione del parco andrà avanti per più di 17 anni e che coinvolgerà anche altri artisti, tra cui lo stesso marito Jean Tinguely, che ha creato le strutture metalliche di alcune delle enormi sculture integrandole con mécaniques, assemblaggi semoventi di elementi meccanici in ferro.

“L’imperatrice è la grande dea. É la regina del cielo. Al tempo stesso madre, puttana, emozione, magia sacra e civiltà. All’imperatrice ho dato la forma di una sfinge. Ho vissuto per anni all’interno di questa madre protettiva. Mi serviva anche come luogo d’incontro con coloro che lavoravano a questo progetto. É qui dentro che ci riunivamo a prendere il caffè. E su tutti voi la sfinge ha esercitato il suo fascino fatale” Niki de Saint Phalle.
In mostra numerose maquette e litografie delle sculture. Come La Stella, eccezionalmente prestata dalla Collezione Fondazione Giardino dei Tarocchi in dialogo con altre opere come La Temperanza, La Scelta (o Innamorati), La Morte.
“..la stella porta con se due brocche dalle quali sgorgano zampilli di acqua i quali, cadendo, si trasformano in un ruscello. Sono le acque del rinnovamento. Ciò che amo particolarmente nella stella è il senso di completezza che emana. Si tratta di un essere pieno e non frammentato come lo siamo molti di noi che viviamo nella civiltà moderna. La stella è in contatto con la natura e la riflette in tutta la sua abbondanza. Essa conosce le leggi segrete dei cieli e della terra” Niki de Saint Phalle.

Durante questo periodo il suo impegno da attivista non si esaurisce.
Negli anni Ottanta e Novanta è tra le prime artiste a difendere pubblicamente i malati di AIDS.
La “peste del XX secolo” così poco conosciuta e così tanto stigmatizzata.
In questo contesto, quasi alla fine del percorso espositivo trovano posto i due Obelischi.
Divertenti sculture di grandi preservativi colorati che richiamano i lingam indiani (pietre simbolo di fecondità) e che invitano a proteggersi continuando ad amarsi.
“Tutte le carezze sono permesse. Viva l’amore”.
Scrive nel libro AIDS: You Can’t Catch It Holding Hands
Nel 1993 si trasferisce infine a San Diego per motivi di salute.
È qui che Niki de Saint Phalle immagina un nuovo parco di sculture in onore di un’altra divinità femminile: Queen Califia’s Magical Circle.
Inaugurato qualche mese dopo la sua morte, nel 2002, è dedicato alla dea Califia, che la leggenda racconta essere stata la fondatrice della California.

Celebrando la potenza di una divinità femminile dalla pelle nera, Attorno alla dea Califia posizionata al centro del parco, si snoda un muro a forma di serpente che circonda otto totem, rappresentanti gli animali simbolo della cosmogonia mesoamericana.
Tre di questi sono in mostra in questa ultima sezione.
Il parco ha avuto il merito di colmare la scarsa rappresentazione dei popoli nativi americani nella cultura dominante statunitense.
Torna quindi la sua volontà di riscrivere una storia che reintegri coloro che ne sono stati esclusi.

Tra le opere tardive, la serie dei Teschi. Un tema che simboleggia il suo modo di affrontare l’avanzare dell’età.
“..i suoi teschi brillano, luccicano, scintillano. Come i popoli mesoamericani, l’artista considera la morte come un momento da festeggiare piuttosto che da temere, perché “La Mort n’existe pas, Life is eternal” L. Pesapane.

PERIODO DI APERTURA
fino al 16 febbraio 2024
ORARI MOSTRA
Lunedì 14.30 – 19.30 martedì - mercoledì - venerdì - domenica 9.30 – 19.30 giovedì – sabato
9.30 – 22.30. La biglietteria chiude un’ora prima (ultimo ingresso)
INFORMAZIONI
http://www.mudec.it
https://ticket24ore.it
http://www.nikidesaintphalle.org
https://ilgiardinodeitarocchi.it/