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Dall’8 al 28 settembre l’atrio di Palazzo Ducale ospita immagini di Staglieno visti attraverso l’obiettivo del fotografo genovese in un lavoro svolto nell’arco di tre anni, a partire dal 2022. Selezionati tredici sono stati selezionati per l’esposizione. Inaugurazione lunedì 8 settembre, ore 17.30, Sala Camino.

Uno sguardo inedito e suggestivo della grande statuaria del cimitero monumentale di Staglieno attraverso l’obiettivo del fotografo genovese Vittorio Puccio.
L’atrio di Palazzo Ducale ospita, dall’8 al 28 settembre, la mostra STAGLIENO IL FASCINO DELL’IGNOTO, organizzata dalla Fondazione De Ferrari con il sostegno de La Generale Genova Spa.
La mostra sarà inaugurata lunedì 8 settembre alle 17,30 presso la Sala Camino di Palazzo Ducale. Dopo gli interventi dell’artista e della critica fotografica Orietta Bay è prevista la visita alla mostra.
Il lavoro di Puccio a Staglieno si è svolto lungo l’arco di tre anni, a partire dal 2022. Degli scatti (oltre cinquanta) tredici sono stati selezionati per l’esposizione, mentre il lavoro nel suo complesso può essere apprezzato nel catalogo edito da De Ferrari.
Per questo lavoro Puccio ha utilizzato un approccio inconsueto e decisamente emozionale. Le foto sono state realizzate usando flash multiplo a cui sono state applicate gelatine colorate per ottenere la colorazione delle statue.

«L’uso del colore nella fotografia funebre – spiega Vittorio Puccio – può sembrare dissonante. Eppure, colorare la morte è in fondo un modo per raccontare la vita. Per dire che la vita non si spegne, qualsiasi sia la nostra idea di ciò che sarà dopo la morte. Per affermare che la vita è una splendida avventura colorata, nonostante le sue illusioni, disillusioni, inganni e continua a vibrare come un dono unico e irripetibile. Colorare la morte per colorare la vita».
«Il lavoro realizzato dal noto fotografo genovese Vittorio Puccio – rimarca la critica fotografica Orietta Bay – è un progetto che riesce a sorprendere per la scelta interpretativa personale e innovativa trasformando e ricreando il nostro contatto visivo e conseguentemente il nostro guardare. Le calde tonalità cromatiche usate da Puccio, nella varietà dell’interpretazione guidata dalle sensazioni che i vari colori provocano, permettono di condividere il pensiero tracciato da Kandinsky nel quale: “Il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull’anima. Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde. L’artista la mano che toccando questo o quel tasto fa vibrare l’anima».
