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Ospitiamo oggi la recensione di un romanzo storico di rara eleganza, capace di unire il fascino della grande narrativa ottocentesca alla tensione del giallo contemporaneo. Il libro è stato edito da Il Seme Bianco.
Con Amore negli Stati Vaticani, Diomede Milillo firma un romanzo storico di rara eleganza, capace di unire il fascino della grande narrativa ottocentesca alla tensione del giallo contemporaneo. Pubblicato da Il Seme Bianco, il libro si colloca a pieno titolo tra le opere che sanno coniugare rigore storico e passione umana, offrendo al lettore un’esperienza di lettura densa, evocativa e sorprendentemente attuale.

La storia si svolge nella Roma della Restaurazione, un periodo di apparente stabilità ma di profonda inquietudine. Dopo gli sconvolgimenti della Rivoluzione francese e la caduta di Napoleone, la Chiesa tenta di riaffermare il proprio potere temporale e morale, mentre sotto la superficie si agitano tensioni, desideri e segreti. È in questo scenario, cupo e affascinante, che si muove Monaldo, il protagonista del romanzo: un uomo di fede, un sacerdote diviso tra il dovere e la passione per una donna che incarna la vita e la libertà a cui ha rinunciato.
Milillo dipinge con maestria un mondo di intrighi, cospirazioni e amori proibiti, dove ogni personaggio è al tempo stesso vittima e complice di un sistema costruito sulla colpa e sulla paura. Le descrizioni di Roma – i palazzi cardinalizi, le stanze del potere, le chiese illuminate da una luce dorata e inquieta – sono di una precisione cinematografica. Si respira il peso del tempo, l’odore dell’incenso e del peccato, l’ambiguità di un’epoca in cui la fede era anche politica e la morale, spesso, solo apparenza.
L’autore indaga il tema della sessualità nel clero, senza morbosità ma con profondità psicologica, mostrando la fragilità umana dietro l’autorità ecclesiastica. Monaldo diventa così il simbolo universale di un conflitto interiore che travalica i secoli: l’impossibilità di conciliare l’amore terreno con quello divino, la ricerca di senso in un mondo che impone la rinuncia.
La prosa di Milillo è colta ma mai pedante. Ogni frase è curata, ogni dialogo calibrato, ogni riflessione carica di significato. Si percepisce una solida documentazione storica, ma anche una sensibilità letteraria che rende il romanzo scorrevole, intenso, e soprattutto vivo.
Amore negli Stati Vaticani è molto più di un giallo storico: è una riflessione sulla libertà, sulla responsabilità morale e sulla forza del desiderio umano. È un libro che parla di uomini e donne intrappolati in ruoli imposti, di scelte impossibili, di un amore che, pur vietato, diventa atto di ribellione e affermazione di sé.
Un romanzo che conquista per la sua profondità, per la capacità di far riflettere e per la sua scrittura limpida e raffinata. Consigliato a chi ama le grandi storie ambientate nel passato, a chi cerca nella narrativa non solo intrattenimento ma anche pensiero, emozione e verità.
