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Nuovo album dopo sette anni dal precedente, canzoni tra folk e pop d’autore che si specchiano in scenari e fatti realmente accaduti o anche solo immaginati. Protagoniste sono le donne; forti, militanti, come la maestra sarda Mariangela Maccioni o l’attivista pakistana Sabeen Mahmud.
Come le radici che si fanno strada in silenzio e nel nascondimento, così nasce questo disco che parla di storie che, apparentemente distanti tra loro, si cercano e si intrecciano nelle profondità. Un album intenso, in parte autobiografico, che scava anche nel profondo di questi anni di vita dell’artista: negli eventi, nelle trasformazioni, nei sentimenti.

“Radica” (Moonlight records/Ird) segna il ritorno di Francesca Incudine, cantautrice e percussionista siciliana, che ritorna con un progetto discografico a sette anni dalla vittoria della Targa Tenco. Radica è la parola siciliana per dire radice, ma anche nel più stretto senso letterale, quell’escrescenza nodosa sul tronco o sui rami che si forma in seguito a uno stress dell’albero, a sua protezione dalle aggressioni esterne.
Quattordici brani (più una ghost track nella versione fisica), tra folk e pop d’autore, si fanno Radica che protegge, rinforza, riscopre e mette in luce, Radica che riporta alla terra d’origine, ma che si intreccia con quella che accoglie.

In un abbraccio orizzontale e verticale, i brani – alcuni già usciti come singoli – comunicano tra loro per restituire vissuti personali che si specchiano in scenari e fatti realmente accaduti o anche solo immaginati.
Così, la storia personale si incrocia a vicende da raccontare, nascoste nelle pieghe del mondo. Sono storie di donne militanti; come l’attivista pakistana Sabeen Mahmud, uccisa a Karachi con quattro colpi di pistola il 24 aprile del 2015, o Mariangela Maccioni, maestra resistente sarda che sfidò il fascismo rifiutandosi di tesserne le lodi durante le sue lezioni e per questo fu arrestata dall’Ovra. A tessere le maglie della narrazione in musica che si sviluppa tra i solchi del lavoro, anche la “Cara maestra” di Luigi Tenco.
“Radica – dice Francesca Incudine – è quello che non tutti sanno vedere; di un albero si guarda la chioma o il tronco, ma la radice è ciò che lo sostiene e lo rende ammirabile. Radica è fiducia nel messaggio da scoprire tra i cerchi concentrici del tronco che racconta, così come vuole fare questo nuovo progetto, ancora una volta”.
L’album è stato arrangiato da Manfredi Tumminello, Raffaele Pullara e Salvo Compagno (tranne “Coroncina”, con la produzione artistica di Mario Incudine e “Du paruleddi”, con la produzione artistica di Antonio Vasta) e vede la presenza di numerosi ospiti: Pino Ricosta, Mario Tarsilla, Davide Inguaggiato, Samuele Davì, Daniele Schimmenti, Antonio Vasta, Salvatore Clemente, Riccardo Botta, Giovanni Arena, Germana Di Cara, Simal Nafees, Nafees Ahmad, Mario Incudine, Angelo Incudine.
Il disco è suonato da
Francesca Incudine, tamburello e voce
Manfredi Tumminello, chitarra e voce
Raffaele Pullara, mandolino, violino, fisarmonica, bouzouki, ukulele e voce
Salvo Compagno, percussioni
Ospiti: Pino Ricosta (basso), Mario Tarsilla (basso), Davide Inguaggiato (contrabbasso) Samuele Davì (tromba), Daniele Schimmenti (contrabbasso, darbouka), Antonio Vasta (pianoforte e fisarmonica), Salvatore Clemente (violoncello), Riccardo Botta (viola), Giovanni Arena, Germana Di Cara (voce), Simal Nafees (voce), Nafees Ahmad (sitar), Mario Incudine (pianoforte e voce), Angelo Incudine (Fisarmonica).
Registrato, mixato e masterizzato da: Raffaele Pullara c/o Recraft Studio di Palermo Progetto grafico

Francesca Incudine è cantautrice e percussionista. Originaria di Enna, suona i tamburi a cornice dall’età di 13 anni. Ha vinto la Targa Tenco per il miglior album in dialetto nel 2018 con “Tarakè”. Numerosi i riconoscimenti: la partecipazione al Premio Andrea Parodi per la World Music che nel 2010 le ha fatto conquistare insieme alla Compagnia Triskele il primo posto con la canzone “Fimmini”, il cui testo porta la sua firma; numerosi i premi arrivati nel 2013, nell’ambito dello stesso contest, con il brano “Iettavuci” (Premio della Critica, Premio Miglior Testo, Premio Migliore Musica, Premio dei Bambini). Nel 2014, al concorso nazionale per cantautori “L’artista che non c’era” il Primo Premio e il Premio Speciale Muovi la Musica. Nel febbraio 2015 viene invitata alla rassegna “Parabiago d’autore” a Parabiago per l’apertura del concerto di Davide Van De Sfroos. A febbraio 2016 viene invitata, insieme all’Associazione Muovi La Musica, ad esibirsi a Casa Sanremo, al Palafiori, in occasione delle attività collaterali del Festival. Ad aprile 2016 vince la session live del Premio InCanto, contest per emergenti che si svolge a Roma presso L’Asino che Vola, partecipando così alla finale di settembre dove conquista diversi riconoscimenti (Premio della Critica “Piero Calabrese”, Premio Miglior Performance, Premio Indiegeno Fest e l’accesso in finale al Premio Musica Controcorrente). Ad agosto 2016 viene invitata ad Indiegeno Fest, festival di musica indipendente che si svolge nella provincia di Messina. Nello stesso mese vince il Premio Botteghe d’Autore ad Albanella (SA) conquistando anche una menzione come Miglior Arrangiamento con il brano inedito “Linzolu di Mari”. Ad ottobre 2016 vince il premio nazionale Musica Controcorrente, ricevendo una menzione anche per la rivisitazione del brano “Lazzari felici” di Pino Daniele. Nel mese di novembre dello stesso anno viene invitata come ospite per la rassegna “Mille papaveri rossi”, manifestazione dedicata a De André che l’ha vista esibirsi sul palcoscenico dell’Auditorium Enzo Ferrari con altre cantautrici, fra cui Mariella Nava. L’estate del 2018 la porta a Karachi, in Pakistan, ospite del consolato italiano per esibirsi insieme all’orchestra Napa del conservatorio di Karachi riscuotendo, insieme alla sua band, un grande successo. (Qui l’ampio servizio della BBC: https://www.youtube.com/watch? v=9tO7zmWUFUs&t=1043s). Nel 2018 esce il suo secondo disco dal titolo “Tarakè”, disco che vince la Targa Tenco 2018 come miglior album in dialetto. Sempre ad ottobre del 2018 vince il Premio Bianca d’Aponte dedicato al cantautorato al femminile, aggiudicandosi anche il premio della critica “Fausto Mesolella” e la possibilità di realizzare un tour di 8 date grazie al Nuovo Imaie. Il 2018 si conclude con la vittoria di un altro contest dal titolo “Fai volare la tua musica”, che nasce dalla collaborazione tra SIAE, Alitalia e Rockol, e che la vede tra le 36 proposte vincitrici che conquistano la possibilità di fare ascoltare la propria musica a bordo degli aerei Alitalia nel 2019. Nell’aprile del 2021 il suo brano “No name” è inserito in un corso della New Jersey City University sull'incendio della Triangle di New York – la fabbrica della "camicette bianche" – dove nel 1911 persero la vita 146 persone, molte delle quali giovani donne italiane provenienti soprattutto dalla Sicilia. La canzone è presente anche sul portale dedicato alla raccolta delle fonti sull’evento storico e il testo si trova in apertura al libro “Talking to the Girls” di Edvige Giunta. Nello stesso mese un altro suo brano, “Zinda”, dedicato all’attivista per i diritti umani pakistana Sabeen Mahmud, viene presentato in anteprima mondiale dal “T2F” di Karachi.

GUIDA ALL’ASCOLTO a cura di Francesca Incudine
Unni vai - Questo è uno tra i brani più rappresentativi del disco e più personali. La partenza dalla propria terra per approdare in un luogo dove non essere nessuno per tornare ad essere qualcuno, il movimento dell’andare e del tornare che fa sentire chi lascia la propria terra vivo ma, al contempo, senza “arizettu”, senza un posto nel quale sentirsi veramente a casa. È proprio il viaggio che diventa la dimora, la radice che moltiplica la vita e che fa diventare casa tutto ciò che si può costruire quando il cuore si fa spazio e “curri ppi tuttu lu paisi…”.
Ci fu un tempu - Il tempo che è stato è tempo che passa, ma è anche il tempo in cui ci si ritrova nella propria interezza dopo momenti sbiaditi, confusi, “mi scurdavu macari lu me nomi”, in cui non ci si riconosce più, in cui non si canta più. La preghiera e il desiderio di una madre che prega affinché il velo della tristezza e della depressione della propria figlia possano venire spazzati da un nuovo canto, “e nascisti n’atra vota a primavera, n’atra vota, comu to matri priava…”.
Ciuri i limuni - “Profuma ora l’aria, profuma la strata…”, una strada che si interrompe, che si perde, che si ritrova. Nomadi e monadi che nel cammino solitario su una strada brulla, ma soleggiata dopo la pioggia, dove tutto può ancora e di nuovo accadere, si ritrovano avvolti dal profumo di un fiore prezioso, come la zagara di Sicilia, a ricordo di un aroma che sa riportare a casa, ma ancora più nel profondo, sa riportare a se stessi.
Malalingua - “ma dove eravate quando mi sentivo persa…”? Malalingua è un brano in cui le parole a mezza voce, i bisbigli e le chiacchiere intorno all’arte e agli artisti diventano lame, malelingue a tagliare sentenze “dicevanu è pazza… forsi quarchi jornu s’ammazza… passa fora li nuttati… va cantannu ppi li strati…”. Malalingua è il sapore amaro di chi riceve onori e consensi di forma, ma anche la risata folle, il passo ostinato, la luce che disturba e che vuole riportare l’attenzione sulla verità delle cose che solo l’arte sa illuminare.
Zinda - Zinda significa VIVA, in urdu, e in questa canzone provo a far rivivere l’attivista pakistana Sabeen Mahmud tra le strade della sua città, Karachi, “la città delle luci, dove la pioggia che cade fa i bambini felici…”, tra la sua gente che guarda a lei come ad una stella luminosa in un cielo soffocato dalla paura. Provo a raccontarla come fosse “un pensiero…” in cerca di libertà e futuro. La canzone è in italiano e in urdu, e vede la partecipazione di una giovanissima cantante pakistana Simal Nafees e del bravissimo suonatore di sitar, nonché direttore dell’orchestra Napa del conservatorio di Karachi, Nafees Ahmad. (Il brano, uscito come singolo nel 2021, è stato inserito nella cinquina delle Targhe Tenco come miglior canzone, ndr) IL VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=oT9OYxbT96o
Nun mi lassari sulu - Dall’ispirazione di una nota poesia dell’immenso poeta siciliano Ignazio Buttitta, un invito a non lasciarci da soli e isolati, ma a batterci gli uni per gli altri, “frati ti sugnu e cumpagnu…”, a riconoscerci come fratelli che lottano per gli stessi ideali e per gli stessi valori nella speranza che un giorno gli uomini sappiano brillare più delle stelle nel cielo “quannu l’omini ‘nterra fannu cchiu lusciu de stiddi ‘nto celu”.
Sa mastra - Mariangela Maccioni, maestra resistente sarda. A lei è dedicato questo brano, alla sua bellezza indomita e coraggiosa che ha sfidato il fascismo. Costretta a insegnare su testi del regime, Mariangela si rifiuta di parlare del fascismo in classe, affida “ai posteri l’ardua sentenza” su uno dei periodi storici più bui. “Non temo chi può uccidere il mio corpo, nello spirito è l’offesa”, queste le sue parole quando nel 1937, il giorno del suo compleanno, i gendarmi dell’Ovra piombano a casa sua perquisendola, per poi portarla in prigione. 39 lunghissimi giorni nei quali il pensiero corre ai suoi bambini di cui sente le voci. VISUAL: https://youtu.be/wFGrISwHcxw
Unzi, dunzi, trinzi - Un giocoso e divertente puzzle di filastrocche di infanzia su un dialogo tra percussioni.
Ballata ppi la bedda - Il brano nasce da un articolo letto su Ondaiblea.it a firma di Gabriella Fortuna che si chiede che fine abbiano fatto Rosa, Saridda e Pippenedda, le donne di una rinomata canzone tradizionale siciliana (Si Maritau Rosa) che bravamano il matrimonio. A parlare è la voce di “chidda bedda” la cui sorte è sconosciuta, così come lo è il destino di queste tre donne. In questo brano lo si prova ad immaginare…
Cara Maestra (Luigi Tenco) - In questo testo c’è tutta l’ironia di Tenco nel porre in risalto le contraddizioni di quella società borghese italiana con la sua visione classista, la permanente ipocrisia ecclesiastica e il gattopardismo ancora presente in politica. Il brano fu ritenuto dalla censura “offensivo nei confronti della morale pubblica”. Oggi è più che mai importante riprendersi la libertà di parola e difenderla mostrando limiti e fragilità di una società disuguale e spaccata.
Du paruleddi - In questo brano, scritto insieme all’attore e regista leonfortese Sandro Rossino, si racconta la storia di una maestra che insegnava nel dopoguerra agli adulti. Il suo ricordo dolce di un’altra donna che vuole imparare l’italiano per scrivere “du paruleddi”, una lettera a suo figlio emigrato lontano per lavoro, diventano la cornice perfetta per questa ballata arrangiata magistralmente dal maestro Antonio Vasta. Parole e musica per onorare l’impegno e mostrare la forza della lingua e della cultura.
Tri scaluna - “È una donna troppo bella. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare…” sono le parole che Baricco fa pronunciare al protagonista di Novecento a metà della scaletta tra il mare e la terra ferma. È a quella vita così intensa che si ispira la storia della donna dei “tri scaluna” in questo brano, scritto a quattro mani con l’autore ispicese Giuseppe Galfo, una donna che guarda lo scorrere delle vite degli altri senza mai uscire da casa, affacciata per respirare il profumo di una vita che non ha il coraggio di vivere fino in fondo.
Non è finita - Una canzone scritta a marzo di un anno bisesto, che ci ha costretti alla solitudine e alla chiusura, che ci ha fermati. Ma la musica ha continuato a scorrere e la poesia ha ripreso a cantare da quel respiro sospeso a mezz'aria, trasformando un dolore comune, ricordandoci che non è finita, "ca gira la rota".
Coroncina - La radice più forte, il legame più profondo, in uno dei canti tradizionali della mia città insieme ad un ospite d’eccezione, Mario Incudine.
