di Laura Calogero
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La musica ponte principale dell’edizione di quest’anno. Entrare a Palazzo Bovara ha significato immergersi in un racconto fatto di identità e talento. Un evento non solo vetrina di moda e tendenze passeggere, ma un ecosistema vibrante dove la barriera tra artista e pubblico si dissolve.
L’edizione 2026 di Milan Loves Seoul ha dimostrato che questo evento non è solo una vetrina di moda e tendenze passeggere, ma un ecosistema vibrante dove la barriera tra artista e pubblico si dissolve.
Varcare la soglia di Palazzo Bovara significa immergersi in un racconto fatto di identità e talento, dove le eccellenze coreane incontrano il gusto italiano in un dialogo senza precedenti.

Anche quest’anno l’evento ha permesso di conoscere da vicino il know-how e le persone che rendono possibile questo incontro culturale: un ritorno necessario allo spazio per l’individuo, alla creatività pura e a quel “saper fare” che l’Italia, da sempre, apprezza.
Se l’anno passato i protagonisti erano i volti dei K-Drama e Reality di Netflix, quest’anno la musica è stata il ponte principale, esplorata attraverso le carriere di cantautori e artisti indipendenti raccontate direttamente dalle loro parole.
Gaho: la musica come ponte tra Corea ed Europa
Il cuore pulsante di questa connessione è stato senza dubbio Gaho. Cantante, compositore e produttore sudcoreano, Gaho è una figura di culto per la sua capacità di firmare colonne sonore leggendarie come “Start Over” per Itaewon Class.
Durante l’incontro, l’artista ha sottolineato l’importanza vitale della partecipazione ad eventi come Milan Loves Seoul per connettere la Corea con l’Europa, esprimendo il desiderio di rendere ancora più significativo questo scambio proprio attraverso la sua musica.

Per lui, non si tratta solo di una presenza formale, ma di una missione artistica per accorciare le distanze culturali.
A Milano ha voluto spogliarsi del ruolo di “re delle OST” per rivelare la sua anima più autentica, parlando con estrema onestà del suo brano “Right Now“, nato durante il COVID: “Ho la sensazione che i giovani di oggi stiano attraversando momenti molto difficili a livello psicologico. Penso che la nostra sia una ‘generazione che soffre’, e io stesso mi sento parte di essa. Ho scritto quella canzone proprio per dare forza a queste persone“.
Questo feedback ha fatto nascere in lui un senso di responsabilità ancora più forte, facendogli capire che la sua musica ha l’energia necessaria per sostenere gli altri.
Parlando del futuro invece, Gaho ha svelando una virata stilistica importante: ha confessato di essere tornato alle sue radici, a quel genere R&B che lo ha visto debuttare come compositore.
“Credo che i futuri lavori personali di Gaho avranno un’impronta molto più R&B. Produrrò musica capace di far risaltare il mio timbro vocale… potrò mostrarvi un lato di me davvero interessante“, ha dichiarato.
Con un tocco di ironia ha poi invitato tutti ai suoi prossimi concerti dove ha promesso di mostrare un lato di sé più scherzoso e imprevedibile.
Una promessa che ha già iniziato a mantenere durante il live del 1° marzo, dove ha incantato il pubblico non solo con le sue hit, ma con una sorprendente e applauditissima cover di Olly, omaggiando la scena musicale italiana con un rispetto che ha entusiasmato i presenti.
DOE e l’energia del DAPARTY
Il racconto musicale ha trovato il suo apice notturno all’Hollywood, durante l’evento live “DAPARTY” del 1° marzo.
Qui, DOE (AWURA MIXXBLU) noto per la sua voce melodica e il suo stile visivo curato, ha preso letteralmente il controllo della scena. Non solo un DJ set, ma una performance live dove ha cantato i suoi brani più celebri, “Dancing in the Moonlight” e “Diva“, alternandoli a pezzi inediti che hanno mostrato la sua evoluzione sonora.
Esibizione ripetuta dopo la sfilata finale a Palazzo Bovara.
Tra un beat e l’altro, durante l’intervista, da artista poliedrico quale è, ha scherzato sulla sua ormai celebre “ossessione” per Annalisa e la sua “Mon Amour“, scoperta durante un tour, in un bar di Rimini nel 2023.
“Sostanzialmente è stata la mia ossessione per sei mesi, la cantavo ovunque, perfino sotto la doccia! Se dovessi scegliere qualcuno con cui collaborare, direi proprio Annalisa. Grazie…”
Con una carriera che spazia dalla musica alla direzione creativa, ha arricchito il dibattito parlando del valore della musica come mezzo per dimostrare che Italia e Corea connettersi e collaborare senza barriere.



Park Woojin: la musica non ha confini
Accanto a questa energia clubbing, Park Woojin degli AB6IX ha portato una nota di profonda sincerità. Noto per il suo carisma esplosivo fin dai tempi di Produce 101, Woojin ha ricordato come il suo sogno sia nato a soli 11-12 anni.
Per lui, ogni palco è stato vissuto come una sfida continua con una determinazione feroce che lo ha portato a Milano con una promessa che ha infiammato i fan: tornare il prima possibile con tutto il suo gruppo, che non ha mancato di ringraziare, per un concerto che possa finalmente unire l’energia degli AB6IX al calore del pubblico italiano.
L’artista ha espresso una visione cosmopolita della sua produzione: Woojin ha spiegato di non voler adattare la sua musica a un mercato specifico, perché crede fermamente che la musica non abbia confini. La sua filosofia è limpida, “fare la musica che ama, senza forzature, accogliendo con gratitudine chiunque decida di apprezzarla”, ovunque si trovi nel mondo.


YOUNITE: iniziare per diventare “Grandi”
A completare il quadro musicale sono stati i membri degli YOUNITE, gruppo emergente che incarna la nuova generazione del K-pop. Steve e Hyungseok sono rimasti sbalorditi dalla bellezza architettonica di Milano, lodando la capacità della città di preservare i suoi edifici antichi.
Tra il desiderio di visitare i Navigli e lo stupore davanti alla maestosità del Duomo, i ragazzi hanno trovato in Milano il set ideale per la loro estetica pulita ed elegante, confermando quanto l’armonia tra antico e moderno sia un punto d’incontro fondamentale tra le due culture.
Steve ha poi condiviso un consiglio prezioso per ogni creativo: “Il miglior consiglio che posso dare a chiunque è semplicemente di iniziare. Non devi essere un grande per iniziare, ma devi iniziare per essere un grande. Troppe persone aspettano il ‘momento perfetto’ o di sentirsi ‘pronte’, ma la prontezza è un mito. Si impara facendo, si cresce fallendo e si trova la propria strada muovendosi”.
Questa spinta all’azione si riflette nelle loro produzioni. E se qualcuno volesse approcciarsi per la prima volta al loro mondo, Hyungseok ha consigliano di iniziare da “Rock Steady“, la title track del loro quinto album: un brano pensato per trasmettere energia immediata e caricarsi insieme a loro.



La sfilata finale e il saper fare coreano
Il culmine dell’evento si è raggiunto con la sfilata finale del 2 marzo, un momento in cui il “saper fare” ha sfilato sotto gli occhi attenti della critica milanese e coreana.
Non è stata solo una passerella, ma una narrazione fluida di stili diversi che hanno saputo dialogare con il contesto storico di Palazzo Bovara.
I brand come hanno incantato per le linee scultoree e la cura quasi architettonica del dettaglio, portando una ventata di modernità urbana, audace e sperimentale.

Dimostrando come l’abbigliamento possa diventare uno strumento per esplorare l’identità dell’individuo, mescolando tessuti tecnologici e tagli sartoriali.
I commenti entusiasti post-evento hanno sottolineato come la sfilata sia riuscita a trasmettere un’emozione autentica, celebrando quel talento artigianale che unisce i laboratori di design italiani agli atelier creativi di Seoul.
Esperienze Immersive: Jundo, Samsung e Vestopazzo
La connessione tra le arti si è respirata anche nei workshop pratici ai quali sono riuscita a partecipare perchè il sold-out è stato rapido, a conferma del sempre crescente interesse per l’innovazione digitale e il lifestyle coreano in dialogo con le eccellenze italiane.
Con Jundo abbiamo viaggiato nelle subculture di Itaewon, analizzando come lo stile nasca dalla strada. Nella Masterclass di Samsung, ho testato la potenza di Galaxy AI, imparando a trasformare scatti quotidiani in opere d’arte digitali grazie a una post-produzione intelligente che enfatizza l’emozione di ogni immagine.
Infine, con Vestopazzo, attraverso lo studio degli archetipi e una Moodboard Experience, ho potuto costruire uno stile che fosse reale espressione del sé, utilizzando gioielli e accessori come elementi narrativi di un’identità unica e consapevole.
Milan Loves Seoul 2026 è stata una promessa mantenuta: quella di unire due mondi attraverso il talento, l’umanità e l’arte di chi la cultura la crea ogni giorno, mettendo finalmente l’individuo al centro della scena.
