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Dal 23 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027 La Galleria BPER presenta l’esposizione a cura di Francesca Villanti che indaga il rapporto tra l’esperienza esistenziale e la pratica artistica di Antonio Ligabue. La mostra rientra nel progetto che promuove la conoscenza e la fruizione del proprio patrimonio artistico e architettonico dei Poli Culturali BPER mediante mostre, ricerca, attività educative e programmi di approfondimento.
La Galleria BPER presenta a Brescia, nella sede di Palazzo Martinengo di Villagana, la mostra “Antonio Ligabue. Il caos si fa colore”, a cura di Francesca Villanti, in programma dal 23 ottobre 2026 al 9 gennaio 2027.
Il progetto inaugura la programmazione autunnale de La Galleria BPER di Brescia e si inserisce nel sistema dei Poli Culturali BPER, la rete di sedi attraverso cui la Banca promuove la conoscenza e la fruizione del proprio patrimonio artistico e architettonico mediante mostre, ricerca, attività educative e programmi di approfondimento.

In dialogo con la mostra CAOS χάος. Spazi e poetiche dell’arte informale, in programma a La Galleria BPER di Modena, l’esposizione bresciana dedicata ad Antonio Ligabue, uno dei maestri del Novecento, indaga il rapporto tra la sua esperienza esistenziale e la sua pratica artistica.
«Come ogni anno, La Galleria BPER ha costruito un programma organico che fa della collezione uno strumento per indagare i grandi temi che attraversano la cultura, l’arte e il pensiero e che continuano a interrogare il nostro presente – spiega Sabrina Bianchi, responsabile de La Galleria BPER – Questa mostra prosegue la riflessione dedicata al concetto di “Caos” attraverso l’opera di un grande maestro del Novecento, già protagonista nel 2022 di un’importante esposizione nella sede di Modena. Le opere della Corporate Collection di BPER entrano oggi in dialogo con testi letterari in prosa e in versi, offrendo nuove prospettive sulla ricerca di un artista che ha saputo trasformare tensioni, inquietudini e complessità in una straordinaria energia creativa».
La vita di Ligabue, segnata da disturbi psichici, emarginazione sociale e solitudine, trova nella pittura uno strumento diretto per dare forma a ciò che lo attraversa. Il caos si fa colore prende avvio da questo rapporto tra esperienza e creazione, mettendo in evidenza come elementi quali la memoria, la paura, lo sradicamento, il bisogno di essere visto e il rapporto con la natura entrino nella sua pittura attraverso immagini aspre di tigri, galli, cavalli, autoritratti, paesaggi, diligenze e scene di lotta.
In un ambiente quasi sospeso, il visitatore attraversa i temi centrali dell’opera di Ligabue: arature, fiere e autoritratti. Un percorso che conduce alla scoperta di una pittura nata dall’osservazione, dalla memoria e da un profondo legame con il mondo animale, dove il caos dell’esperienza si trasforma nella forza espressiva del colore.

«Le tigri dalle fauci spalancate, i buoi sotto il giogo, quel volto scavato che guarda di lato sono immagini alle quali Antonio Ligabue torna per oltre trent’anni, raccogliendo intorno a pochi soggetti una parte consistente della propria pittura. Il loro continuo ricomparire può far pensare a un repertorio immobile, tanto più che alcune figure sono diventate immediatamente riconoscibili. – afferma Francesca Villanti, curatrice della mostra, nel testo in catalogo – Basta però accostare due opere dedicate allo stesso tema per accorgersi che Ligabue non ripete mai davvero la stessa immagine. Da una versione all’altra un animale può avanzare fino a occupare quasi l’intera superficie o lasciare spazio al paesaggio, il paese può arretrare oltre i campi, il volto farsi più vicino o più distante. Il soggetto resta riconoscibile, ma cambiano ogni volta i rapporti fra le parti e, con essi, l’equilibrio dell’immagine. È proprio la permanenza del soggetto a rendere leggibile il mutare della pittura. Con gli anni il segno si fa più netto, la materia acquista corpo, le figure prendono peso e modificano lo spazio intorno a sé. Le composizioni si addensano, la vegetazione entra con più forza nell’immagine, i corpi premono verso il primo piano e il colore guadagna una presenza sempre più intensa».


Accanto alle opere, poesia e letteratura diventano parte integrante dell’esistenza. I testi scelti, accompagnano lo sguardo creando un dialogo tra linguaggi e autori lontani nel tempo che, attraverso vie diverse, hanno esplorato le stesse zone dell’esperienza umana: estraneità, ferita, visione, lotta e dolore appartengono infatti a una dimensione dell’arte che precede le scuole, le teorie o le appartenenze.
In questa prospettiva, la mostra presenta il caos non soltanto come condizione esistenziale, ma come una possibile forza generativa della creazione. È proprio da questo rapporto caotico tra vita e arte che nasce una lingua pittorica capace di attraversare il tempo, di cui Antonio Ligabue è stato un maestro.
Antonio Ligabue. Il caos si fa colore a cura di Francesca Villanti Palazzo Martinengo di Villagana, Corso Martiri della Libertà 13, Brescia 23 ottobre 2026 – 9 gennaio 2027 Ingresso libero e gratuito Orari e giorni di apertura Venerdì 14.00 - 18:00 sabato 10.00 - 13.00 / 14.00 - 18:00 Chiusura natalizia dal 21 dicembre 2026 al 3 gennaio 2027 La Galleria BPER Corso Martiri della Libertà 13, Brescia T. 059/2021598 lagalleria@bper.it www.lagalleriabper.it Ig: @lagalleriabper
Francesca Villanti è storica dell'arte e curatrice. in oltre venticinque anni ha ideato e realizzato più di quaranta mostre in Italia e all'estero, portando i risultati della ricerca storico-artistica a un pubblico ampio. Tra i progetti più recenti, le mostre dedicate a Chagall, Mucha, Van Gogh e Antonio Ligabue, e la consulenza scientifica di esposizioni su Hokusai e Kandinskij. È stata consulente del Ministero della Cultura per la tutela e la valorizzazione del patrimonio e ha diretto l'attività scientifica di C.O.R. e il progetto di riqualificazione del Mediamuseum di Pescara. Come direttore scientifico e responsabile delle mostre del Complesso del Vittoriano di Roma, per oltre quindici anni ha realizzato numerose esposizioni, tra cui quelle su Manet, Munch, Degas, Cézanne, Klee, Mondrian e Morandi, in collaborazione con musei italiani e stranieri. Ha fatto parte del comitato scientifico della mostra realizzata per il G8 dell'Aquila. Autrice di saggi in cataloghi Skira, Moebius e Gangemi e di monografie su Kandinskij e Chagall, ha firmato la voce «Curatela» per Treccani. Interviene come esperta d'arte in trasmissioni televisive e insegna come docente ospite nel master in Studi Avanzati di Educazione Museale di Roma Tre. È dottore di ricerca all'Università della Tuscia.
