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Intervista con l’autore di “Oltre il deserto” che ci ha parlato del suo romanzo. “… Il lavoro mi tiene legato a una dimensione concreta; la scrittura mi permette di entrare in quella più emotiva e riflessiva. Non le considero due vite separate, ma due parti della stessa persona.”
“Oltre il deserto” di Leonetto Rosellini racconta la storia di Andrea, un uomo che si risveglia in un deserto senza sapere come sia arrivato lì. Ferito e disorientato, inizia un viaggio che presto smette di essere soltanto fisico per trasformarsi in un attraversamento della memoria. Il deserto diventa così metafora dei luoghi interiori in cui ci si rifugia quando vivere fa paura, quando si rimanda la felicità aspettando il momento giusto, quando il tempo continua a scorrere senza che ce ne accorgiamo.

Parliamo del romanzo: la figura del padre è costruita con grande realismo emotivo: quanto è stato difficile trovare il suo equilibrio tra durezza e fragilità?
È stato uno degli equilibri più delicati. Non volevo né condannarlo né giustificarlo. Volevo che il lettore potesse percepire contemporaneamente la ferita che ha lasciato nel figlio e la fragilità dell’uomo che quella ferita l’ha provocata.
Quale personaggio ti ha messo più alla prova nella scrittura e perché?
Probabilmente la bambina. Era molto facile eccedere con l’emozione o trasformarla in un simbolo troppo esplicito. Ho cercato invece di lasciarle leggerezza e innocenza, facendo in modo che fosse il lettore a percepire tutto il peso di quell’incontro.
Il dialogo con il padre sotto l’albero è uno dei passaggi più intensi: come lo hai costruito?
Per sottrazione. Non volevo un confronto pieno di spiegazioni, ma due uomini che finalmente riescono ad avvicinarsi attraverso poche parole. In quella scena il silenzio è importante quasi quanto il dialogo.

Quale momento del romanzo pensi che il lettore ricorderà più a lungo?
Credo l’incontro con la bambina o quello con il padre. Sono due scene molto diverse, ma entrambe toccano qualcosa di universale: ciò che avremmo voluto ricevere e ciò che avremmo voluto poter cambiare.
Come si intrecciano la tua vita professionale e la tua vita creativa?
Sono due mondi molto diversi, ma convivono da sempre. Il lavoro mi tiene legato a una dimensione concreta; la scrittura mi permette di entrare in quella più emotiva e riflessiva. Non le considero due vite separate, ma due parti della stessa persona.
Oltre il deserto è un romanzo che invita il lettore a guardarsi dentro, a riconoscere i propri deserti, a ritrovare il coraggio di attraversarli. Una storia che parla di smarrimento, nostalgia, tenerezza, ma anche di speranza. Un viaggio che ricorda che il tempo non aspetta che siamo pronti e che tornare alla vita è sempre possibile.
Il percorso della trilogia proseguirà con Il vento del deserto (dicembre 2026) e Dove finisce il mare (giugno 2027). Parallelamente, Rosellini è al lavoro su un nuovo romanzo ambientato a Napoli, dedicato ai legami familiari e alla capacità di esserci senza trattenere.
