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Un’opera d’arte come punto di partenza, l’abito come nuova superficie sulla quale segno, colore e materia acquistano una dimensione diversa. Sette abiti, pezzi unici realizzati e dipinti a mano, nascono dal confronto con i linguaggi di Miró, Klimt, Fontana, Picasso, Kandinsky e Hokusai. Il progetto nasce dalla ricerca che Francesca Levi definisce Art to Wear, arte da indossare.

La galleria d’Arte Marco Bertoli – M45, in via Manzoni 45 a Milano, ha ospitato la mostra di Francesca Levi dedicata al progetto Art to Wear. Sette abiti, pezzi unici realizzati e dipinti a mano, nascono dal confronto con i linguaggi di Miró, Klimt, Fontana, Picasso, Kandinsky e Hokusai.
Un’opera d’arte come punto di partenza, l’abito come nuova superficie sulla quale segno, colore e materia acquistano una dimensione diversa.
Lo scorso 30 settembre 2026 Francesca Levi ha presentato sette creazioni nate dal confronto con altrettanti protagonisti della storia dell’arte: Joan Miró, Gustav Klimt, Lucio Fontana, Pablo Picasso, Wassily Kandinsky e Katsushika Hokusai.
Queste creazioni saranno ancora visibili al pubblico oggi, 2 ottobre, e domani, 3 ottobre, dalle ore 11:00 alle ore 18:00.

Il progetto nasce dalla ricerca che Francesca Levi definisce Art to Wear, arte da indossare. Non si tratta di trasferire un quadro su un vestito né di riprodurne fedelmente l’immagine. Francesca parte dall’opera, ne isola un segno, un colore, una forma o un equilibrio compositivo e li rielabora sulla superficie tessile. Gli elementi vengono spostati, ingranditi, sottratti e ricomposti seguendo non più il perimetro della tela, ma l’architettura dell’abito.
È qui che il rapporto tra arte e moda diventa più interessante. Il tessuto non è una superficie immobile: segue il corpo, crea pieghe, reagisce alla luce e cambia continuamente prospettiva. Il disegno attraversa il busto, prosegue sulle maniche, può scomparire lungo un fianco e ricomparire sul retro. Per comprendere interamente ciascun lavoro non basta quindi una visione frontale: l’abito chiede di essere osservato nello spazio.

I sette pezzi raccontano altrettanti modi di affrontare questa trasformazione. Nell’interpretazione di Klimt, il raso nei toni dell’oro diventa una superficie luminosa attraversata da spirali, piccoli moduli geometrici, tracce metalliche e accenti di colore. Il riferimento all’opulenza decorativa klimtiana è evidente, ma viene liberato dalla bidimensionalità del quadro e distribuito lungo la costruzione del capo, fino ai polsi e al collo.
Con Miró, Francesca Levi lavora invece sulla forza del segno e del colore: rosso, blu, giallo e nero emergono sul fondo neutro attraverso forme essenziali, linee sottili e figure sospese. La composizione si sviluppa davanti e dietro, utilizzando l’intera lunghezza dell’abito come uno spazio pittorico continuo.
Il confronto con Picasso porta verso la scomposizione. Grigi, neri e argenti costruiscono una successione di piani e geometrie che sembrano sovrapporsi e modificarsi con il movimento del tessuto. Nel lavoro dedicato a Kandinsky, invece, sono ritmo, rapporti geometrici e tensione tra forme e colore a diventare materia per una nuova composizione.
Con Fontana il gesto si riduce all’essenziale. Il riferimento al taglio e alla conquista dello spazio porta Francesca Levi verso una superficie più rarefatta, nella quale il segno interrompe la continuità e introduce visivamente il vuoto come parte del lavoro.
A Hokusai appartiene infine un registro differente: quello del movimento. Per la mostra Francesca riprende un abito lungo nero realizzato alcuni anni fa e ispirato a La grande onda di Kanagawa, traducendo la forza dell’acqua e dello spruzzo in un’immagine destinata inevitabilmente a cambiare quando il capo viene indossato.

Non sono dunque sette quadri trasposti su tessuto, ma sette interpretazioni costruite a partire da differenti vocabolari artistici. La pittura resta visibile nella sua manualità e ogni abito conserva l’irripetibilità del gesto che lo ha generato.
Anche la scelta di M45 stabilisce un legame con il progetto. La galleria si trova in via Manzoni 45, nello storico indirizzo che ospitò la Galleria del Naviglio, luogo legato alle avanguardie e alla vicenda dello Spazialismo di Lucio Fontana. Il riferimento al celebre “taglio” ritorna nell’identità grafica di M45, nella linea che separa la M dal numero 45.
Fondato da Marco Bertoli, Art Advisor e mercante d’arte attivo dal 1984, e da Angelo Enrico, M45 nasce come un “salotto dell’arte”, uno spazio raccolto nel quale esposizione e relazione con l’opera convivono in una dimensione più intima.
È una cornice particolarmente coerente con il lavoro di Francesca Levi. Esposti in galleria, i suoi abiti vengono temporaneamente sottratti alla loro funzione per essere osservati nella loro costruzione: da vicino si leggono le pennellate, le sovrapposizioni, le variazioni della materia e il rapporto tra fronte, retro e movimento.

Artista e designer, Francesca Levi ha costruito il proprio percorso attraversando discipline differenti. Dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Brera, gli studi di architettura e il diploma in Industrial Design alla Scuola Politecnica di Design, ha lavorato tra arte, gioiello, progettazione di arredi e moda. La pittura applicata all’abito è diventata nel tempo uno degli elementi centrali della sua ricerca, sviluppata attraverso pezzi unici nei quali l’intervento manuale resta deliberatamente visibile.
La mostra mette così a confronto due dimensioni: l’opera destinata allo sguardo e l’abito destinato al corpo. Nel lavoro di Francesca Levi il passaggio dall’una all’altro non è una riproduzione, ma una trasformazione: l’immagine perde la propria immobilità e acquista una nuova relazione con lo spazio, la materia e il movimento.

Galleria d’Arte Marco Bertoli – M45 Via Manzoni 45, Milano