Oggi diamo spazio a un interessante intervento di Maria Marchese, nuova collaboratrice di Ottiche Parallele Magazine, che ci racconta del lavoro artistico di Simona Cozzupoli.

I tratti essenziali di ogni gioco: la simmetria, le leggi arbitrarie, il tedioJorge Luis Borges.
Borges sottolinea una realtà palpabile del gioco: la mano tocca, mossa da ragione, unicamente la terra della strategia e della regola, creando, così, l’asfissia di una stanza chiusa.
Simona Cozzupoli sembra aver “rubato” i dettagli di molte vite, per conservarli, poi, in un prezioso portagioie.
Spalanca, allora, quel diastema asfittico… d’emblèe, in punta di piedi, intingendo le palme dentro quel “caro bosso”, per accogliere alcuni inattesi frammenti; li lascia liberi, indi, nella penombra di quell’esperienza adulta.
Le mute forme nutrono, però, inattesi e confusi pensieri, impregnando il pentagramma conoscitivo di un’improvvisata musica.

Simona Cozzupoli, in essa, ha elargito piccole e peculiari note di melodie, perdute tra le trame del tempo: alfieri o soldati, re o regina, palline dimenticate in antiche corti o prati, impronte ormai anonime, utensili oppure frutta secca…
Ammanta quell’ambito di azzurrità, allignando le sue ferme radici alla mutevolezza del cielo; quel cilestrino verso contamina i sorprendenti e pacifici profili, raddolcendone ogni linea. Posa su quel manto,con le dita, morbide e minute labbra,che raccontano un’arcana euritmia, addentro quella dilettosa “eresia” .
Come i “TEMPLA” , le “NATURE MORTE CONTEMPLATIVE”  diventano un personale firmamento anagogico: la vitrea porta libera, la verità di una ialina sfera divinatoria.
L’occhio mira, fascinato, la misteriosa“architettura”, poi, ne “beve la dolce pozione” , e, ivi,lascia che le membra siano pregne di quella malía…
L’osservazione addiviene un atto mistico, spontaneo e altresì ludico,tra effimero e fondatezza.
L’autrice milanese minia vivi orizzonti esperienziali, laddove la parete è simbolo di illimitato raccoglimento.