Intervista con il compositore, pianista e direttore d’orchestra in occasione dell’uscita di “Nord 2”. Il musicista ci ha parlato del suo ultimo lavoro, del suo modo di comporre e di tanto altro. Interessante intervista tutta da leggere.
Nelle scorse settimane è uscita la seconda parte di “NORD” del compositore, pianista e direttore d’orchestra Francesco Maria Mancarella: quattro brani che seguono i precedenti quattro. Ne parliamo con il musicista.

Ciao Francesco, da dove nasce “NORD”?
Tutti i miei dischi non nascono per obbligo né contrattuale né artistico. È quasi come fosse una gestazione che arriva a compimento quando meno te lo aspetti. Così è stato anche per il mio ultimo lavoro discografico. Nel corso degli ultimi anni ho raccolto degli appunti per pianoforte durante i miei concerti e a un tratto ho sentito che avrei dovuto completare i brani in un posto ancestrale, lontano da qualsiasi paradigma a me vicino.
C’è un motivo per il quale ha diviso “NORD” in due uscite?
Mi piaceva l’idea che fosse intesto come un vinile: lato A e lato B. Due parti di uno stesso pensiero.
Trovo la tua musica come una “dolcezza” che ti “abbraccia” e ti “trascina”: concordi con questa mia visione?
Si perché è un disco delicato, sensibile. Rispecchia il mio carattere che ha queste sfumature ma è anche molto concreto. La mia musica è reale, stabile, solida armonicamente ma aperta ad ogni lettura da parte del pubblico. Ti ringrazio è un bel complimento.

Hai registrato in Islanda: c’è un motivo particolare?
Cercavo un posto che potesse accogliere il silenzio. Il silenzio aiuta a concentrare i pensieri, a mettere ordine nelle cose. Quando si scrive per orchestra ad esempio, serve un ordine severo anche quando quest’ordine non si percepisce. Ho trovato in Islanda quello che cercavo: questo è quello che conta.
Nel tuo lavoro c’è il Salento e c’è l’Islanda: c’è qualcosa che accomuna queste due luoghi?
Il mare. Con accezioni diametralmente opposte. Il mare del Salento fa pensare alle feste, ai tramonti con gli amici, al bagno a mezzanotte… Casa mia è un posto unico. Il mare d’Islanda è quel mare fragoroso che fa paura, che incute timore e riverenza negli occhi di chi lo guarda.
Da cosa sei ispirato nel comporre?
La natura mi aiuta. È la mia musa ispiratrice. Racconto di lei in ogni cosa.
C’è qualche genere musicale in cui maggiormente ti ritrovi?
Mi piace la musica Pop, la musica per pianoforte sia classica che jazz. Faccio ascolti quotidiani di musica varia soffermandomi su quello che mi balza all’orecchio. È come se avessi una memoria d’archivio con i fraseggi e le intuizioni musicali che più mi piacciono. Forse anche per questo la mia musica è un crossover tra vari stili.

In un mondo musicale dove c’è di tutto e di più che spazio occupa l’esecuzione di brani esclusivamente strumentali?
C’è una fetta di pubblico che adora la musica in piano solo. L’importante è intercettarlo! Credo che pensare sempre alla massa, a quello che fanno gli altri non sia buono per nessuno. Siamo nella società del qualunquismo. Tutti possono fare tutto ma questo non è vero. Io sono questo e sono felice di poter raccontare le mie storie chi sono, le mie esperienze… Senza di loro non sarei quello che oggi sono. Ho ereditato questo tipo di approccio al racconto da mio padre.
Oggi (forse purtroppo) la musica è più da vedere che da ascoltare: credo che il tuo fare musica riconcilia con l’ascoltare la musica (magari a occhi chiusi): ti ci vedi in questa mia sensazione?
Il business sporca tutto. Sporca le persone, l’etica e mette maschere alle cose e alle persone. Questo succede perché il pubblico non è più quello colto di un tempo. Si va ai concerti perché è qualcosa di tendenza altrimenti no. Sono felice che gli spettatori dei miei concerti gradiscono la mia musica poiché è una musica trasversale… melodie semplici che regalano un’emozione.
Ci racconti da dove nasce questa idea del “pianoforte che dipinge”?
Ci vorrebbe un libro per raccontarlo! Chissà forse un giorno… Ti dico solo che mi ha dato una libertà estrema. Mi ha reso un artista vero. L’ho realizzato solo per me, solo per liberare quello che ho dentro. Dovrebbe essere così l’arte un turbinio di emozioni senza scopo se non quello della creazione.

Compositore, pianista e… direttore d’orchestra: ci racconti la tua esperienza sanremese?
Una delle esperienze più belle della mia vita. Condividere il palco con Alessandra (Amoroso, ndr) è stato bellissimo perché oltre la professione, condividiamo una bella amicizia. Siamo tutti e due salentini, io con i miei concerti al piano e lei con i sui incredibili tour nella musica Pop. È stato un bel confronto. Fin da piccolo ho composto ed orchestrato. Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi orchestre italiane ed estere per cui ho composto colonne sonore e non solo. Con l’orchestra di Sanremo ho lavorato benissimo, sono professionisti eccezionali e sono molto contento dell’orchestrazione che ho realizzato per Alessandra.
Volevo chiudere questa intervista con un pensiero a Maurizio Pollini che recentemente ci ha lasciati…
Un gigante della musica classica. La vita e la carriera di Maestri come lui, dovrebbero ispirare le nuove generazioni a dare il massimo. Sarà sempre più difficile trovare personaggi con un etica del lavoro così alta.
Ringrazio Francesco Maria Mancarella per la disponibilità e per il tenore delle risposte che ci deve spingere a una profonda riflessione.
Ringrazio Silvia Eccher di Parole & Dintorni per la collaborazione e per aver pazientemente sopportato i miei ritardi cronici.
